Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Venerdì 14.12.2007

Differenze narrative.

Archiviato in: Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 11:54

Si dice che solitamente da un’opera narrativa le vere intenzioni, cultura dell’autore e livello del pubblico di destinazione traspaia dai piccolissimi richiami e metacitazioni lasciate nell’opera. Possono essere situazioni simili a quelle d’altre espressioni letterarie, o palese inserimento in un contesto adatto di frasi o citazioni d’altri autori.

Star Trek Deep Space Nine, puntata “Il Sindacato”: Durante una discussione tra due fratelli, uno gestore di un bar e l’altro lavoratore oppresso, il secondo sbatte in faccia al fratello sfruttatore dopo un tentativo di corruzione: “Lavoratori unitevi, non avrete nient’altro da perdere oltre le vostre catene!”, motto dell’ex URSS e già formulato nel Manifesto del Partito Comunista. Vorrei solo farvi notare che Deep Space Nine è una serie americana, il che, anche se il tono dell’episodio è volutamente leggero e buffo, è un gran bel segnale. Peccato che la serie in questione è degli anni 90…

Gintama, seconda puntata (spiacente, non ricordo il titolo): Il protagonista ha in bocca solo “devo comprare Shonen Jump”, “non è mai troppo tardi per comprare Shonen Jump”. La terza puntata s’intitola appunto “Tutti possono leggere Jump”. Divertente notare come l’autore scriva per quell’editore.

Ah, la serie è del 2003, ed è una fumetto prima, cartone poi comico.

Ma paradossalmente, io ho riso di più per Nog sindacalista e Quark bieco oppressore, che non “voglio le stesse neko-girl di shonen jump”.

Un prodotto di qualità si vede anche da questi particolari: l’autoreferenzalità è quasi sempre un indice di pochezza d’idee e stupidità del target al quale ci si rivolge.

Ed è un peccato, con qualche piccola correzione Ginatama potrebbe essere una serie divertente e scanzonata senza troppe pretese.

4 Commenti »

  1. Concordo con te Artois, l’ autoreferenzialità va bene se non viene portata all’eccesso. Ci sono casi in cui, quando essa viene usata e gestita con il giusto peso, risulta anche molto simpatica.
    Ti faccio un esempio: il film Maverick con Gibson. La scena in cui Gibson si trova dinanzi al capo dei ladri che stanno rapinando la banca, con lui che guarda incuorisito il capo, gli abbassa poi il fazzoletto per vedergli il volto (che altri non è che quello di Danny Glover) e per qualche attimo i due si guardano come se si conoscessero.
    Ecco, quello è un esempio simpatico di come a volte certi riferimenti possono risultare apprezzabili.

    PS
    Comunque hai preso ad esempio Quark, che già di suo è uno dei personaggi più divertenti di tutte le serie trek .. se poi ci metti anche Nog, l’accoppiata è degna di un duo comico dei primi anni del cinema, eh :D

    Commento di Uncino — Venerdì 14.12.2007 @ 14:58

  2. Uncino, gestita, non imposta o monoingrediente. La differenza è tutta qui.

    Ho scelto, intenzionalmente, due serie che hanno il peggio fandom da gestire: i “trekkies” da un lato, gli “otaku” dall’altro.

    Qualche post fa ho espresso i miei dubbi sulla china spaventosa che sta prendendo il mercato fumettistico mondiale per colpa della crisi d’idee ed d’identità che ha colpito il giappone, che proprio nell’instante in cui le istanze autoriali si sono spente sta vivendo il suo massimo momento di sviluppo, ma come “mass production”.

    La citazione del film di Gibson è divertente poichè è un lampo, e non è nemmeno esibita o sbattuta in prima linea. E’ la stessa linea che passa tra omaggio e fan service: Dylan Dog che ha un volumetto di Tex sulla scrivania è un omaggio, ma ripetuto ogni due per tre senza ulteriori fonti è autoreferenzialità.

    Da questo punto di vista, tornando a Gintama ed altri serial nipponici (quei pochi che riesco ancora a seguire), noto una dose mal calibrata di nippocentrismo mascherato da “richiami”, proprio per nascondere la pochezza di idee e rafforzare l’idea di “gruppo o branco”. A me gli episodi sarebbero anche piaciuti, ma se dopo tre puntate il meccanismo narrativo è infarcito di reclame o propaganda malnascosta ad altre produzioni, anche quel poco di buono che c’è mi va in noia.

    Non c’è lo sforzo di far riflettere, pensare, o lasciare qualcos’altro dopo il termine della narrazione. Alla fine l’autoreferenzialità si conclude con il racconto di un qualcosa di fine a se stesso. Nell’episodio trek in questione ci sono state diverse citazioni di puntate ed avvenimenti della serie ambientata sull’Enterprise: ok, ma ci stavano bene, erano inseriti nella storia ed avevano una collocazione, ma erano perfettamente intuibili anche da chi TNG non l’ha mai vista.

    In Gintama invece no: mi hanno citato Bleach, ed una dozzina di serie che non ricordo. Citazioni per me senza senso. Ma per la “comunità” branco si, invece. Alla fine, quello che s’ottiene è un’autoesclusione di un gruppo di spettatori “critico”.

    E non è bene.

    Comunque quoto: Quark e Nog sono sinonimo di risate vecchia scuola, un dispositivo comico collaudatissimo del furbo gabbato e dello scemo che scemo non è, ma funzionano benissimo proprio perchè naturali. E la scelta di attribuire sulle loro spalle un messaggio così importante è servita a rendere più efficace la comunicazione.

    Come ripetevo altrove, è più facile far piacere e farsi piacere tutto ciò che ti evita di introiettare ciò che l’autore pensa…

    Commento di Artois — Venerdì 14.12.2007 @ 17:25

  3. Per me quello che ti dà fastidio è che il protagonista Sakata Gintoki parla direttamente con il pubblico e la serie stessa è la caricatura di molte serie giapponesi.

    Non capisci e non ti piace però questo non ti dà il permesso di fare critiche perchè non puoi commentare un anime con un serial tv americano.

    Gintama è 100% Giappone e ha riflessioni importanti sull’identità e sulla storia del Giappone perchè parla di quello che succede ai samurai se gli viene vietato per legge di usare la spada e dei sorprusi degli Amanto che hanno conquistato Edo. Però la serie è comica e leggera e se non capisci l’umorismo è perchè è un tuo problema mica per forza le storie per avere un significato devono essere tutte drammatiche o serie!

    Commento di Mottex — Martedì 18.12.2007 @ 2:38

  4. Mottex, mi sono preso un giorno per risponderti e me lo sono visto in PVR per dare supporto alle miei ipotesi: Sorprusi? Identità del Giappone?

    Un bel niente, è una serie comica fatta di macchiette (come il samurai in Lambretta e la ragazzina perennemente affamata ed iperattiva), che interagiscono con altre macchiette, e nel frattempo ci sono gag da macchiette. Ho avuto la netta percezione di dover “ridere” in alcuni momenti perchè la sitazione era così surreale da esser sicuramente una citazione da qualcosa, ma da cosa m’è sfuggito: e dire che ritengo d’avere una cultura (anche cinematografica/fumettistica) piuttosto sostenuta.

    Diciamo la verità: è una serie che strizza l’occhio (e male) ad un certo pubblico in possesso di un certo linguaggio e che apprezza un certo genere fin troppo scanzonato. Non c’è nemmeno bisogno di caratterizzare i personaggi, è uno sforzo inutile e non serve all’economia della storia (perchè c’è?)

    Sai perchè l’ho paragonato a DS9? Anche se la fantascienza è un genere di nicchia, il messaggio di quella puntata è fruibile da chiunque, è universale, e comprensibile anche se non si sa che i Ferengi (la specie dei baristi in questione) è avida e capitalistica oltre ogni dire. Non posso dire lo stesso di Gintama dopo la terza puntata: per chi non è “addentro” è quasi intellegibile. Non metto in dubbio la qualità della storia, ma *come* la storia viene raccontata.

    Bene in DS9, male in Gintama.

    Commento di Artois — Mercoledì 19.12.2007 @ 12:30

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