Ho la pagina di composizione di WordPress aperta da quasi mezz’ora, ed ancora non riesco a radunare le idee. Foglio bianco, bianco come un paio di camicie che ho messo in valigia per martedì, non si sa mai…
L’immenso spazio bianco che aleggia nella mia mente è senz’altro frutto della disaffezione totale che sto provando per qualunque elemento non sia necessario o indispensabile, ma superfluo.
Mi sto rendendo conto di non avere più il sacrosanto gusto d’arrabbiarmi ed indignarmi per quello schifo totale che è l’attuale sinistra, per quel guazzetto d’ipocrisia e prepotenza verniciata di tanta simpatia che è la destra, nauseato fino al midollo per il modo in cui mi viene presentata la realtà, e senza nemmeno la forza d’arrabbiarmi contro chi mi spedisce link a notiziucole tirate dal portale di Alice, da LiberoNews o da BeppeGrillo.it come se fosse l’unica vera e sacrosanta fonte d’informazione. Mi sembra di brontolare per qualsiasi argomento, ma nel contempo non aver la forza d’argomentare. Non credo dipenda solo dalla stanchezza cronica di questo periodo, ci deve esser qualche altra ragione nascosta, e nascosta bene.
Dubito affatto che dipenda dall’assoluta mancanza di fiducia che ho per il futuro dell’Italia.
Poi, riflettevo sulle “imprese” che feci, da solo o in compagnia, negli scorsi anni, come tirare Castella/Pescara di notte e ritornare il mattino seguente dopo poche ore di sonno, oppure perdersi a Bracciano e girare su una macchina in prestito come se niente fosse, o litigare al telefono per futili motivi e dopo appena dieci minuti riderci ancora come se niente fosse, oppure scrivere righe provocatorie per un giornaletto politico locale, oppure…
Tantissime azioni fatte, altre ancora da compiere. Ma la verità è abbastanza amara: nonostante senta il bisogno di fare una telefonata e rinfrescare quei tempi, oppure affrontare nuovamente dialoghi sopra le righe ed oltre la popolare quotidianietà nazional-popolare, mi accontento di non fare quasi nulla e di continuare placidamente la più classica delle quotidianeità. L’ho agognata così tanto che ora non riesco quasi più di farne a meno. No, non mi spaventano eventuali rifiuti o impossibilità fisica di dare colpi di testa, e che….diamine, non m’interessano quasi più. Andavano bene per quei tempi, ora suonerebbero fuori luogo.
Accendo Skype, non si sa mai. Non lo faccio da mesi, eppure per un contatto umano con una persona che amo alla follia mi basterebbe solo fare quattro passi ed aprire una porta. Però io sono nello studiolo, nell’assurdo tentativo di sbobinare un nastro troppo ingarbugliato anche per me. Ora il sonno è passato, sostitituito da un’insolita leggerezza, una inquieta tranquillità alla luce tremolante di tre fiammelle ed dei neon del mio vecchio, ma non stanco Powerbook. Mi ci vuole un attimo, tre passi, e poi chiacchiererò fino a tirar tardi, davanti ad una tazza di tè, prima di chiudere la valigia ed indossare abiti eleganti.
Quasi quasi mi viene voglia, la prossima volta che passerò da Numidio Quadrato, di passare a trovare Giuliano. Chissà se si ricorda ancora di me, o, meglio, se mi riconoscerà.