Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Giovedì 12.07.2007

Cento bruchi valgon bene una farfalla

E’ sempre bello sapere che ci sono amici carissimi che t’aspettano quando sei lontano, e non ti pressano perchè sono un po’ preoccupati. E’ bello sapere che tornando li reincontrerai.

Nonostante gli immondi bacarozzi che vivono d’espedienti e frodando la fiducia, nonostante chi si mette il prosciutto sugli occhi e si spaccia per messia, nonostante coloro che approfittano delle occasioni, nonostante tutto, sono contento.

Mi sento davvero a casa, ora…

Domenica 8.07.2007

Che cosa ho fatto stasera

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 23:02

Mi sono negato.

Ho trovato un pretesto per non uscire, e scriverlo sul blog non è in apparenza una mossa sensata, ma lo diventerebbe se il pretesto fosse vero.

Il quale lo è. Avevo una lunga, lunghissima email alla quale rispondere, e procrastinare non era possibile.

Mi sto riscoprendo scarsamente comunicativo.

Venerdì 6.07.2007

Bruciando elio

Archiviato in: The Host of Seraphim, Visioni e Percezioni — Artois @ 0:11

Oggi ho avuto la nettissima impressione di star attingendo a risorse molto pericolose.

E’ da un certo tempo, che non riesco più a focalizzarmi su argomenti che non siano il lavoro, progetti di telecomunicazioni ed ancora il lavoro: mi sono infilato un 5 diversi progetti, e non riesco a vedere prospettive utili per me al conseguimento dei risultati.

Fra due giorni sarà un anno, da quando ho perso un supporto, una colonna, le mie radici ed a suo modo un freno, ma di quelli che ti evitano d’entrare troppo forte in una curva. Non rispondo bene alle sollecitazioni esterne, nuovamente, e lo faccio ostentando un distacco ed una strana sicurezza che non mi piacciono.

Mi pare d’essere una stella al termine del suo ciclo di combustione d’idrogeno, accedo all’elio sapendo che questo o mi farà deflagrare, o mi renderà un buco nero.

Avrei voglia di prendere il telefono e fare un paio di telefonate, ma procrastino da mesi. Prima Cinisiello Balsamo, poi Roma, poi gli States, poi ancora questioni familiari. Antepongo ed oppogno resistenza.

Ieri, poi, mi sono spaventato, tantissimo. Parlando con una vecchissima amica, mi sono lasciato sfuggire una frase che pesa come un macigno: “Potrei anche farmi sentire con una e-mail, ma il punto e che non mi fido.

In realtà non mi fido delle mie risorse, ma non è questo il punto. Ho una percezione della realtà spaccata, ho congelato tutto a qualche mese prima di un anno fa e non accetto che molti punti sono cambiati.

Ho dilatato così tanto il mio tempo per poterne vivere solo qualche minuto per giorno, due paroline di corsa su MSN con Ombra, rimettere mano alla sceneggiatura, scrivere articoli. E non ho il tempo materiale per far ordine dentro me.

Avrei tanto bisogno di una di quelle lunghissime chiacchierate, ma con me nel ruolo del narratore, e non dell’ascoltatore. Ma è inutile, non sono più capace d’aprirmi e di spiegare cosa ho dentro.

Finirei a riparlare di lavoro, telecomunicazioni e progetti. Ed a fare l’ascoltatore.

Infine, una personcina molto sgradevole e gretta ha giocato all’ambasciatore che non porta pena. Ammesso che sia vero, è già mezzanotte.

C’è sempre un tempo per un chiarimento. Sicuramente, per uno che ha danneggiato intenzionalmente la vita di una persona che lo amava, e che ha ferito a morte i suoi amici no. E fa male, sapere che quella che pareva una speranza, non c’è più. Non riguarda direttamente la mia vita, ma m’ha fatto male.

Non so come arriverò alla fine dell’estate. Non so nemmeno se a settembre potrò avere il mio tempo. Non so nemmeno se riuscirò a vincere quelle barriere che mi sono nuovamente tirato su.

So che non mi voglio ritrovare come un uomo in carriera.

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