Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Mercoledì 27.07.2005

Voyage of brain

Archiviato in: The Host of Seraphim — Artois @ 11:16

Soundtrack - Blacksmith, Elemental - Loreena McKennitt e Voyage of Bran, Eye of the Hunter - Brendan Perry.

Non è il miglior modo per ritornare a scrivere sul blog questo; ricevere una telefonata alle 22.30 per me è normale, con quello che ho sentito decisamente no.

Come al solito, come sempre, come da ogni tempo che c’è stato e ci sarà la vita non colpisce alla cieca. Ha i suoi maledetti, dannati, perpetui ritmi, e secondo questi ritmo aggredisce chiunque, non guarda al merito o alla storia personale. Una vita che risparmia i parassiti senza dignità e tenta di schiantare le querce. E quando senti che questo è accaduto ad una persona che è a un passo dal tuo cuore, hai solo sentimenti che non puoi definire. Infili due stracci addosso, e non puoi fare altro che correre verso lei, senza sapere nè che puoi fare, e nè se servirà. Anzi, sai che è inutile. Ma devi farlo.

E non ho altro da dire che queste parole inutili. Non faccio nomi, la persona alla quale mi riferisco si riconoscerà, se riuscirà a leggermi.

Anche se sembrava già tutto scritto, non mi ci posso rassegnare. Carico la macchina, e mi ricordo di quando insieme a quella persona ci raccomandò di andare piano, del caffè che declinai, della differenza sostanziale di rapporto con la mia analoga. E di quanto contasse per quella persona.

Sfogo amaro…e inutile.

Lunedì 25.07.2005

Promise

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 2:02

Soundtrack - May it Be, Enya - The fellowship of the Ring Soundtrack 

May it be an evening star
Shines down upon you
May it be when darkness falls
Your heart will be true
You walk a lonely road
Oh! How far you are from home

Mornie utúlië (darkness has come)
Believe and you will find your way
Mornie alantië (darkness has fallen)
A promise lives within you now

May it be the shadows call
Will fly away
May it be you journey on
To light the day
When the night is overcome
You may rise to find the sun

Mornie utúlië (darkness has come)
Believe and you will find your way
Mornie alantië (darkness has fallen)
A promise lives within you now

A promise lives within you now

Lunedì 18.07.2005

Ehi gente, stasera si va…

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Musica, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 3:59

Soundtrack - Chi cazzo me lo fa fare, Caparezza - Caparezza

 Io sono anomalo. Lo so benissimo, è una condizione che mi porto dietro da tantissimo tempo, ed uno dei vantaggi concreti è l’impossibilità di richiudermi una categoria ben definita. Per farla corta, io ho un mio stile e modo di vita estramente snob e ogni tentativo di cambiarlo o di coinvolgermi in stilemi o attività imposto contro la mia volontà è destinato tragicamente a fallire, e prima o poi io torno al mio amato tavolino basso a casa di veri amici a urlare "danno aggravato" oppure calcolare i punti ferita da sottrarre in piena replica di Rain Man.

Questo si denota anche esteriormente. Solitamente vesto di nero, ma i miei abiti sono comuni felpe, maglioni, magliette, polo, jeans, pantaloni, giacche. Uniche due concessioni, uno spolverino al ginocchio ed un paio di stivaletti corti mutuati dalla pubblica assistenza, favolosi per andare a cavallo o per meravigliose escursioni. Il mio volto ha visto dei cosmetici solo nella misura di un correttore per eliminare un vistoso livido tra il naso e lo zigomo dovuto ad una caduta dal letto con rimbalzo sul comodino, non potevo presentarmi al lavoro sembrando un dalmata o Lassie. Non vi racconterò mai come, ho un senso del pudore ancora attivo (oltre ad un karma negativo con le lampadine).

Ma non sono un dark/goth. Niente affatto, almeno se intendete quello che s’intende attualmente, se lo sono (e credo di esserlo) lo sono con le *mie* regole. Per me uno che va vestito come Neo/Don Camillo è divertente da vedere al cinema. Uno che indossa le termocoperte in PVC o gomma vulcanizzata verniciata della gomme Bridgestone della Ferrari è un meccanico che ha avuto qualche problema di troppo con le fasi di partenza, o qualcuno che si è infilato un sacchetto della spazzatura addosso. Ho una sorta di idiosincrasia, non ci posso fare nulla. Mi infastidisce anche un certo atteggiamento, diamine, non è che io sia il massimo dell’ottimismo (di me un anno fa hanno detto e ribadito di recente: "Faresti sembrare Leopardi Tonino Guerra dell’unieuro"), però almeno ho imparato ad essere serio sempre, anche quando scherzo. Molti di loro non sanno scherzare, nemmeno seriamente. E’ una estetica che faccio fatica a comprendere, così come, sebbene dei punti d’incontro ci siano, sento di non appartenere a quella cultura. E le cose vanno peggio, di giorno in giorno, io come un vecchio libro che ingiallisce, loro che…beh, ecco, vengono raccontati di bocca in bocca e s’impoveriscono sempre più in ogni passaggio.

Ho già parlato della strana fauna dei frequentatori di questi locali che almeno hanno il pregio di far passare (se mi va bene) almeno 4 brani decenti, rispetto alla media rasente zero di pub modaioli (meno il rinato Panda, almeno hanno Eno con una certa frequenza). Peccato che come psicologie e credibilità molti di questi individui siano ben inferiori a Smackdown, tanto per trovare. Superiori a Berlusconi si, ma al Wrestling no.

Non mi vergogno ad ammetterlo. Guido una macchina tedesca, non ho problemi a cambiare la playlist da Dead Can Dance a Latte ed i Suoi Derivati, posso anche fermarmi un attimo a riflettere sulle cause ontologiche del male, rido e sorrido di rado, ma quando lo faccio lo faccio con cuore. E non mi prendo mai sul serio. Insomma, se sono così è perchè mi piace e mi fa stare bene, un precario equilibrio che ho riconquistato contro chi voleva togliermelo e rendermi simile a loro, forse credendo, erroneamente che appartenessi alla categoria ivi descritta.

La certezza di questo l’ho maturata la scorsa sera: mi trovavo nei pressi di Via Suppa, al rientro da una cena di lavoro (e sarei in ferie…bah), e cercavo di riguadagnare via Cavour quando finalmente strada libera. Lancio allora la vetturetta e mi appresto a seguire il navigatore scassa**** (dovreste sentirlo da Fabrizio, ve prego..) quando una segnalazione inconsueta mi fa trasalire. "Attenzione attraversamento figuri neri". No. Non era così: in realtà mi aveva intimato "Svoltare a destra" ma due sagome stile nazghul appaiono in rotta di collisione in fase di riaccelerazione dopo la svolta. Frenata con impuntamento, quasi a ruote bloccate, se non avessi avuto l’ABS. L’abs urla "Eppur si muove", e avrei voluto urlargli "Zitto tu!". (passo al presente per farvi meglio gustare la scena) La macchina si ferma proprio davanti ai due tipi impietriti stile Wile E. Coyote toccandone una. O meglio, lei punta due mani e altre due parti umane intuibili sul cofano con tonfo.

Io esco dalla macchina pallidissimo, con le labbra viola e le mani gelide, come loro. Colorito e labbra dovute al mio cuore che comunicava disperatamente al cervello "Ahò anvedi sta novità! Batto ancora! Gajardo!", mentre la mia Ipofisi batteva all’ansa "Scandalo! Il sistema cardiocircolatorio di Artois è ancora in funzione!". Nel frattempo la ragazzotta, che per l’effetto del make up ed aspetto fisico chiameremo "Mucca Carolina" si rialza. Un po’ scossa, ma le new rock, gli airbag naturali e due strati di sudore dovuti alle termocoperte McLaren/Michelin (dall’accostamento nero/alluminio) devono aver ammortizzato il colpo. Tuttavia mia avvicino e l’aiuto nella manovra, il tutto accompagnato da Elio e la surreale "Semo li mortacci" (sic et non). Al "feretro retrofit" si avvicina il figlio nato da una notte di passione selvaggia tra Britney Spears e Robbie Williams. Tutto uguale al padre, canotta nera, tatuaggi, piercing all’orecchio, capelli con ciuffo e mascella irrigidita.
Dalla madre aveva preso solo la gonnellina scozzese.

"Medù Persy come stai?"
"Signorina, tutto a posto?"

L’autoradio passa da Elio ai Rammstein. Alla Mucca Carolina e Robbie Spears s’avvicina un’altra figlia d’arte, che mi fissa insistentemente con il suo sguardo color ghiaccio. Sguardo che mi ricorda qualcosa, un siberian husky credo. O un Alaskan Malamute. Ma no…un personaggio famoso..chi?

"Persy che c’hai?"
"Niente dai…scema io che stavo in mezzo in mezzo ohi fai sentire? E’ Sonne! (ndr. sarebbe Somne)"
"Ma è Somne, uè la macchina, Somne pure nero lui…che sei dark pure tu?"

Mentre cerco di inquadrare e comprendere di chi fosse figlia, il mio emisfero destro ingrana la marcia e risponde in mia vece "Una specie, strano non immaginavo che anche qui…", l’emisfero sinistro continua a rimurginare ed immagazzinare dati. La corteccia cerebrale esulta per lo scampato pericolo, quando il mio lobo frontale prende il sopravvento. Chiedo se posso spostare la macchina, la rimetto in moto, e mi rendo conto che alla mia sinistra c’è un locale, "Le fleur du mal". Con quella fauna ammessa. Ma la figlia ancora senza padre mi bussa al finestrino.

"Che c’è?, problemi? Mi pare che nessuno a parte il mio tempo si sia fatto del male"

"Che scusa ma ti posso chiedere come ti chiami? che è curioso assai quello che è successo è un segno del destino"

Improvvisamente da un paio di particolari risalgo al suo albero genealogico: occhi ghiaccio, abitino con croce latina rossa, laccetti sui fianchi, strani ghirigori, pelle scura con in faccia un mascherone di due dita di fondotinta che lasciavano scoperti solo gli occhi e il mento, cinturone con fibbia tonda in vita, pantaloni alla zuava con ricami floreali…ecco! A chiedermi il nome, mentre Robbie Spears portava la Mucca Carolina ad abbeverarsi di birra era la figlia di Rey Mysterio

 (con un ardito cambio di tempo narrativo introduco la parte riflessiva. Sono bravo eh?)

Io avevo appoggiato il gomito sul finestrino, il rischio di una 619 (la mossa finale del wrestler) era fin troppo plausibile. E la 619 arrivò, sotto forma di un discorso a suon di particelle pleonastiche sul logorio della non vita dark goth moderna. E la mascella rigida di Robbie e l’espressione imbambolata della Mucca Carolina assunsero un nuovo significato. Non riuscivo a comprendere, un disperato tentativo di comunicare da parte di una ragazza ingessata in un ruolo imposto in una comunità bolsa e cristallizzata in clichè, disagio, o semplicemente dietro al tentativo di imbastire un discorso si nascondeva la conferma di essere dark davvero, di dimostrare ai suoi due amici che lei era più dark di loro? Non lo so. Snoccialava gruppi, giri in cimiteri, litigi con i genitori, così uno dietro l’altro, ad uno sconosciuto. Molte delle sue esperienze le ho vissute anche io, ma in bocca a lei suonavano leziose, capricciose, come se le avesse dovute fare per essere accettata. Poi arrivò una macchina, dietro di me. Lampeggiò con i fari, ne approfittai e declinai l’invito a bere qualcosa, promettendo che se fossi ripassato in zona, avrei fatto la sosta, in un tripudio di miccette e residui di costumi di scena di Blade Runner. Davvero ho visto cose che voi umani…

In ritorno verso la casa nella quale sono ospite, ascoltando Caparezza, mi sono reso conto che anche quella sera, un alieno aveva visitato un mondo esterno.

Senza un valido motivo, in apparenza.

Domenica 17.07.2005

Lavoro Precario

Archiviato in: Like the Humans do — Artois @ 0:42

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Mercoledì 13.07.2005

Post It

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 16:01

Io odio le Poste Italiane. E l’odio è condiviso, non ci sono dubbi. Io detesto la turba stravolta che si sventaglia all’interno e le poste rispondono con l’astio verso il mio essere puntiglioso e meticoloso fino all’inversosimile. A me non va giù che siano dei supermercati di paccottiglia in incognito e loro maltollerano la mia pretesa di non dover accettare ritardi che definiscono fisiologici. Ma in questo ultimo mese sono avvenuti due casi davvero bizzarri, uno dietro l’altro mi hanno dato da pensare. Il secondo avvenimento meriterà un post più approfondito.

Ho ceduto al lato oscuro, mi sono comprato uno "Smartphone", il 6630 Nokia.
Si, quei supertelefonini. Solo che le poste, SDA nel caso, gli stanno facendo maturare un buon karma spedendolo in giro nello stivale. Partito il 30 giugno, non è nè a casa mia, e nè dal mittente. E’ nel limbo. Cose che succedono, quando uno spedizionere non si vuole sbattere di fare 42km+42km dalla capitale allo sperduto paesino dove mi trovo, e s’inventa "contrassegno non specificato". Peccato che non sia vero, ma tutto fa brodo per evitarsi un’ora e mezzo di flaminiesca strada. Cose che succedono. Succede anche altro, comunque.

E’ successo che abbia vinto un’asta su Ebay in Inghilterra, e tra i metodi di pagamento scelti dal venditore per l’acquisto c’era l’accredito in banca, contrassegno ed il classico vaglia postale. Per cause lunghe e noiose, leggasi scherzetti di Italioti che mandano indietro pacchi in contrassegno o non pagano l’asta, il gentile albionico ora accetta solo pagamenti anticipati d’oltralpe. E lo comprendo vivamente. Dunque, mi infilo il mio iPod in tasca e sfidando il sole e la calura scelgo le 15 come orario morto. Morto come i morti viventi di un film di Romero però. Passo la bolgia di due sporche dozzine di tipi assortiti con bollettini assortiti, dichiarazioni assortite, rimesse all’estero assortite e pensioni assortite (ma diversificare, sportello pagamento e sportello riscossione no?) comodamente piantato sotto la colonna dell’aria gelida, attendo il momento di varcare trionfante la linea gialla. Momento che arriva a 1/4 di consunzione della batteria dell’iPod. La batteria dura 4/5 ore cambiando spesso traccia. Fatevi il calcolo.

"Ngiorno" "Buongiorno a lei", esclamo togliendomi le cuffie dell’iPod.
"Dovrei fare un vaglia" Mi tira i moduli.
"Veramente è un vaglia internazionale".
"Ah, il Money Gram: un documento per favore"
"No, guardi. Io devo fare un vaglia"
"Appunto deve mandare soldi all’estero"
"Si ma con un vaglia internazionale."
"Ma con il Money Gram arriva immedi…" "Non m’importa, io non mi sporco le mani e non m’interessa. Voglio fare un Vaglia Internazionale, costo 5.16 euro di commissione, per 121,50 euro a Wimbledon"
"Si, ma noi da procedure le dobbiamo proporre prima il Money Gram, perchè c’è un accordo con le Poste Italiane".

Ovviamente alla fine il vaglia è partito. Anche la docking station con input/output A/V per la Mini DV. 

Francamente ignoro i termini dell’accordo commerciale tra le poste  italiane e Money Gram. So invece che quei soldi, insieme a quelli targati Western Union, sono lerci. Di sfruttamento, non solo delle rimesse degli immigrati, che spesso non conoscono alternative e su questa ignoranza ci mangiano su, ma anche dello sfruttamento degli addetti ai vari "sportelli". La stessa modalità di pagamento si presta ad essere il servizio prediletto per truffe e frodi, o per portare all’estero rapidamente soldi dalla provenienza illecita: chi mai, se può servirsi di un Vaglia internazionale o di una banca (i bonifici costano davvero poco, ora) dovrebbe pagare commissioni altissime (che possono erodere fino al 30% della cifra, mandate 20 euro in Ghana, una gran somma lì…) per un servizio che si propone come "facile e ANONIMO?".

Evidentemente qualcuno al quale è stato omesso di dire che ha altre alternative, oppure ricevere soldi senza fare tante domande conviene. A loro. Google rivela molto, ingerenze nel traffico d’armi, riciclaggio di danaro sporco, e via dicendo. Di certo è un sistema che crea sfruttamento sulla povertà e sul bisogno. E come tale va fermato. Io ho scaricato Capitalia per questo: Questi due colossi (Money Gram e Western Union) sono anche peggio. E francamente mi offende molto sapere che, quando metto piede in Posta, qualcuno alimenta un sistema ingiusto.

Martedì 12.07.2005

Nostalgia

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 1:00

Non cercano un trofeo, ma trasformano in rodeo, ogni prato libero d'Hazzard 

 Gli unici, autentici originali. Diffidate dalle imitazioni.

Lunedì 11.07.2005

Disposeable Speed

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do, Rache — Artois @ 21:32

A richiesta, e qui sui potenti superserver di Un Cielo Provvisorio, il dossier che tutti aspettavano: Tutto quello che c’è da sapere sui tentativi di imitazione e nessuno ha mai avuto il coraggio di dirvi, con link, immagini, testimonianze e archivi, tutti rigorosamente verificati. Dal Poverbook ai fumetti di O’Barr e le opere dei fratelli Wachowski, da Hazzard a La notte dei Morti Viventi, da Film a Alta Letteratura, con battute da trivio che farebbero vergognare Alvaro Vitali. Uno spaccato della vita di Artois di un anno e mezzo visto da un’angolazione attendibile come il Bagaglino che fa finta d’essere Michael Moore.

Disponibile solo su richiesta e previa prenotazione, salvo approvazione della casa!

Sabato 9.07.2005

Supererò le correnti gravitazionali

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 2:53

 Soundrack - My Broken Wings, Ending theme of Trinity Blood.

I know this will not remain forever
However it’s beautiful
Your eyes, hands and your warm smile
They’re my treasure
It’s hard to forget
I wish there was a solution
Don’t spend your time in confusion
I’ll turn back now and spread

My broken wings
still strong enough to cross the ocean with
My broken wings
how far should I go drifting in the wind
Higher and higher in the light
My broken wings
still strong enough to cross the ocean with
My broken wings
how far should I go drifting in the wind
Across the sky, just keep on flying

Did I ever chain you down to my heart
‘Cause I was afraid of you?
No, I couldn’t hold any longer
Love is not a toy
Let go of me now
The time we spent is perpetual
Our future is not real
I ‘ll leap into the air
 
My broken wings
still strong enough to cross the ocean with
My broken wings
how far should I go drifting in the wind
Higher and higher in the light
My broken wings
still strong enough to cross the ocean with
My broken wings
how far should I go drifting in the wind
Across the sky, just keep on flying

Giovedì 7.07.2005

Simbolicamente

Archiviato in: Parallel Dreams, Riflessioni, Visioni e Percezioni — zoon @ 10:04

Simbolicamente qualcosa ci lega, caro Artois, forse sono le stesse cose che già da tempo sintetizzavi. Velocità e oscurità. O almeno io così percepisco.
Capisco bene ciò che vuoi far arrivare ai lettori col tuo post precedente, lo so perché anche io sento le stesse emozioni. E poi, volevo dirti, la tua terra è così particolare da darmi il senso del tuo intimismo oscuro.

Sì, potevo dire tutto ciò con un commento, ma perché commentare soltanto?

Cercando la Luna

Soundtrack - Circe - Cherche Lune, Dun Emrys.

Tornando da Bracciano dirigendomi verso la Sutrina, avrò fatto prendere qualche infarto a qualche malcapitata larva che dicono vaghino sui campi intorno a quella strada. E’ da tempo che non percorro il lago di Bracciano e spacco Trevignano, quella strada non mi piace molto. Sfrecciare nella Sutrina a piena velocità tenendo il volante saldo e quella canzone dispiegata a pieno volume nella macchina come un paio d’ali nere mi suona come un titanico atto di supremazia, mi pare di fendere l’aria e sbriciolare il tempo. E’ uno dei posti dove linee magnetiche si flettono e deflettono intorno alle mie, come se fossi onda armonica ed interferenza allo stesso tempo, un elemento di reazione inquinato con un catalizzatore.

Sono delle linee fredde, tagliate nell’aria e pronte a curvarsi insidiose, e io ci sfreccio accanto, causandone la curvatura. E’ una sensazione sin troppo netta, da non poter afferrare e portare con se. 

In quella casa dove ho cercato e trovato amicizia e riposo, risuonano a volte passi e risate argentine. Io ho sentito cos’è in realtà, due numi tutelari che con la spensieratezza dell’infanzia e la sapiente ricerca dell’età vegliano ancora su quel campo vulcanico dove poi le finestre a sesto acuto guardano la campagna. La mia razionalità ha ceduto al desiderio inconscio, ma in quella casa, accanto a loro, le onde si distendono e si armonizzano, e il thè caldo non riscalda quanto il suo sorriso luminoso a dispetto del suo nome scelto, e dalle parole di un carissimo amico. Quella perturbativa cessa di esistere, finchè non evoco le fiamme e l’energia del propulsore della mia macchina.

Ma io sfreccio tra le larve, più veloce del mio istinto, afferrando il tempo e deflettendolo intorno a me. Che concetto è quello di un viaggio di 36 minuti che pare piegarsi su se stesso? Cosa cerco, in quelle vie, in quei posti, a Roma, e dovunque inizio a ricordare storie stampate su carta e non concludo la mia rievocazione? Mi autosuggestiono, oppure davvero è quello che sento? Per quanto cercherò una luna che ci ha visto? E, poi…

 Chi sono io davvero?

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