Soundtrack - Chi cazzo me lo fa fare, Caparezza - Caparezza
Io sono anomalo. Lo so benissimo, è una condizione che mi porto dietro da tantissimo tempo, ed uno dei vantaggi concreti è l’impossibilità di richiudermi una categoria ben definita. Per farla corta, io ho un mio stile e modo di vita estramente snob e ogni tentativo di cambiarlo o di coinvolgermi in stilemi o attività imposto contro la mia volontà è destinato tragicamente a fallire, e prima o poi io torno al mio amato tavolino basso a casa di veri amici a urlare "danno aggravato" oppure calcolare i punti ferita da sottrarre in piena replica di Rain Man.
Questo si denota anche esteriormente. Solitamente vesto di nero, ma i miei abiti sono comuni felpe, maglioni, magliette, polo, jeans, pantaloni, giacche. Uniche due concessioni, uno spolverino al ginocchio ed un paio di stivaletti corti mutuati dalla pubblica assistenza, favolosi per andare a cavallo o per meravigliose escursioni. Il mio volto ha visto dei cosmetici solo nella misura di un correttore per eliminare un vistoso livido tra il naso e lo zigomo dovuto ad una caduta dal letto con rimbalzo sul comodino, non potevo presentarmi al lavoro sembrando un dalmata o Lassie. Non vi racconterò mai come, ho un senso del pudore ancora attivo (oltre ad un karma negativo con le lampadine).
Ma non sono un dark/goth. Niente affatto, almeno se intendete quello che s’intende attualmente, se lo sono (e credo di esserlo) lo sono con le *mie* regole. Per me uno che va vestito come Neo/Don Camillo è divertente da vedere al cinema. Uno che indossa le termocoperte in PVC o gomma vulcanizzata verniciata della gomme Bridgestone della Ferrari è un meccanico che ha avuto qualche problema di troppo con le fasi di partenza, o qualcuno che si è infilato un sacchetto della spazzatura addosso. Ho una sorta di idiosincrasia, non ci posso fare nulla. Mi infastidisce anche un certo atteggiamento, diamine, non è che io sia il massimo dell’ottimismo (di me un anno fa hanno detto e ribadito di recente: "Faresti sembrare Leopardi Tonino Guerra dell’unieuro"), però almeno ho imparato ad essere serio sempre, anche quando scherzo. Molti di loro non sanno scherzare, nemmeno seriamente. E’ una estetica che faccio fatica a comprendere, così come, sebbene dei punti d’incontro ci siano, sento di non appartenere a quella cultura. E le cose vanno peggio, di giorno in giorno, io come un vecchio libro che ingiallisce, loro che…beh, ecco, vengono raccontati di bocca in bocca e s’impoveriscono sempre più in ogni passaggio.
Ho già parlato della strana fauna dei frequentatori di questi locali che almeno hanno il pregio di far passare (se mi va bene) almeno 4 brani decenti, rispetto alla media rasente zero di pub modaioli (meno il rinato Panda, almeno hanno Eno con una certa frequenza). Peccato che come psicologie e credibilità molti di questi individui siano ben inferiori a Smackdown, tanto per trovare. Superiori a Berlusconi si, ma al Wrestling no.
Non mi vergogno ad ammetterlo. Guido una macchina tedesca, non ho problemi a cambiare la playlist da Dead Can Dance a Latte ed i Suoi Derivati, posso anche fermarmi un attimo a riflettere sulle cause ontologiche del male, rido e sorrido di rado, ma quando lo faccio lo faccio con cuore. E non mi prendo mai sul serio. Insomma, se sono così è perchè mi piace e mi fa stare bene, un precario equilibrio che ho riconquistato contro chi voleva togliermelo e rendermi simile a loro, forse credendo, erroneamente che appartenessi alla categoria ivi descritta.
La certezza di questo l’ho maturata la scorsa sera: mi trovavo nei pressi di Via Suppa, al rientro da una cena di lavoro (e sarei in ferie…bah), e cercavo di riguadagnare via Cavour quando finalmente strada libera. Lancio allora la vetturetta e mi appresto a seguire il navigatore scassa**** (dovreste sentirlo da Fabrizio, ve prego..) quando una segnalazione inconsueta mi fa trasalire. "Attenzione attraversamento figuri neri". No. Non era così: in realtà mi aveva intimato "Svoltare a destra" ma due sagome stile nazghul appaiono in rotta di collisione in fase di riaccelerazione dopo la svolta. Frenata con impuntamento, quasi a ruote bloccate, se non avessi avuto l’ABS. L’abs urla "Eppur si muove", e avrei voluto urlargli "Zitto tu!". (passo al presente per farvi meglio gustare la scena) La macchina si ferma proprio davanti ai due tipi impietriti stile Wile E. Coyote toccandone una. O meglio, lei punta due mani e altre due parti umane intuibili sul cofano con tonfo.
Io esco dalla macchina pallidissimo, con le labbra viola e le mani gelide, come loro. Colorito e labbra dovute al mio cuore che comunicava disperatamente al cervello "Ahò anvedi sta novità! Batto ancora! Gajardo!", mentre la mia Ipofisi batteva all’ansa "Scandalo! Il sistema cardiocircolatorio di Artois è ancora in funzione!". Nel frattempo la ragazzotta, che per l’effetto del make up ed aspetto fisico chiameremo "Mucca Carolina" si rialza. Un po’ scossa, ma le new rock, gli airbag naturali e due strati di sudore dovuti alle termocoperte McLaren/Michelin (dall’accostamento nero/alluminio) devono aver ammortizzato il colpo. Tuttavia mia avvicino e l’aiuto nella manovra, il tutto accompagnato da Elio e la surreale "Semo li mortacci" (sic et non). Al "feretro retrofit" si avvicina il figlio nato da una notte di passione selvaggia tra Britney Spears e Robbie Williams. Tutto uguale al padre, canotta nera, tatuaggi, piercing all’orecchio, capelli con ciuffo e mascella irrigidita.
Dalla madre aveva preso solo la gonnellina scozzese.
"Medù Persy come stai?"
"Signorina, tutto a posto?"
L’autoradio passa da Elio ai Rammstein. Alla Mucca Carolina e Robbie Spears s’avvicina un’altra figlia d’arte, che mi fissa insistentemente con il suo sguardo color ghiaccio. Sguardo che mi ricorda qualcosa, un siberian husky credo. O un Alaskan Malamute. Ma no…un personaggio famoso..chi?
"Persy che c’hai?"
"Niente dai…scema io che stavo in mezzo in mezzo ohi fai sentire? E’ Sonne! (ndr. sarebbe Somne)"
"Ma è Somne, uè la macchina, Somne pure nero lui…che sei dark pure tu?"
Mentre cerco di inquadrare e comprendere di chi fosse figlia, il mio emisfero destro ingrana la marcia e risponde in mia vece "Una specie, strano non immaginavo che anche qui…", l’emisfero sinistro continua a rimurginare ed immagazzinare dati. La corteccia cerebrale esulta per lo scampato pericolo, quando il mio lobo frontale prende il sopravvento. Chiedo se posso spostare la macchina, la rimetto in moto, e mi rendo conto che alla mia sinistra c’è un locale, "Le fleur du mal". Con quella fauna ammessa. Ma la figlia ancora senza padre mi bussa al finestrino.
"Che c’è?, problemi? Mi pare che nessuno a parte il mio tempo si sia fatto del male"
"Che scusa ma ti posso chiedere come ti chiami? che è curioso assai quello che è successo è un segno del destino"
Improvvisamente da un paio di particolari risalgo al suo albero genealogico: occhi ghiaccio, abitino con croce latina rossa, laccetti sui fianchi, strani ghirigori, pelle scura con in faccia un mascherone di due dita di fondotinta che lasciavano scoperti solo gli occhi e il mento, cinturone con fibbia tonda in vita, pantaloni alla zuava con ricami floreali…ecco! A chiedermi il nome, mentre Robbie Spears portava la Mucca Carolina ad abbeverarsi di birra era la figlia di Rey Mysterio.
(con un ardito cambio di tempo narrativo introduco la parte riflessiva. Sono bravo eh?)
Io avevo appoggiato il gomito sul finestrino, il rischio di una 619 (la mossa finale del wrestler) era fin troppo plausibile. E la 619 arrivò, sotto forma di un discorso a suon di particelle pleonastiche sul logorio della non vita dark goth moderna. E la mascella rigida di Robbie e l’espressione imbambolata della Mucca Carolina assunsero un nuovo significato. Non riuscivo a comprendere, un disperato tentativo di comunicare da parte di una ragazza ingessata in un ruolo imposto in una comunità bolsa e cristallizzata in clichè, disagio, o semplicemente dietro al tentativo di imbastire un discorso si nascondeva la conferma di essere dark davvero, di dimostrare ai suoi due amici che lei era più dark di loro? Non lo so. Snoccialava gruppi, giri in cimiteri, litigi con i genitori, così uno dietro l’altro, ad uno sconosciuto. Molte delle sue esperienze le ho vissute anche io, ma in bocca a lei suonavano leziose, capricciose, come se le avesse dovute fare per essere accettata. Poi arrivò una macchina, dietro di me. Lampeggiò con i fari, ne approfittai e declinai l’invito a bere qualcosa, promettendo che se fossi ripassato in zona, avrei fatto la sosta, in un tripudio di miccette e residui di costumi di scena di Blade Runner. Davvero ho visto cose che voi umani…
In ritorno verso la casa nella quale sono ospite, ascoltando Caparezza, mi sono reso conto che anche quella sera, un alieno aveva visitato un mondo esterno.
Senza un valido motivo, in apparenza.