Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Giovedì 30.06.2005

Blogware

Soundtrack -Secrets, The Cure - Seventeen Seconds

 AGGIORNAMENTO (al 7/7/2005): se dopo aver commentato avete l’errore 500 non preoccupatevi: è un problema temporaneo del server.

Il caldo di questi giorni è così abbacinante che stranamente ho benedetto la mia abitudine ad invertire i miei cicli sonno/veglia. Ma non basta. La preoccupazione verso la risoluzione di un problema che mi sta a cuore e lo scafoide incrinato mi hanno spinto ad un piccolo surplus di lavoro sul blog.

Così come Mr. Smith mi suggerisce di fare, agirò: vi faccio partecipi di alcuni piccoli segreti di "Un Cielo Provvisorio".

Per primo, i lettori più attenti avranno notato che parlo sempre meno di me e più del resto. In realtà, dato che queste pagine venivano anche lette e storpiate da taluni individui che dovrebbero starne fuori in tutto dalla mia vita, di comune accordo con DUE persone care che ivi scrivono con me, ho creato una piccola sezione nascosta del blog. Se siete davvero miei amici, sapete come accedervi. Se no, non ve la prendete, vi contatterò io, ma essendo un qualcosa di davvero intimo, ho dovuto prendere le mie precauzioni sulla piattaforma.

Il blog è stato aggiornato alla 1.5.1.3 con alcune aggiunte da parte mia e da terzi. Il sistema di filtraggio è a triplo check: il primo sbarramento avviene tramite il file .htaccess con delle banali regole di allow/deny. Lo scopo è chiudere la subnet 82.5x.14x.x.x più eccezioni allocata nella zona Roma nord, più tagliare le gambe alle principali fonti di spam, bot pubblicitari, open proxy e altre cose brutte.

Il secondo livello è formato da una versione (stra)modificata di SpamTarPit con un meccanismo d’una astuzia letale: interroga in continuo un rpc che lista gli open proxy e se un ip che ha visitato il blog "Match" ossia combacia, lo aggiunge nella blacklist. Questo ha uno svantaggio, per un po’ si è dentro il blog, ma non dura: entro 5/10 minuti l’indirizzo ip è out; Come non detto. Grazie all’amico GaretJax che ha dato corpo ad una mia intuizione, il tempo di latenza è sparito. Quindi è impossibile lasciare un messaggio, dato che la gestione di essi è affidata ad un sistema a doppia validazione ed infine, il terzo livello è Spam Karma II: l’ideale presidio se per caso le prime due difese siano varcate. Quindi spiacevoli episodi a base di cassamortari e minacce non dovrebbero presentarsi.

Il sistema interno del blog è rindondante: ci sono due database MySQL, uno che regge i contenuti dei post e dei commenti, l’altro che sostiene il logger e il secondo e terzo sistema di protezione. In passato ci sono stati due tipo di attacchi, flooding e un DoS. Il DoS riuscì a mettere in ginocchio il blog, e a rallentarlo per una settimana, visto che metà del database MySQL aveva errori gravi. Ora per evitare scherzi, le pagine di "avviso" sono su un server esterno. Sappiatelo.

Per concludere, il vecchio blog è chiuso definitivamente, ormai il suo tempo l’ha fatto, e la transizione è completata.

Solo tre postille:

  1. Non esiste un FTP del blog, come qualcuno mi ha chiesto. Non esiste e non ci sarà mai.
  2. Da qualche parte c’è un Forum, siate liberi di usarlo se volete.
  3. Se mi concedete rispetto, vi darò rispetto. Ma accetto le critiche, non abbiate paura.

Il blog non sarà abbandonato. Un po’ mi sono affezionato a voi, mi dispiacerebbe darla vinta a chi vorrebbe tacitarlo, e rinunciare alla vostra silenziosa, ma non troppo, presenza.

Mercoledì 29.06.2005

Goliardia.

Archiviato in: Like the Humans do, Musica, Riflessioni — Artois @ 3:13

Piccola riflessione scaturita da una nottata in iChat con amici, caldo allucinante e fascia rigida per lo scafoide.

A Bologna hanno i Gem Boy e gli Skiantos

A Roma, Latte e i Suoi Derivati, aggiungerei i Prophilax ma non mi fanno impazzire.

A Milano c’è poco da dire: lo Zelig è là.

A Bari, invece, hanno La Very Strong Family(*) e i Sottanos

 (*)

E poi dicono che i fumetti sono roba da bambini: pure lo pseudo comics ci hanno fatto. Ci sono dozzine di giovani autori che meritano di essere letti ed ascoltati, ma no…meglio roba dozzinale.

 P.S. A Bari avevano Toti&Tata: se li sono persi. Come se Bologna avesse cacciato il Dams. E non credete alla panzana dello Stornaiolo invidioso di Solfrizzi: in realtà nulla poteva acquistare la morale di Nunziante, il loro sceneggiatore, tranne che il denaro.

Lunedì 27.06.2005

Cara Sky ti scrivo…

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 23:40

…così mi scarico un po’.

 E siccome oggi mi hai dato particolarmente sui nervi, cercherò di spiegarti i miei motivi e le mie sacrosante ragioni.

 Sono anni che sono abbonato a D+, che mi ha accompagnato discretamente su un paio di decoder, uno humax 5400 con AstonCam 1.03 e 1.05 prima, e un Dreambox 500 poi.

Attraverso D+, seppur funestato da alcuni canali inutili, riuscivo a sentire buona musica (stream audio su alternativa, medioevale e classica), guardare film senza dover scommettere o firmare cambiali in bianco come per Fuori Orario, ma scegliendo tra i vari CineMas 1, 2, 3, e subito dopo ascoltar discuterne il contenuto su monografie e spazi d’approfondimento.

Potevo anche soddisfare il mio lato frivolo e guardarmi un gran premio commentato da ex ingegneri di macchina, con persino il canale delle telemetrie e tempi, gustarmi gare d’equitazione e tutto con una preparazione giornalistica per niente disprezzabile.

Certo, c’erano anche dozzine di canali calcistici, emittenti scalcinate e la programmazione a pagamento non brillava per qualità e convenienza, ma a fronte di INN e dei canali Discovery, vero motivo scatenante della mia sottoscrizione tutto questo era perdonabile. 

Cara Sky, certo il mio amore non era tutto rose e fiori. Più di una volta D+ mi ha offerto il suo Goldbox, ma l’ho rifiutato. Mi ha anche detto che era compatibile con Stream, il concorrente che io, forte dei mei documentari e della programmazione ritagliata da un canale all’altro, guardavo con aria di sufficenza disprezzando i suoi film Medusa e l’orgia dei Reality che si stava consumando.

Finchè cara Sky, sei arrivata tu: mi hai fuso D+ e Stream insieme promettendo mari e monti. Io avevo già scoperto i vari Canal Jimmy, con film e telefilm di divago della mia infanzia. Dicevo, sei arrivata e mi hai cambiato le carte in tavola. Mi hai imposto un decoder a me inutile, che giace ancora impacchettato e che sigillato riavrai, mi hai variato il contratto, obbligandomi a spendere di più per ottenere una programmazione inferiore a prima, dato che la base di D+ era ben più bilanciata rispetto allo squilibrio di bassissima caratura rappresentato dal pacchetto base.

Ma torniamo a noi, cara Sky: io sono lontano da casa, ma la medesima configurazione qui ha dato un responso odioso: con un trucco posso rimettere in carreggiata il mio Dreambox, ma se non ci riuscissi, ecco il palinsesto e il futuro che mi riserbi.

  1. Ben tre canali esclusivi, dedicati 24/h su 24 all’informazione brillante, ossia il gossip. 24 ore di fattacci propri di presunti vips, starlette scosciate che si dimenano al sole e reclame più o meno glamour e patinate di riviste in tema.
  2. Tre o quattro (non ho contato bene) emittenti specializzate nella messa in onda di filmati di repertorio di sfilate di mode ed interviste banalotte
  3. Uno svariato pacco di simil/MTv ancor più localizzate e "gggiovaniiii", con numero a pagamento per dediche tipo "Mi ke tiki dice ke io ci stavo kon Lu"
  4. Due dozzine di slot riservati per reality show, iniziando dal Grande Fratello 6 sino alle repliche di Music Farm e di Campioni. Ovviamente dobbiamo sorbirci le cazzate di gente nullafacente che si accalca per farsi umiliare nei colloqui preliminari
  5. Un centinaio di canali riservati al calcio, dalle repliche del campionato ai Roma Channel, Milan Channel, Inter Channel, Juventus Channel, Ternana Channel, Gagliarda Channel, Ardita Fortitus di Mungivacca e Lazziè Lazziè guh guh (qui frase razzista da skinhead, rutto e grattata di fondoschiena di un perfetto beota tipica dei lazziali) Ciannè Ciannè quaquaraquà. Non manca il Cervia in tutte le salse. Minimo comun denominatore, commentatori faziosi e tifosi pescati dalla popolazione del pianeta Pattuin, i Burinos.
  6. Una cinquantina di altri sport tra i quali pallamano, palla avvelenata, mini 4wd e beach volley.
  7. Una manciata di canali cinematografici lottizzati dalla Medusa. Se ti ve bene vedi Muccino, se ti va male, le fiction Mediaset.
  8. Una massa informe di canali con un unico denominatore: regionalismo estremo, con personaggi tristi da bar di paese che sputano sentenze nazionalpopolari ascontando musica regionale scadente, comici falliti e beceri, ancora critica calcistica da due lire e televendite deficenti di questo tenore: tizi improbabili sgolarsi e sbracciarsi intorno a un minitorre venduto come "Supercomputer della ACCAPPI’", tutto urlato e con forte accento alla Tototruffa. Si, per 599 euri "bbuooooooni" potete portarvi a casa un vero Pentium 3 a 600MHz con 128MB di ram e addirittura 10GB di hard disk!e pensate un po’, c’ha pure lu monitore AC-CO-LO-RI! In omaggio cinque CD con trenta giochi e l’enzicloppedia!
  9. Una manciata di roba per erotomani con reclame di hot line con spezzoni anni 70′ di pornacci.
  10. TELEPADREPIO. (si commenta da sola, i talebani del cristianesimo)

Cara Sky. Io a lei, a parte la responsabilità del contribuire attivamente a creare una generazione di rincoglioniti e di mammine di mezza età dipendenti da film dai titoli ruffiani.

 Ti mantego solo ed esclusivamente come una amante di lusso, buona per qualche servizietto finchè l’età dura. Ma io i lifting non te li pagherò mai più.

 Alla prima alternativa fuori. E credo che l’avrò a breve.

Domenica 26.06.2005

Brave your heart, renunce your fears

Rovine di Castiglione, 26/VI/05 

Soundtrack - Bard Dance, Enya - The Celts

Avvertire la lontanza dagli amici, ma avere il conforto di poterli rivedere prestissimo. Un manto di stelle, è quello che più assomiglia al brillare di questa certezza. Sono sparito per tutto il resto, cellulare staccato, ma non per loro. Mi cancello da questo piano d’esistenza per una settimana, per ritornarci solo dopo aver riannodato un nastro di seta nera e gialla.

E sono qui, dinanzi a quella torre che cerco di tracciare cerchi e mappe che possano ricondurre alla direzione della luna la preziosa amicizia degli anni nei quali riprendevo coscienza di me e dei miei passati.

Il senso. Il senso nascosto nell’alone della luna che si sta lentamente oscurando, giorno dopo giorno sino a giungere al novilunio. Un alone che indica mille, cento, decine, due bivi da imboccare, e sotto le mie dita, nasce la mappa della mia memoria, distrutta, erosa e corrosa, ma sicuramente sarà interpretata.

Qui ho parlato su angeli ed ali, appoggiato su un cofano rosso che adesso è freddo e distante, ma quella notte scottava, surriscaldato dalla mia corsa disperata. Io sono arrivato alla mia destinazione, intorno a me pulsa e vive una città eterna, ho conquistato, perso e riconquistato quanto mi spingeva lì, e adesso rischio di vedere risucchiare nel buio la sagoma che ha diviso con me il momento del risveglio e che quasi colpevolmente, non tenuto accanto a me.

E verso sabbia e terra, terra che fu un paese vivo ed adesso un cumulo di pietre, sotto il manto delle stelle, sotto la porpora che ho nelle vene e la verso sulla mappa per oscurarla, cancellarla, spingerla nel nulla. Per poi ridisegnarla, accurata, precisa, netta e pulita, per poi sporcarla di parole.

Mille allitterazioni, ripetizioni e schegge di memoria. Un sortilegio, si, per trovare la forza e il coraggio di dirompere.

E’ una battaglia, questa. Per salvare un qualcosa che è più di una amicizia, non per recuperarla. Perchè abbiamo percorso un pezzo di strada insieme. Perchè sento di doverlo fare. E i miei presentimenti non hanno mai fallito, poichè essi sono i taglienti frammenti che mi indicano che ho vissuto e che vivrò ancora, così taglienti da non poter essere afferrati per la loro ricomposizione. E compaiono gocce di sangue al solo sfiorarli, che oscurano le poche immagini ma ne amplificano il battito.

 E il carillon ticchetta. Desideralo, e si avvererà.

Forza Artù: 5 anni non sono 5 secoli. E se sei ancora davanti a quella cittadella scomparsa, non è per ricordare. Ma per agire.

Io sono sparito anche per tornare qui. In un luogo terribile, che scomparve di colpo.

"Facta est grando et ignis".

 Ma io, e quanto mi è più caro, non scomparirà.

Manca poco meno d’una oretta all’alba. Ma il vento già cambia, e il silenzio si dispone in tende pronte per essere spalancate dal canto degli uccelli mattutini.

Martedì 21.06.2005

Saltarello.

Archiviato in: Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 22:48

Soundtrack - Il Concerto di Milano dei DCD - 24 Marzo 2005

E rimango senza parole. Forse ne ho un paio, ma dopo le foto. O nei commenti. Ma…è bello ripercorrere la via per quel momento. E sapete quanto io ci tenga. Nei mille viaggi, mi sento a casa.

di fronte
Il book esterno: la fascetta è nera, non verde, e manca il logotipo dei DCD. Il nero è opaco, le ali sembrano galleggiare. E’ da vedere, così non rende: meno barocca e più essenziale degli altri package.

 La scaletta

Ma, nella scaletta, manca Black Sun: la voce di Bren s’ incrinò, nonostante abbia vinto cantando nonostante la febbriciattola.

Lisa e Bren che si scambiano di ruolo e si aiutano a vicenda per me ha rappresentato più che un segno. Pare che la drum machine fosse impazzita, ma non m’è parso. Peccato, un neo rende più grazioso un volto.

Il contenuto interno.

 

 Mi ha ricordato il loro secondo album, poi inglobato in "Dead Can Dance": The Garden of Arcane Delight. Un nuovo inizio.

 126/500

 

 126/500: quello di Ombra è il 129. Solo 500 esemplari. Un po’ è un peccato.

 E, per ora, The End of Words. Non ho altro da dire. Se non chiudere gli occhi, pensare al viaggio fracassone in lieta compagnia per Milano, al concerto così inatteso da essere desiderato, e all’ammonizione di Bren in Saffron (I’m praying for rain/to see desert flowers again)e alla sua ammonizione:

 "Sons and daughters of America, you lay down your lives for the warlords of America, not for your sake or mine"

 Good Night.

Lunedì 20.06.2005

Un lavoro, terminato, avanti, un problema, risolto, avanti, un lavoro…

Soundtrack - Threshold (Peel Session), Dead Can Dance - 1981-1998 Box 1.

Ho un arretrato di sonno tale che potrei dormire per due mesi senza che alcunchè possa svegliarmi. Un arretrato così forte, da ammantare ogni mia azione di una sana fretta, che mi fa affannare il doppio. E così mi stanco di più.

A ben pensarci per i miei amici più cari è come se dormissi da sei mesi. Ci si sente al telefono, ci si vede fugacemente, sempre più spesso in webcam mentre io sono sperduto nei più remoti angoli dello stivale, si va in Svizzera, poi Lecce, poi Roma, poi L’Aquila, poi…poi basta. E invece no. Ti tocca proseguire.

E intanto il sonno cresce, e ti si presenta un problema domestico, uno professionale, uno d’amicizia. Gente che non sai collocare ti viene a chiedere una seconda possibilità per un suo amico, e non sai cosa fare, se ingnorarlo o mandarlo male. Hai paura ad alzare la cornetta e dire "io sto impicciato, mi aspettate?", e passano le settimane, e quando alzi la cornetta, parli di tutto ma non di quanto sia stanco. Intanto cala la palpebra, e cala anche una cortina fumogena che altera la tua impersonale percezione del tempo. Sai che hai percorso 23000 km in pochi mesi, ma stai capitalizzando. E sai che hai voglia di dormire. Quella voglia di dormire che ti fa correre il doppio e ti fa quantificare tutto, rapporti sociali, letture, lontananze in tempo. O lavoro o dormo. Non ho mezze misure.

 Non so come faccia chi ho accanto a sopportarmi. Forse la paura di ripiombare nel baratro degli scorsi tre anni è un deterrente efficace. O forse siamo letargici entrambi. Di giorno dormo. Artois dorme, mentre il mio alter ego lavora tantissimo. Gli piace il suo lavoro, è piegare le parole e l’elettricità. Lui lavora, e io mi stanco. Io lavoro e mi stanco, insomma.

 Così, tutto quello che implica tempo sottratto è visto da me con sospetto. Ho email personali da 67kb che attendono risposta (scusa Tine), una casa a Bracciano che non vedo da tempo (scusa Ombra), un Lifedrive da consegnare (scusa Andrea), una bocca che malparla o una voce incontrollata da sedare (scusa Pros), delle tavole da far rifinire (Angy però spicciate) e ore, ore ore da rifarmi (scusa a me medesimo). E la situazione, in breve, dopo essere implosa, si è dilatata in modo così incontrollabile, da doverla fare a pezzi.

 Lunedì 200km: poi altri 500 in caccia di un chiarimento. Fatemi gli auguri, e se mi trovate, bloccatemi.

 Ho sonno. E sparisco di nuovo.

Venerdì 17.06.2005

Ops! I do it again

Solitamente le mie escursioni nei blog sono limitate all’elenco che vedete qui a destra (qualsiasi simpatico template usiate), ma talvolta mi spingo anche ben oltre: stamane ho letto persino il blog di un disegnatore/sceneggiatore/eclettico scrittore, Luca Enoch, l’autore di Gea.

In questa sua "entry" (ossia commento al suo messaggio), Enoch esordisce così: "Gea vivrà la sua vita editoriale serenamente. L’anticipazione del Grande Patatrak è conseguente a una richiesta dell’editore di allontanarmi dai temi sociopolitici più attuali, che non sono in linea con la politica editoriale della Bonelli".

La mannaia della censura s’abbatte anche su di lui?

 Stavolta non ci credo: la Bonelli ha un personaggio ex alcoolizzato, donnaiolo e a volte parossistico (Dylan Dog), nell’ultimo albo di Martin Mystere siamo tornati a tematiche classiche infarcite di rimandi a situazioni moderne compresa la "Teoria complottistica" perfettamente plausibile: Tex fuma, In Magico Vento c’è una forte connotazione anti "si vis pax para bellum" e un messaggio forte contro i pregiudizi ed il rispetto per le culture non "nostre" e Napoleone, nella sua forte oniricità non si fa scrupolo di turbare il lettore.

 Enoch, invece chiude la testata in anticipo perchè non può trattare temi "sociopolitici più attuali". Temi come la diversità, le collusioni economiche, e le altre storture ci sono sempre stati nelle produzioni bonelli negli ultimi anni, seppur velate dal "fantastico".

 La verità è che Bonelli è nel tiro incrociato tra viscidi comitati parlamentari sulla violenza sui media, e gente da non frequentare e deve ponderare con attenzione le sue scelte editoriali per evitare d’incappare su quello sbarramento. Non è una vigliaccheria, purtroppo è una condizione perfida che il pressapochismo e l’essere bigotto dell’italiano medio ha tirato su. E la Bonelli non fa beneficenza.

 Detto questo, perchè sono scettico sulla posizione di Enoch? Semplice: chi mi conosce sa come la penso su di lui, sia come autore che come persona (e Ombra ne sa qualcosa…). Per rinfrescare la memoria ai mie lettori, il signor Enoch ha una pessima abitudine: inserire nei suoi fumetti delle vere e proprie filippiche, a volte avulse dalla trama, e soventi così paradossali da strappare un sorriso.

 E’ un’abitudine che si porta dietro dai tempi di Sprayliz, e presumo anche da prima: molti suoi personaggi sono a tutto tondo, dove i cattivi sono cattivi senza motivazioni, i buoni sono amati da tutti meno che i cattivi, tutte le istituzioni sono corrotte meno che uno, la polizia è connivente con la delinquenza, e via dicendo: in un albo di Gea si è visto che uno dei protagonisti, bloccato sulla carrozzina, ha deciso di suonare il clackson della sua macchina perchè uno aveva occupato il suo posteggio riservato, causando un moto popolare contro l’usurpatore del parcheggio: vorrei vedere l’esito della medesima situazione a Roma…

 Un altro esempio, è rimasto immortalato qui, in un leggendario thread su it.arti.fumetti, quando le usenet erano ancora sinonimo di qualità, chiamato "Stuprate si, ma simpaticamente: leggete pure e valutate da voi.

 E’ chiaro che probabilmente un revisore della Bonelli abbia letto qualcosa del genere, o presumo, si sia definitivamente scocciato di vedere questi "riferimenti alla realtà" che, per me, lasciano il tempo che trovano. Se si vuole trasmettere un messaggio, non lo si fa mai in modo pretestuoso e presuntuoso. E’ l’approccio radical/cultural/didenuncia che infastidisce, non la tematica. C’è modo e modo, e quello di Enoch non è uno dei più corretti ed onesti, sia nei confronti dell’editore (che s’aspetta un fumetto urban fantasy) che del lettore: vedere inserito un predicozzo sul posteggio riservato, sull’importanza di non suonare il clackson, di riciclare le bottiglie, non accendere fuochi per i prati, magari mischiati al rispetto per le minoranze, al dramma della prostituzione, ai problemi dell’immigrazione ed ad altre tematiche serie non serve.

La Bonelli avrà chiesto una moderazione: Enoch, che ha ritmi lentissimi, ha colto l’occasione per chiudere prima, e sono ragioni sue.

 La storia si chiude prima, il gran Patatrack s’avvicina. E così non potremo mai vedere l’ultimo baluardo, l’outsider che avrebbe aiutato Gea, insegnandole come perfezionare il suo superpotere: LA SUPERPREDICA.

 

Ed è un peccato: chissà Il Moralizzatore che apporto avrebbe dato, con il suo superpotere.

(nb: non scherzo: molte "denunce sociali" sono esattamente quelle con le medesime argomentazioni.)

Lunedì 13.06.2005

L’ottimismo è il profumo della Vite.

Archiviato in: Like the Humans do — Artois @ 18:39

Almeno 1/4 degli aventi diritto al voto ha dimostrato d’avere un cervello in grado d’operare autonomamente.

Complimenti astensionisti. Posso astenermi dall’aver rispetto per la vostra non decisione imposta?

Mercoledì 8.06.2005

Non sottovalutate mai l’infinito potere dello Sforzo

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 18:05

Non parlerò mai del perchè bisogna votare si: le mie argomentazioni sono le medesime dei luminari. Nè tantomeno farò ostruzione verso chi voterà no, è una sua decisione e come tale, anche se non la condivido, va rispettata.

Invece trovo assurdo, pilatesco e offensivo verso chi soffre sia dilemmi morali che disagi fisici, chi combatte contro leggi farraginose, ma soprattutto chi ha la maturità per assumersi le responsabilità che la sua decisione comporterà, sia del fronte del si, che del fronte del no, l’invito di andare al mare o di astenersi. E’, per me una profonda vigliaccheria. Semplicemente non pensare, delegare ad altri. Cosa che molta gente sa fare fin troppo bene.

Io voterò quattro volte si, non mi aspetto che voi facciate lo stesso, anche se mi piacerebbe, ma m’aspetto di sapervi alle urne. Distinguetevi dalla massa, una volta tanto.

Chiusa la parentesi seria, apriamone un’altra:

 

 yodavotasi.jpg

 

Come è possibile? 

 Scopritelo clickando qui:(fate si quando chiede conferma per il download: misura di sicurezza per evitare scherzi idioti di nullafacenti)

Martedì 7.06.2005

Le strategie di Jobs spiegate alle masse.

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do, Musica — Artois @ 23:24

One, two, three, four, five, six, seven, eight!

Apple IIgs, Lisa, 68k, PPc, Intel, Classic, OSX, transizione,
performance,Cheetaah, Puma, Jaguar, Tiger, Ghepard, Cougar, Lion,
Superman!

Ok ragazzi adesso cerchiamo di farlo meglio!

Ricordatevi che si parte sempre da Apple!,

Fate attenzione alla differenza fra PowerPC e Intel e nel finale due
volte i saluti.

Fatelo bene!

"Gioca Jobs!"

Apple IIgs, Lisa, 68k, PPc, Intel, Classic, OSX, transizione,
performance,Cheetaah, Puma, Jaguar, Tiger, Ghepard, Cougar, Lion,
Superman!

Ok, sviluppatori, ora più veloce, perché i comandi cambiano ogni due
generazioni di PowerMac, se riuscirete a farlo, d’ora in poi potrete
sviluppare anche solo con la musica, perché sarete dei veri campioni di
"Gioca Jobs!"

Apple IIgs, Lisa, 68k, PPc, Intel, Classic, OSX, transizione,
performance,Cheetaah, Puma, Jaguar, Tiger, Ghepard, Cougar, Lion,
Superman!  

All right!

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