Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Martedì 29.11.2005

Hope as a place

Archiviato in: The Host of Seraphim, Visioni e Percezioni — Artois @ 20:38

Sono strano, davvero.
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So essere nell’arco di poche ore così forte da poter fendere la roccia, ma allo stesso tempo ho sempre un timore di fondo, quello che ciò che ho intorno a me possa essere spazzato via o spezzato. E’ una sensazione molto strana, quasi un rumore di fondo che mi accompagna da anni, ed con la quale non posso vincere, non adesso.

Devo imparare a conviverci, a non farmi condizionare nelle scelte di tutti i giorni, a non affrettare e nemmeno posticipare. Sbaglio ancora i tempi, qualche volta mi lascio intimidire dalla paure ed dal timore di sbagliare qualcosa, a volte pecco del male opposto, mi getto a capofitto in imprese contro ogni logica.

Non mi piace questa discontinuità.

Flickr Photo

Ma ho grandi speranze.

Lunedì 28.11.2005

Facchiù Parte III. Il ritorno dell’uomo botte.

Archiviato in: Like the Humans do — Artois @ 15:09

Il mondo giornalistico va con due marce, sulla prima c’è scritta marchetta, sulla seconda informazione.

E’ lapalissiano quale quelle due faccia procedere in avanti il mondo, e quale invece innesti l’indietro tutta, dato che a salire si fa molta più fatica che a scendere, almeno così molti ti lasciano credere, quando invece è vero il contrario: andatelo a spiegare ad un pilota di Rally o a un camionista, se ne avete il coraggio.

Stamattina ero assorbito nei miei pensieri, comprare il biglietto per Roma, scendere a Termini, prendere il Taxi, recuperare Sloth, fare quello che devo fare e incontrare persone, e meditavo anche su come tre giorni, anzi, due giorni e mezzo di stop abbiano giovato al mio umore quando il trillo del diavolo, ossia lo squillo del mio Nokia 6630 pagato un niente si fa sentire:

- xxxx?

- Sono io, yyyy, dimmi pure

- C’è che stamattina il dottor Costanzo ha proposto una lista di film e nomi, e…

 (glisso signorilmente sull’ennesima proposta di trasformare un bel progetto, dopo l’halt di "Enter" con la vecchia formula, e dopo aver trasformato in corsa un raccoglitore di fumetti in un vero e proprio magazine, nell’ennesima "rivista ggiovane che piace ai ggiovani a rimorchio di Voglia!, Amici e soprattutto sulle due parolacce che ho inserito nel discorso ed io ed il turpiloquio siamo molto lontanti, il che è indice della mia alterazione).

 Ovviamente c’è tempo per rimediare, visto che la struttura era proprio l’unico lato completo, e rivendicare la paternità del progetto. Resta in piedi la rabbia per l’ennesima ingerenza da parte di un gruppo di persone che sta spingendo a fondo quel poco di buono rimasto ora nel tubo catodico, ed ha una plumbea responsabilità nell’aver contribuito ad allevare una generazione di rincoglioniti totali.

 Non lo senti nell’acqua, nell’aria e nella terra: forse nell’aria, dati che il profumo usato è sempre lo stesso (personalmente, per citare una mia amica, io odoro di vita antica, di libri in scantinato, ahimè di polvere e nicotina, parecchia visto il mio oggi non fumo, domani due pacchetti, oggi due sigarette, domani 2 pacchetti), ma lo vedi con i tuoi occhi. Occhialoni, capelli improponibili (e poi ci si lamentava dei capelli phonati anni 80′, principianti), pantaloni con cintura tratta dalla cinghia di arrotolamento delle tapparelle, e altri indumenti alla moda, a compensare un lessico depauperato (e se non capite, siete in quella categoria) e soprattutto una profonda, radicata, vacua ignoranza.

E’ gente che non ha mai letto, un buco nero cresciuto con modelli inconsistenti, che ha perso il gusto del bello in cambio del gusto del brand, del marchio, allevati come giovani consumatori che richiedono e vogliono semplicemente la notorietà, che tutti parlino di se, o almeno, l’illusione d’appartenere a quella ristretta cerchia, condividendono vesti, modo di pensare e fraseggi.

A questo si deve aggiungere l’attenzione morbosa che Costanzo e consorte hanno verso questo mondo "ggiovane": se ci si fa caso, il 70% delle loro trasmissioni riguarda esclusivamente ciò, creando e disfacendo continuamente individui e modelli, riciclando personaggi e variando minimanente il proprio minestrone. Ne ho già parlato su questo blog, e la proposta di nomi e titoli è angosciante per la pochezza e la voglia di fare "famiglia", anzi, famigghia.

Si parla di gente che deve bucare lo schermo, ma è una lobotomia generalizzata. Perchè gli altri fanno così e noi dobbiamo fare così. Non è un suggerimento: seguici altrimenti…sei ggiovane perchè hai questi sogni…

Sono vite riciclate, che non esistono da nessuna parte, se non nella mente di un addetto stampa. Ed è un qualcosa speculare. Su Raidue, la signora Ventura con quell’odiosa inflessione dialettale spopola e inibisce una qualsiasi istanta per spezzare la maledetta autoreferenzialità di una televisione che a ciclo continuo vomita e rigurgita e ingolla sempre i medesimi concetti, digerendoli e semplificandoli sempre in misura maggiore. Con il risultato d’atrofizzare irrimediabilmente il senso del gusto ed della rielaborazione. Le conseguenze, ahimè, sono davanti agli occhi dei pochi che sanno ancora vedere.

Vi parlerò poi delle emittenti locali. Abbiate fede, è un viaggio verso l’inferno…. 

Clear Heart

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do, Parallel Dreams — Artois @ 1:02

Pescara, campagna e cielo

 

 

Storyteller

Cantara 

Sabato 26.11.2005

Ready, steady, Go!

Archiviato in: Chi Sei?, La carta che non c' e', Like the Humans do — Artois @ 6:29

Soundtrack - Hung Up, Confession on a Dancefloor - Madonna (a me piace, e poi l’autoradio passa quella, problemi?!?)

Sto percorrendo quasi 700 km, ma non sto tornando a casa. Sloth dorme nel box a Roma, con il musetto già girato verso Nord, ma questa freccia d’argento è comoda come il mio salotto e fredda ed impersonale come un telefono che squilla senza risposta. Fra poche ore ci saranno persone, cavi elettrici, manifestazioni, discorsi, presentazioni e banchi dove lucette brilleranno a seconda delle parole che ne verranno dedicate. Molte di quelle parole saranno mie, qualche altra no. 
Chissà come sarà l’aria che respirerò a Pescara. 
Chissà quando scambieranno il mio remo per una pala da forno, e potrò piantarlo sul terreno.
Il caffè è finito: chiudo il powerbook e mi rimetto in viaggio.
Nuovamente, mi aspettare? 

Venerdì 25.11.2005

Facchiù Volume 2.

Archiviato in: La carta che non c' e', La nona Arte, Like the Humans do — Artois @ 0:58

Soundtrack - Fuori dal tempo, Bluvertivo - Metallo non Metallo

Il mio rapporto con le usenet ed in generale con tutto ciò che è correlato a vari gruppi on line, leggasi forum e mailing list si sta progressivamente deteriorando, con un rapporto di crescita inversamente proporzionale al tempo dedicato ad essi.

Dopo aver passato un week end discutendo prevalentemente sulla crisi del fumetto in Italia, causata da un’onda d’ignoranza di ritorno ed da una generazione cresciuta senza lo stimolo della lettura ed del gusto del bello, m’arriva l’ennesima conferma di come un’espressione artistica molto complessa, poichè unisce disegno e letteratura, sia tenuta davvero in bassa considerazione persino da individui che in teoria dovrebbero padroneggiare la materia, ma che in pratica danno prova d’ignoranza e cecità. Sarebbe facile iscriverli nella categoria degli otaku (e se avrò sottotiro i "Kappa Boys" credo che una scarica elettrica da 1,21 gigowatt potrebbe non bastare), ma il costante aumento di numero ed il loro spuntare dalle pareti, si dalle fottute pareti come degli Alien mi stranisce ed indispone. Leggete:

Newsgroup: it.arti.cartoni
Da: "Noritaka" <NoalloS…@tin.it> - Trova messaggi di questo autore
Data: Thu, 24 Nov 2005 11:59:25 +0100
Locale: Gio 24 Nov 2005 11:59
Oggetto: Re: Le avventurine di Pene e Vagina

<Echidna…@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:1132801128.815497.181800@g43g2000cwa.googlegroups.com…

Noritaka wrote:
> http://www.peneevagina.com/index_puntate.html
> ^^;;;;;;;;

Ora no,seriamente… Ma prima mi polemizzano sui cartoni animati e poi
mi mandano avanti una tv fra reality e QUESTA ROBA ?^^’
Ph34r :P

Che poi vabbè che LoveLine è un covo di repressi
depravati,conduttrice in testa,ma qui si rasenta,raggiunge e supera
ampiamente il trash di bassa lega^^;;;

mai vista qsta trasmissione di ke parlava??
il link l’ho trovato in un forum e lo riporto.
l’animazione sarà scarsa,ma tanto lo scopo nn era la qualità quanto il
dialogo
se facevano a fumetti era uguale 

Io tralascerei anche l’italiano incerto, che a me pare la neolingua di Orwelliana memoria. Ma è angosciante per me la chiusa: come se fumetto sia sinonimo di qualcosa di approssimativo o tirato via, come se non costi fatica, come se non nasca dall’impulso irrefrenabile di raccontare una storia, di omaggiare personaggi che si sentono vivi e con i quali ogni giorno ci parli, ci fai i conti, e cerchi di agganciare la loro storia alla tua vita personale. Un fumetto per un autore non è altro che una fotografia di quello che abbiamo dentro di noi, e come tale va raffigurata con la massima precisione e dedizione, in modo che leggendo, il lettore senta il personaggio accanto a lui, vivo. Come se gli stessimo parlando di un nostro amico, il che è vero, in fondo.

Invece no: questa gente confonde il fumetto con la boutade, la battutina sguaiata e volgare, e crede di poter ridurre tutto in pochi attimi di lavoro, a meno che non venga dal Giappone, lì invece tutto è arte, anche se è tirato davvero via.

I webcomic hanno una colpa grave: quella di aver lasciato l’illusione che basta poco per poter fare fumetti, che sia un qualocosa di ripiego, rispetto ad altre arti. Sbagliato, falso. Ma..con un numero sempre maggiore di persone che la pensano così, quale sarà lo spazio giusto per narrare? Ci sanno ancora lettori pronti ad ascoltare?

Cosa ha generato questa situazione? 

Mercoledì 23.11.2005

Sloth

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, The Host of Seraphim, Visioni e Percezioni — Artois @ 1:04

Soundtrack - Sloth - Brendan Perry, 1981-2001

Sometimes when I’m alone
I imagine that the world is a mirror
And in minds eye behold my dark inner natur
e
 
Certe volte quando sono solo, e questo non significa necessariamente che non ci siano persone intorno a me, sembra di guardare il mondo attraverso uno specchio deformato. Il mio riflesso è giusto, ma non lo percepisco mio, intorno a me cambia tutto, ma la mia mano corre verso oggetti che hanno cambiato posizione, o non ci sono più.
Mi capitava spesso, e talvolta mi capita. E’ forse pigrizia, oramai mi sono riscoperto abitudinario, e non amo più viaggiare come un tempo.
- Arrivo a metà pomeriggio
- Noi qui siamo.
Sometimes when I’m sad
I drink to the health of my torment
And dance at the altar
To the tune of a drunken black tango
 
Talvolta mi capita di essere triste, e ho l’abitudine di cercare di parlare con questa tristezza, prima che ignorandola divenga angoscia. A parole è sempre più terribile di quanto non sia in realtà, ma a viverla è temibile. E’ temibile, dover rimanere serio ed allegro quando intorno a te lo sono. Ma dissimuli, e brindi alla salute, ma di chi?

- Se non vi dispiace, io dovrei andare qui…
- Si, ma il camion deve fare manovra

- Sganciate il rimorchio, io aspetto qui da mezz’ora…fate in fretta, ma non v’era più comodo tirare dritto per via Altare?

I’ve been waiting time on this time honoured whore
’til I get so confused I can’t see anymore
 Wastes my mouth trying to settle old scores
 
Forse ho sprecato tempo, cercando di negare e nascondere che i problemi e gli impegni mi avevano trascinato altrove. Tempo sprecato, si è amici nel bene e nel male. Non riuscivo a mettere a fuoco il da farsi, finchè…mi hanno cercato. E ho ritrovato me stesso.
 
- Forse non è destino che io faccia…
- Non dirlo nemmeno per scherzo, ti prego. 
- E’ in un tempo di cambiamenti, si rende conto che..
- Io non posso fare altro che aspettare…
- Tre pozioni antirincoglionimento per tutti! 

Dragging my feet when I could have been flying
Dragging my feet when I could have been flying
Dragging my feet

E così, quando ho strofinato il piede sul pedale dell’acceleratore di Sloth, la piccola vasca da bagno azzurra, m’è parso di volare. Stavo volando, stavo galleggiando sull’asfalto verso la serenità.

Ho viisualizzato mentalmente il movimento dei due cilindri e percepito con una nitidezza spaventosa lo spazio dove inserire il muso di Sloth e ho già comandato ai muscoli e tendini mie gambe di alleggerire il piede destro e sfiorare il
freno con il sinistro, per poi spalancare il gas una volta impostato il rientro.. ho avvertito la strada chiamarmi, la vecchia via verso casa…

- E fai come se fosse casa tua, va!

Drag my feet and i wish could fly,

 

Sloth, eccola...

Drag my feet…

Sabato 19.11.2005

Where were you when I fell from grace?

Archiviato in: Chi Sei?, The Host of Seraphim — Artois @ 1:58

La verità e che stanotte non sto bene, affatto. E’ da oggi pomeriggio, appena sceso dal trenino che piango. Interiormente, si, ma sto piangendo. Non è servito dissimulare il dolore con una malcelata stanchezza, quasi ostentata. Nemmeno ripetere a memoria la parte dell’intellettuale snob annoiato. Bere champagne pregiati, discutere, attaccarsi alla sigaretta, attaccar briga letteraria, tira fuori una cultura letteraria e dire in faccia che di anni me ne sento il triplo. E domani è arrivato, mi metterò sulla Cassia e via salgo sulla Braccianense. Coraggio, è fatta.

Non sento angoscia, o disperazione. Solo sono stanco di non poter essere me stesso. Sono stanco di non poter dire che i vincenti, a volte, quando solo soli, nell’abitacolo delle loro monoposto piangono. L’ho comunicato via radio, e l’SMS era solo di un cliente scocciatore.
Domani è già arrivato. Io guido tra i miei pensieri, e domani salirò sul gradino più alto del podio. E il prossimo mondiale, sarà ricongiungere l’anello mancante.
Forza, trattieni le lacrime per lo champagne.

They think that they’ll see flowers
If only they give water
But the harvest season’s over
The time has past
Here in the dark I’m sittin’
The answer that soon I’m gettin’
How do I know where it comes from?
Just wanna feel safe with you
*Now let me hear your voice
Just for once
‘Cause you’ve mixed all my bits
You grabbed all my soul
You’ve taken everything over
Now let me hear your voice
Just for once
You know you can make me smile
You can make me cry
And take me out from these nights of longing
You know how long I’ve waited
I wonder what has faded
The color of those petals
Just trod in mud
Give your hand, can you feel now
Close your eyes, then you’ll reach out
The feeling you have now
Should be all transformed to love.

Venerdì 18.11.2005

Diario di un viaggiatore

Archiviato in: Chi Sei?, The Host of Seraphim — Artois @ 12:08

Soundtrack – Happy Time – Brendan Perry

Adoro viaggiare in treno, appoggiare il powerbook sul tavolino, inserire il jack delle cuffie e lasciare che le traversine scorrano sotto di me.

Ultimamente ho preso l’abitudine di scrivere osservando l’orizzonte e prediligo scegliere tratte che comprendando il valico degli apppennini, anche a costo di allungare. Amo il verde, le case arroccate su clivi, vecchie rocche, castelli e rocche diroccate che mi riportano in un tempo del quale loro, insieme alla stupidità umana sono rimasti unici testimoni.

Metto le cuffie, e se capita alzo il volume. Ho smesso di guardare film, anche se ho fastidio netto a scrutare, anche di striscio, le persone intorno a me.

Preferisco aver la testa fra le nuvole come le cime delle montagne, piuttosto che sulla terra, tra la gente del vagone.

Perchè per me è stato sempre importante il viaggio in se per se, non l’arrivo, perchè è sempre legato al lavoro o ad impegni che lasciano ben poco tempo per me.

Oggi, ma specialmente domani, quello che conterà davvero sarà l’arrivo. L’amicizia è eterna, lo so, ma ha bisogno di essere rinfrescata qualche volta, se ci vuoi abitare.

Perchè? E’ semplice. Domani invecchio. Anagraficamente, ovviamente, dato che non ho mai fatto mistero che sulle spalle sento ben più del quarto di secolo ed un anno che dovrei avere secondo la mia bugiardissima carta d’identità (*) e la mia ancor più mendace patente di guida (#).

Ma quello che importa, adesso è l’arrivo che sembra non esserci, non importa, se non marginalmente l’incontro di oggi pomeriggio con un amico, giornalista che ha fortemente voluto vedermi. Importa il 19/11/2005, importa la polvere che impolvererà le mie scarpe, importa evitare di farsi da sporcare da un lupacchiotto, importa varcare una soglia, sedersi al tavolino e fare e triangolare le coordinate che un 2005 schizofrenico e malato ha gettato a caso. E non importa se non c’è in senso in tutto ciò. Lo troveremo insieme.

I’m coming home to stay. E una volta tanto nella mia vita, tenterò di sbagliare la partenza, in modo da rimanere il più possibile fermo ai box.

Il mio personale titolo mondiale l’ho vinto. Vorrei solo una persona a festeggiarlo con me, domani, ma so che non è possibile. Almeno per quest’anno. Il Mondiale 2004/2005 ha portato con se un avvio fulminante e molti problemi d’affidabilità in seguito, ma io l’ho vinto lo stesso, o meglio: non ancora. Devo solo tagliare il traguardo attraversando quel cancello verde, alzare il piede dall’acceleratore durante la via sterrata, parcheggiare l’automobile e la mia monoposto interiore, e salire quei pochi scalini del nostro podio. Il 2005 sta finendo, io lo archiverò come un anno non positivo, ma che è trascorso. Il Mondiale 2005/2006 ricomincerà, con diversi assetti.

Abbiamo perso molti pezzi, affetti cari, l’occhio sinistro, certa gente non ci ha pagato il nostro tempo e lavoro, dimezzato le amicizie, ma forse è stato un bene, almeno questo.

Ma ho rivisto insieme i Dead Can Dance, ho in tasca i biglietti per il concerto dei Depeche Mode, ho scoperto che la mia attività riesce ad andare a pieno regime anche se io non posso dare il massimo, ora so che non devo nascondere quando ho problemi o non sto bene, so che le persone che tradiscono per soldi, interessi o asti, o che tradiscono perchè hanno promesso ciò che non potevano mantenere sono solo dei deboli, e non vanno odiati, ma ignorati.

Ho scoperto, soprattutto che posso provare una fortissima malinconia e nostalgia senza per questo essere disperato. E questa corsa ne è la prova

Let me hear you voice just for once.

Lo so, l’obiettivo del 2006 è riportare l’anello mancante a quel tavolino. Sa solo la mia volontà se ce la farà, ma non dispero. Dal 2004 ho imparato che i miracoli sono solo imprese che altri definiscono disperate, dal 2005 ho imparato che sono più forte.

E così il viaggio riprende, come se il tempo che è trascorso sia nettamente inferiore a quello che manca dall’arrivo.

Non è questione di mesi confrontante con la manciata di ore mancanti. Non importa la quantificazione del tempo, le lancette dell’orologio da polso, no, è come percepisco questo tempo. Corri, treno, corri.

Ti prego, sono stanco di aspettare. Portami lì. E, stupiscimi tempo: fammi trovare una bella sopresa. Sai qual’è.

You can make me smile, you can make me cry.

Venerdì 11.11.2005

.

Archiviato in: The Host of Seraphim — Artois @ 3:14

 Soundtrack - Requiem ~ Inori - Lisa, TB themes

There is no end to be found in this world.
Sleep, my beloved
Your life goes on
You were born, and you loved
You will tell the song of hope, won’t you?

For eternity.

Offer up these tears,
The words of a new love
Thank you, days of bliss within my dreams
I thank the fact that we met

For eternity.

Martedì 8.11.2005

Facchiù (lettera ad un Otaku purtroppo nato).

Non ho la più pallida idea del perchè scriva questo sul mio blog, dato che tu non sei un lettore e nè tantomeno lo potrai essere con mezzi leciti, dato che ho bloccato la subnet del tuo posto di lavoro (che lavoro poi: mettere in ordine le batterie dei cellulari in ordine alfabetico) e quella di casa tua. Nè tanto meno del perchè sprechi del tempo, il mio preziosissimo tempo, con una persona che vive rinchiusa in una camera e ne esce solo per comprare gadget tecnologici, e prenderti i tuoi 800 euro che spenderai in robetta francamente inutile che andrà ad alimentare il mercato degenere dei prodotti per appassionati Nihon, ovvero maniaci monotematici creati con lo stampino che fanno finta di vivere una vita scritta a tavolino da altri e che si fanno scrivere la loro vita reale da altri, senza nemmeno leggerne il copione.

No, davvero non lo so, però un paio di ammonizioni tengo davvero a dirtele. Quindi togliti quelle maledette cuffie da 9.99 euro o in alternativa quelle Sony da 199 euro che danno a ripetizione la sigla dell’ultimo anime di grido, o chissà quale strampalato cd di musica JPop e ascoltami.

1) Hai scelto di essere un burattino nelle mani di qualche distributore o casa editrice audio video e sarebbe bello almeno se fossero la Sunrise, la Tatsunoku dei tempi perduti che mai torneranno, lo Studio Pierrot o la Gainax, ed invece no: ci infili anche delle sconosciute misere coproduzioni (il gioco di parole con copro è voluto), o infami plot raffazzonati sovvenzionati da quella o quell’altra casa di gadget o macchinine. Ha abdicato al diritto di critica, l’arma più potente che hai. Trascorri ore intere della giornata, quando non lavori o quando lavori e sei in pausa, ad esaltarti per serie assolutemente inutili, sputi fuori centinaia di righe berciando e pontificando su charmix, trix, Winx, Ufo Baby, Let’s Go, tiri fuori una dietrologia spaventosa su Jeeg Robot che se Nagai la leggesse ci potrebbe ricavare materiale per altri 80 manga, infesti le aree tecniche con l’elenco delle lucette del tuo maledetto computer o di quanto è bello il tuo nuovo palmare con lo sfondo di Kaname in marinaretta, e via dicendo, sei perennemente on line, sempre con la risposta da 3000 righe in canna, sempre con quel gergo incomprensibile, sempre pronto a stroncare chiunque non la pensi come te, o non abbia il cellulare con la suoneria di Pretty Cure e cinquemila colori sulla tastiera.

2) Sorvolo anche sul tuo vivere recluso, sulle sparate che fai in fumetteria quando acquisti l’ennesima action figure di Cutie Honey e mi spari a vista sulla povera opera italiana che tutto è meno che spaghetti manga, e se lo è, trattasi di pallida scopiazzatura dell’opera del santissimo e reverendissimo Mangakata Toshiro Mifune (*) mangakata da 7 sante generazioni. Posso anche tollerare l’idolatria verso carte da gioco, consolle e altre giapponeserie che rendono una fumetteria più un parco giochi avariato che una biblioteca dedicata alla nona arte. Posso anche sopportare a fatica che tu dilapili il tuo stipendio per riempire camera tua di paccottiglia anche elettronica che puntualmente finirà impolverata o sigillata, posso anche reggere a fatica i tuoi meticolosi interventi su forum fatti con l’ausilio di un vcr con tripla moviola ed effetti step to step. Posso reggere in malo modo le tue stramaledette fan fiction, i tuoi messaggi pieni di watashiwa, gomenasai, kawai desu ne, moshi moshi, konnichi wa, hagase, sushi, sashimi, ramen, sukiyaki e affini gettati lì come se piovesse.

3) Riuscirei anche a lasciar correre le tue continue invasioni accompagnate da tutte queste caratteristiche su ambienti che non hanno niente a vedere con i ghetti nei quali sei solito rinchiuderti, dato che la tua vita è offline solo se hai un guasto tecnico ai tuoi computer, sempre più di uno. Persino a chiudere un occhio sulle manifestazioni di orgoglio otaku alle fiere dei fumetti, che gettano discredito su un’attività artistica che non ha niene a vedere con certe pagliacciate. Posso mettere una pietra su richieste assurde che puntualmente vengono soddisfatte da chi ha fiutato la gallina dalle uova d’oro. Posso anche dimenticarmi decisamente dell’essere stato costretto a leggere e visionare serie improbabili o ripiene di fan service per colpa tua e dei tuoi "amici", così come a non arrabbiarmi per editor zittiti perchè hanno reso una parola idiomatica con una perifrasi, o di dover imparare il giapponese in nome di una purezza lessicale che non c’è da nessuna parte. Posso anche non indignarmi per la prepotenza con la quale tu imponi la tua persole visione del mondo, ma…

Ma se tu ti sei fatto acquistare per un mazzo di carte, un Nintendo DS, un cellulare con la digicamera da 2Mpx con la quale fai le foto ai fondoschiena delle ragazze, la *mia* vita, sia come sceneggiatore/autore che privata non ti appartiene, e non hai nessun diritto di metterla in vendita per accaparrarti l’ultimo gadget del periodo.

Non ne hai nessun diritto, un solo mio minuto vale tutta la tua vita riempita dalla mente di altri, piccola stupida marionetta,

Non puoi maneggiare qualcosa che non consosci, ovvero vivere. Non hai nessun diritto di vendere la mia, non appartiene a te, a me solo. E non è alienabile per nulla, al contrario della tua, già venduta.

Non te ne rendi conto, ma non posso ferirti se non togliendoti qualche oggetto. Perchè sei solo quello che ti hanno dato, e sarai quello che ti toglieranno.

Pensaci. Non hai controllo sulla tua vita. Niente di niente. Hai solo oggetti

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