Soundtrack - Won’t see me coming (complete), Jean Jacques Burnel - Gankutsuou ending
Tranquilli, questo è un post che viene dal passato. Problemi di logistica (sono sballottolato su e giù per lo stivale), di salute (l’occhio ha ripreso a far male, così come lo sterno, colpa delle sigarette credo per entrambi) e di connettività a parte, devo ritagliami un po’ di spazio per stare con le persone care, per tornare un po’ sull’Isola di Montecristo e sedermi tra stoffe rosse che frusciano, legno e mattoni.
In questi giorni sono successe un bel po’ di accadimenti, alcuni belli, altri un po’ meno e un paio molto spiacevoli. Non me ne va di parlarne, sono faccende private ed è irrispettoso verso le persone coinvolte. Se siete preoccupati, o avete una strana benvolenza nei miei riguardi, rivolgetela verso di loro, se mi conoscete bene capirete a chi mi riferisca.
La vita prosegue, stancamente…nulla di straordinario, e la quiete non mi annoia, anzi. Adoro questa staticità affannata dietro al lavoro. E’ una vita normale, quello che ho sempre desiderato, e così mi sono ritirato con me e con il clan, ho conosciuto due grandi amici che non avrei mai potuto prevedere, e via…ma…
Ma finchè se la prendono con me è facile. Scrollo le spalle, mi aggiusto lo spolverino, posso anche difendermi e farmi strada, come dispiegare tutte le difese, armare bastioni o creare un muro di silenzio intorno alle mie mura. Rifugiare gli archi e i rosoni sotto false rovine.
In passato, e non mi riferisco solo a questi ultimi anni, alle persone che separarono due cuori legati tra di loro, e agli individui che favorirono e illusero. E’ un qualcosa che avvenne così lontano da ricordare solo l’odore che avevano le pietre quando caddero, il leggero dispiegarsi della labbra tirate verso un sorriso troppo teso per essere benevolo, e troppo addolorato per essere maligno, ma non triste…perchè voltandomi quell’ombra avrebbe annunciato la sua presenza.
C’è una torre, in un posto tra Castellana e la campagna. Questa torre vegliava su un villaggio, distrutto, abbandonato, nel XV secolo. C’è chi dice una pestilenza, altre voci un attacco sferrato con violenza. Non so cosa centri con Roma, ma gli Orsini sono una risposta. Mi piace inseguire queste coincidenze, chissà se è solo autosuggestione o forse no. Dopotutto quello che non si conosce non si dovrebbe temere. Affastellarle e riporle. E metterle nella stanza dove adesso entro senza paura, e dove insieme cerchiamo delle risposte a domande che abbiamo dimenticato.
Però, il mio istinto, o ricordo ancestrale è chiaro. Se colpiscono quanto ho più caro, non mi vedranno più anche come io apparii a loro finchè non colpirò.
I’m not the man I used to be.
And what you see, is not what it seems.
I traveled through space to be with you here.
What you don’t know, you shouldn’t fear.
I loved a woman when I was a man.
Now I’m a creature from back in time.
Revenge is best as a dish served cold.
I’ll have my way before I’m old.
You won’t see me coming until I strike.
E D M O N D call out my name.
E D M O N D that’s my name.
Perchè non ce ne sarà più bisogno. Almeno per un po’ d’anni. Vero?

Ps. Paura eh?
Ve l’ho detto che è un post al passato.
Però nella parte finale sono serio. Intesi?