Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Sabato 30.04.2005

Le fragole e il fiele

Archiviato in: Like the Humans do, Riflessioni — Samantha @ 23:16

Dolce come una fragola, amara come il fiele, in sintesi questi sono i due sapori che può assumere un’amicizia. Ieri ho assaggiato le fragole, oggi ho bevuto il fiele.
Amico. Una parola di cui riempirsi la bocca, ma della quale spesso si ignora il significato.
Chi è l’amico?? Quello che ti tiene compagnia tutta la notte se sei giu? Si.
Quello che ti porta il souvenir piu trash dalla vacanza piu pallosa della sua vita?? Si
Quello che ha il coraggio di dirti in faccia quanto sei cretino?? Si
Quello che ti chiama solo quando vuole un favore, ignorando la tua esistenza tutti gli altri giorni dell’anno?? NO, Anche se tu ti fai sempre in 8 per lui/lei?? NO NO NO e ancora NO.
E cosi passa il sabato sera, sperando che la notte arrivi presto per portarsi via un giorno ormai stanco, perchè domani - si dice - è un altro giorno, meno male, mi viene da dire.
Samantha

Venerdì 29.04.2005

Repository

Respiro forte, cercando di tranquillizzarmi con l’incedere del mio stesso respiro. Ho il netto bisogno di fare il punto e trovare l’elemento perturbativo della routine estetica del mio scrivere. Produco frasi slegate tra loro ma amalgamabili.

Ho un dono da chiedere, quello dell’unitarierà, di rendere coeso e coesistente la diversa produzione letteraria e i vari flussi di idee.

Credo proprio che defenestrerò l’elettronica, e mi riconcentrerò sulla grafia, la sceneggiatura è frammentata. Bella, splendida ma frammentata. Voglio un qualcosa che costringa chi disegnerà a non staccare la matita dal foglio.

Non potrà farci altro che bene.

Mercoledì 27.04.2005

Flash!

Archiviato in: La carta che non c' e' — dandyna @ 12:37

Guardate bella la mia inbtervista su GLOB. Cazzo, guardate bella. Una vera diva che spiega la sua fenomenologia alla Mazzucato prostrata di fronte al genio. Chi mi ferma più.

Call my name…again.

Soundtrack - Won’t see me coming (complete), Jean Jacques Burnel - Gankutsuou ending

Tranquilli, questo è un post che viene dal passato. Problemi di logistica (sono sballottolato su e giù per lo stivale), di salute (l’occhio ha ripreso a far male, così come lo sterno, colpa delle sigarette credo per entrambi) e di connettività a parte, devo ritagliami un po’ di spazio per stare con le persone care, per tornare un po’ sull’Isola di Montecristo e sedermi tra stoffe rosse che frusciano, legno e mattoni.

In questi giorni sono successe un bel po’ di accadimenti, alcuni belli, altri un po’ meno e un paio molto spiacevoli. Non me ne va di parlarne, sono faccende private ed è irrispettoso verso le persone coinvolte. Se siete preoccupati, o avete una strana benvolenza nei miei riguardi, rivolgetela verso di loro, se mi conoscete bene capirete a chi mi riferisca.

La vita prosegue, stancamente…nulla di straordinario, e la quiete non mi annoia, anzi. Adoro questa staticità affannata dietro al lavoro. E’ una vita normale, quello che ho sempre desiderato, e così mi sono ritirato con me e con il clan, ho conosciuto due grandi amici che non avrei mai potuto prevedere, e via…ma…

Ma finchè se la prendono con me è facile. Scrollo le spalle, mi aggiusto lo spolverino, posso anche difendermi e farmi strada, come dispiegare tutte le difese, armare bastioni o creare un muro di silenzio intorno alle mie mura. Rifugiare gli archi e i rosoni sotto false rovine.
In passato, e non mi riferisco solo a questi ultimi anni, alle persone che separarono due cuori legati tra di loro, e agli individui che favorirono e illusero. E’ un qualcosa che avvenne così lontano da ricordare solo l’odore che avevano le pietre quando caddero, il leggero dispiegarsi della labbra tirate verso un sorriso troppo teso per essere benevolo, e troppo addolorato per essere maligno, ma non triste…perchè voltandomi quell’ombra avrebbe annunciato la sua presenza.

C’è una torre, in un posto tra Castellana e la campagna. Questa torre vegliava su un villaggio, distrutto, abbandonato, nel XV secolo. C’è chi dice una pestilenza, altre voci un attacco sferrato con violenza. Non so cosa centri con Roma, ma gli Orsini sono una risposta. Mi piace inseguire queste coincidenze, chissà se è solo autosuggestione o forse no. Dopotutto quello che non si conosce non si dovrebbe temere. Affastellarle e riporle. E metterle nella stanza dove adesso entro senza paura, e dove insieme cerchiamo delle risposte a domande che abbiamo dimenticato.

Però, il mio istinto, o ricordo ancestrale è chiaro. Se colpiscono quanto ho più caro, non mi vedranno più anche come io apparii a loro finchè non colpirò.

I’m not the man I used to be.
And what you see, is not what it seems.
I traveled through space to be with you here.
What you don’t know, you shouldn’t fear.
I loved a woman when I was a man.
Now I’m a creature from back in time.
Revenge is best as a dish served cold.
I’ll have my way before I’m old.

You won’t see me coming until I strike.

E D M O N D call out my name.

E D M O N D that’s my name.

Perchè non ce ne sarà più bisogno. Almeno per un po’ d’anni. Vero?

Paura eh?

Ps. Paura eh? :P Ve l’ho detto che è un post al passato.

Però nella parte finale sono serio. Intesi?

Sabato 23.04.2005

Decisioni.

Archiviato in: Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 3:11
Soundtrack - Spirit, Brendan Perry - A Passage in Time

I thought I’d found a reason to live
Just like before when I was a child

Io non so quale sia la ragione che a volte ci spinge a fare il contrario di quello che dovremmo fare, ma lo facciamo con la stessa convinzione di fare il giusto, convinti che basti questa convinzione a riscattare il nostro gesto e sortire l’effetto desiderato.

Only to find dreams made of sand
Would just fall apart and slip through my hands

E spesso così sbagliamo. In fondo è una forma di egoismo, o di eccesso di potere: pretendiamo di avere il controllo su qualcosa che ci sfugge via, come la sabbia. Ma con quella sabbia, io lo so, potremo costruire un castello, o mescolarla alla calce per sostenere i mattoni. O riempire una clessidra, per dare un senso allo scorrere del tempo durante le ore dell’attesa. E ci sentiamo fragili come un castello di sabbia, pronto a sparire alla prima marea.

But the spirit of life keeps us strong
And the spirit of life is the will to carry on

Ma nonostante ciò resistiamo. Continuamo la nostra corsa, soffrendo, piangendo, stringendo tra le mani qualcosa che perderemo sicuramente, osservando il cielo che cambia su di noi, perdendo e ritrovando in continuazione punti di riferimento. Ma ci siamo ancora, nonostante tutto. Cosa ci porterà la Luna, stanotte? E al prossimo novilunio?

Adversity what have I done to you
To cause this reclusive silence

E così viene il tempo della stanchezza, del dolore. Del non poter stabilire un futuro perchè quel margine è stato già scritto e il resto dello spazio non dipende da te. Dei piatti da lavare ammucchiati e della casa troppo piccola se guardata da un lato, ed immensa per trascorrerci una notte. Una mia vecchia amica, molto vecchia, che a volte osserva ciò che anche tu osservi, e con la quale abbiamo tante volte visto o sognato il cielo di Roma, e che ci tiene ad incontrarti, si chiedeva a quanti mutamenti ancora avrebbe dovuto assistere come testimone passiva, chiedendosi cosa aveva fatto per meritarsi ciò. Io sento che anche tu, come lei, come me, come il clan, ti stai chiedendo lo stesso. Ma non hai fatto nulla per meritartelo. Il tempo cambia, e il silenzio se non lo spezzi, si spezzerà da solo. Succede.

That has come between me and you
And the spirit of life remains in light
And the spirit of life remains inside

Cosa ne sarà di quel silenzio, solo una nuova Luna potrà dirlo, così come solo tu potrai ascoltare i suoni del cambiamento, e vedere la luce bianca cambiare la sua luminosità attraversandoti. La luce della luna ti guarda, e ti vede cambiare leggermente come tu vedi fare lo stesso su lei, ma entrambi alla fine serbate la medesima forma. E rimane in voi questa sensazione, seguire e non essere travolti, con quella luminosità che avvolge il tuo cuore come un balsamo, una luce che è un oceano nel quale immergere i pensieri, quella luce che offusca ma rende più belle le stelle.

I never thought it would be quite like this
Living outside of mutual bliss

Io, si, io…strinsi un patto, ma quel patto vale per chiunque voglia crederci. Non è esserci in un momento difficile, facile, qualsiasi, qualsiasi no, triste e divertente, o altro. E’ che nel silenzio, quando si crede di essere soli, quando la presenza manca, c’è il patto. Almeno l’intenzione di sostenerlo. Si può chiedere, si può fare di starsene da soli. Isolarsi, chiudersi in se stessi un attimo. E’ giusto, legittimo. Quanti avvenimenti, quanto altro accadrà? E quando la stanchezza prenderà il sopravvento, quando il riposo non asciugherà più le lacrime, quando tutto sembrerà difficile e le voci stesse diventeranno rumore indistinto?
Forse sarà allora che inizierà il processo inverso. Me lo auguro, è un presentimento che viene da 800 anni fa, quasi.

Non ho un paio d’ali, non le avrò mai, e non agisco perchè devo esserci o devo dimostrare chissà che cosa. Ma quello che so, tutto quello che posso dirti, oltre che scherzare sulle bestie rare e sui troll che mangiano solo pochi byte, è una frase del buon Bren…

 

Venerdì 22.04.2005

Mai, in Italia

Archiviato in: Like the Humans do, Riflessioni — janus bicefali @ 1:19

L’altra sera hanno trasmesso un bel film a tarda notte, American Beauty. Non voglio discutere del perché questo film mi sia piaciuto e di quanto alcune scene hanno rischiato di farmi piangere, ma condividere un pensiero che improvviso ha interrotto la coda di tristezza per il finale. Qui di seguito, se non avete visto il film, non leggete
non mi assumo responsabilità.

Alla fine, il nostro protagonista, viene fatto fuori in casa sua, mentre è seduto in cucina a guardare una foto della propria famiglia, da un vicino entrato tranquillamente in casa. Praticamente, avrà aperto ogni porta con un sussurro, visto che le case americane hanno finestre, porte e quant’altro, fatte di cartapesta, oppure totalmente di vetro, in modo che il maniaco di passaggio ti possa ben fotografare. Insomma, ma quanti bei film non avrebbero mai visto la luce, se l’ambientazione fosse stata una casa italiana? Una di quelle case con grate alle finestre (rigorosamente protette da scuri e/o tente), con porte blindate e con allarmi pure attaccati ai tappetini?

Che pensiero scemo, però mi è rimasto attaccato e lo dovevo buttare virtualmente su ‘carta’.

Giovedì 21.04.2005

Buon Compleanno Roma!

Io lo so a cosa stai pensando, e mi trovi perfettamente d’accordo. E se chiudo gli occhi riesco a rivedere il fiume che corre, e a perdermi per le strade della mia città. Il mito lo si sa, ma la piccola Roma che fu capitale del mondo e che piano piano ritornava ad esserlo è sempre lì. Il Rione Trevi si modificava, e dietro al foro la vita riprendeva a pulsare…al di là del Tevere. La città che vive in eterno. Ogni notte, ogni giorno, terra di antiche vicende e nuove aspettative, di statue e colonne cadute e rialzate, di persone, frasi e palazzi.

Così immutabile, così diversa ogni giorno. Ricordo…e ricordi anche tu, e ricorda anche Roma.

Auguri.

Quando ci siamo conosciuti non era così luminosa, ma la vedevamo splendida come oggi, ricordi?

Mercoledì 20.04.2005

Comitati e sgomitate.

Archiviato in: Chi Sei?, La carta che non c' e', La nona Arte — Artois @ 17:20

Se ne parla a luglio: perchè a Luglio le persone vanno in ferie, perchè sotto il sole il papà legge il giornale e il bambino legge il fumetto. E’ un discorso che non fa una grinza: specie se a dirlo è un certo individuo che ha promosso lo slittamento, giustificandosi dietro alle iniziative similari della concorrenza. Ma lui ha un trafiletto etto etto, io scelgo gli albi. E ce ne parlo pure sopra, gne gne gne.

Per fortuna, l’altro progetto prosegue dritto come un treno: scongiurato l’orrento titolo "Insalate di cibernetica" o ".net generation" che è pubblicità subliminale alla Microsoft, forse Enter non ce lo scampiamo.

Decostanzizzati e rigorosamente virtualmente tangibili e fra poco meno di un mesetto.

Sembra davvero

Archiviato in: Chi Sei?, Visioni e Percezioni — zoon @ 12:35

di assaporare ancora, sul palato, il gusto di secoli di storia, come se una patina di un sapore da sempre conosciuto ma dimenticato avesse ripreso a tessere una trama occulta, una necessaria opera di ricordi che ti portano a vedere, attraverso gli occhi chiusi, ombre intrappolate nel tempo.

Gente di un certo livello

Soundtrack - Inner Life, Brendan Perry - Unreleased Vol. 1 oppure:
                     Halloween, Siouxsie and the Banshees - JuJu

E’ un po’ il nuovo, ma mica tanto sapete, filo conduttore del mio blog: ho deciso di farne un laboratorio, in un certo modo, oppure una sorta di area comune assolutamente sregolata e decontestualizzata. Ovvero egotismo allo stato brado, ma anche riflessioni, disanime, provocazioni, racconti, immagini od analisi.

Come mai?

E’ che qualcosa è cambiato intorno a me ma non dentro di me. Il mio piccolo mondo, così piccolo che potevo tenerlo in mano, ha iniziato ad attrarre e creare orbite intorno a se. Orbite nelle quali gravitano interessi comuni, o modi affini di percepire la realtà. Orbite così belle a volte, da non tenere affatto nascoste.

Poi…è successo anche che non ho più voglia di parlare dei lati più riservati di me, della mia interiorità, dato che dovrei anche chiederne conto a chi ho intorno a me, ed è un problema un po’ buffo. Succederà, ma non con la frequenza di un tempo. Sto anche meglio, fisicamente e caratterialmente, ci sono problemi e ci saranno, ma si battono. Con un po’ di astuzia e pazienza. Ho vinto di peggio.

E quindi…prestate attenzione al nome accanto al titolo: è lì che la leva s’appoggia. Artois sono io, e lo ben sapete…se ci riuscite descrivetemi, vincerete un premio se sarete bravi, non vi pubblico il commento in caso contrario.

Piano piano vedere comparire dei profili, le persone da non frequentare. Descrizioni, presentazioni, cenni, opere ed omissioni.

Sono dei cerchi che possono avvolgervi e difendervi dal male o dal bene, a vostra discrezione, o se non lo meritate, stringervi al collo fino a farvi andare di traverso la birra.

E chi ha la coscienza sporca rosicasse.

Questa è FOLLIA, welcome to the Jungle!

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