Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Mercoledì 30.03.2005

Istruzioni riflessive.

Archiviato in: La carta che non c' e' — Artois @ 3:10

Soundtrack - Megatron, Chu Ishikawa - Tetsuo The Ironman soundtrack

Seguendo le istruzioni di questo link, http://mundy.org/blog/index.php?p=44 e se avete un Mac qualsiasi con OS X e una buona connessione (scordatevi dunque ADSL 80/30 o roba simile, altrimenti il risultato oltre ad essere imbarazzantemente lento sarà anche da "Vorrei ma non posso"), da cable in su, meglio se dedicata, potrete farvi da voi una piattaforma Wordpress, per il vostro blog e per quelli dei vostri amici. Ovviamente controllate bene il vostro database MySQL in modo da non trovarvelo infarcito di spam, occhio al vostro FTP (io ne ho uno in locale e non sapete quante volte dall’est europa vogliono infilarci schifezze) e se possibile, provate con Postgre al posto di MySQL: perchè MySQL non è proprio "free", potrebbe, per la licenza d’uso, divenire a pagamento da un momento all’altro…

Inoltre, se non lo sapete, o se la vostra connessione fa pena, filate su: http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/scienza_e_tecnologia/denunciatelecom/denunciatelecom/denunciatelecom.html

Viste le reclame martellanti che Eutelia e vari "reseller" stanno facendo, è bene sapere che tolto il mantello, l’armatura è uguale…

Sabato 26.03.2005

Dissacrazione

Da strettissime indagini si è giunti a una sconvolgente verità: abbiamo le prove che Biccio in realtà è il figlio segreto di Brendan Perry: qui le prove, strette con analisi tali da far impallidire Grissom.

Biccio
Biccio

Brendan Perry.

E possono esserci retroscena alquanto inquietanti!

Ps. Se cerchi la recensione al concerto la trovi qui:

Venerdì 25.03.2005

Lo stress

Archiviato in: Riflessioni, Visioni e Percezioni — zoon @ 12:16

emotivo di dover sempre mostrarsi sorridenti e prodighi di auguri per la festa (quale festa, per chi, per cosa?) mi configura sul volto uno schermo nero, qualcosa che mi isola elettronicamente dalle continue insulse frasi di circostanza. Osservo il mondo con occhio animale…

I desideri non invecchiano quasi mai con l’età.

Archiviato in: Musica, The Host of Seraphim, Visioni e Percezioni — Artois @ 1:01

E soffia la brezza, dalla finestra. Con nelle orecchie ancora quelle immagini, il palco che s’illumina, e il suono che entra dagli occhi per arrivare al cuore. Nelle gambe i chilometri fatti per vederli, sulle spalle i 7 anni di vuoto, nelle viscere le speranze degli scorsi anni.

Un viaggio di 20 canzoni, quattro nuove, due da altri album. Ma non importa è un viaggio.

La voce di Lisa Gerrad ha solo un appellativo: Angelica, e Brendan Perry sconfigge il suo malanno regalandoci pure emozioni.

E tutto ha avuto inizio dalle persone sedute sui palchi.

Il bello è che siamo cambiati. Non ho visto nessun mascherone, trucco alla robert smith, niente di niente, eppure sentivo che ci sarebbero stati. E non è stato nemmeno un pubblico di trentenni. Variegato, eterogeneo, ma straordinariamente normale. A momenti io mi sentivo fuori posto con la mia giacca nera, camicia alla coreana e scarpe lucide. Ma il palco si è illuminato di rosso, argento e oro, e Lisa ha preso la parola.

E mi sono reso conto che, forse, non siamo cambiati davvero, così come anche loro, non sono cambiati, in spirito, rispetto ad anni fa. Forse il loro aspetto, ma sono splendidi come le rovine di Roma: il tempo è passato per loro, ma non sono invecchiati. Così come la loro musica, eterna.

E la voce di Bren s’incrina, sembra, poi risale. Vince le difficoltà, invoca la cosmic energy e riprimeggia. La frattura tra la realtà quotidiana di Bren e il medioevo fantastico di Lisa non solo si è sanata, ma entrambi sono amalgamati nella stessa meravigliosa materia, i sogni che creeranno la carne, pelle, ossa muscoli e tendini, ancorati al tempo di un antico Saltarello, con la spiritualità del minor santo e con il furore di tamburi e proiettato verso il futuro crescente.

C’è una vita intera, il desiderio di essere fortunato perchè non si hanno pregi per i quali si possa essere attaccato, ma con la decisione forte che quei pregi ti faranno vedere la via per la tua migliore amicizia, tutto racchiuso in un cerchio. Energia, forza e coraggio, calore e forza di volontà. E…Lisa aiuta Bren, e bren ringrazia, e viceversa. E’ tutto meraviglioso, non si rubano la scena, è loro. E io stringo la mano, forte, sentendo quel calore.

Il calore dell’amore che non doveva esserci, non doveva esserci mai più e che invece era lì.

Grazie.

Giovedì 24.03.2005

Tough Boy (we all living, living in ninteens, we all fight, fighting in nineteens)

Soundtrack - Christina Aguilera, Fighter - Stripped

Radio Rock. Inscatolati sotto Via Veneto, nel traffico un puntino che si muove a fatica, mentre il dj annuncia Fighter, dedicato.

Radio Rock mi è mancata, un bel po’, e averla riascoltata quasi per caso, quando meno me lo aspettassi, mi ha aumentato la percezione di casa, mentre con un controsterzo evitavo un salto carpiato allo Scarabeo bianco che è sbucato chissà dove. E poi risalire verso casa.

Ed eccomi qui, con un malloppo di corrispondenza in mano, una cambiata rapida da mettere per domani e incantarmi davanti all’armadietto con l’efferalgal in mano muovendo le labbra ed incantandomi…

- mmm…paracetamoloooo….

E spulciando le lettere, tra le quali tre richieste per accendere un mutuo, bolletta dell’enel, bolletta dell’italgas, bolletta della Telecom, d’oh!, pubblicità, auguri di natale, cd vari, d’oh, YUPPIE!!!! (non ho vinto un viaggio alla Duff, ma la BNL mi ha detto: Parliamone!).

E mi sono buttato sulla sedia dal nome vikingo ed ho iniziato a riflettere. Di solito, chi vive a lungo, troppo a lungo (come esperienze, anche), inizia a sviluppare un fenomeno duplice. Gli eventi negativi lo logorano, sempre più, e così, come una corazza arrugginita o consumata, anche una pietrolina fa danni devastanti.

E nel contempo la felicità è come una droga: i rari momenti non bastano più, ci vogliono dosi sempre più forti, esattamente come l’alcool, e la carenza di questa ricade come evento negativo. Ti corazzi, diventi insensibile sulle piccole gioie perchè non puoi percepirle, ma qualsiasi urto di devasta e dilania.

Forse questo descrive bene la depressione della quale soffrivo e chissà quanti altri casi.

Poi, stranamente, si è ingenerata una batteria positiva. Apprezzi anche le piccole cose quotidiane, come il ticchettio della tastiera di Fabrizio, o l’odore del cuoio sulla macchina che porterà a Milano…e non solo quelle. Anche lo scoprire compiacente che la gamba che ti fa male poi non fa così male. E nel contempo…ecco che succede: i problemi li schiacci con la forza della tua volontà, o li metti sulla scrivania con sopra una pietruzza "things to do". Davvero, è il contrario: sei più sensibile al bello, e più forte al male. Questo non vuol dire che tutto è al massimo, anzi, sai che ti farai ancora male. Ma cambia il modo con il quale percepisci il dolore. Sai che se non puoi contrastarlo, potrai farlo in futuro. Lo senti, sai che è una autoillusione, ma se più forte, vuoi crederci.

Ti sposti, organizzi viaggi, telefoni, protesti, aspetti e se non vedi arrivare chi aspetti scrivi un biglietto e lo lasci per la strada, senza disperarti o fare su e giù. Si, è così.

E ascoltavo Fighter in macchina. E leggevo il testo…condividendolo in pieno. E dico grazie anche all’angelica creatura che l’ha dedicata.

Si, i vari corvi sono spariti dal blog anche per merito di una nuova cosapevolezza. Domani…chilometri da percorrere, playlist impostate, e via. Via mentre i cilindri battono e bruciano via. Via verso il mio sogno. Verso la mia strada.

E una volta tanto, dico grazie a quelle persone che…

After all you put me through
You’d think I’d dispise you
But in the end I wanna thank you
‘Cause you made that much stronger
Well I thought I knew you, thinking that you were true
Guess I, I couldn’t trust called your bluff, time is up
’cause I’ve Had enough
You were there by my side, always down for the ride
But your joy ride just came down in flames
‘Cause your greed sold me out in shame, mmhmm
After all of the stealing and cheating
You probably think that I hold resentment for you
But uh uh, oh no, you’re wrong
‘Cause if it wasn’t for all that you tried to do,
I wouldn’t know just how capable I am to pull through
So I wanna say thank you
’cause it
Makes me that much stronger
Makes me work a little bit harder
Makes me that much wiser
So thanks for making me a fighter
Made me learn a little bit faster
Made my skin a little bit thicker
Makes me that much smarter
So thanks for making me a fighter
oh oh oh, ooh yeah yeah yeah, uh uh
Never saw it coming,
All of your backstabbing
Just so, you could cash in
On a good thing before I’d realized your game
I heard you’re going round
Playin’ the victim now
But don’t even begin
Feeling I’m the one to blame
‘Cause you dug your own grave
After all of the fights and the lies
Yes your wanting to HURT me
But that won’t work anymore, no more, uh uh, it’s over
‘Cause if it wasn’t for all of your torture
I wouldn’t know how to be this way now and never back down
So I wanna say thank you
’cause it
Makes me that much stronger
Makes me work a little bit harder
Makes me that much wiser
So thanks for making me a fighter
Made me learn a little bit faster
Made my skin a little bit thicker
Makes me that much smarter
So thanks for making me a fighter
How could this man I thought I knew
Turn out to be unjust so cruel
Could only see the good in you
Pretended not to see the truth
You tried to hide your lies, disguise yourself
Through living in denial
But in the end you’ll see
YOU WON’T STOP ME
I am a fighter and I (fighter and I)
I ain’t gon stop (I ain’t gon stop)
There is no turning back
I’VE HAD ENOUGH
Makes me that much stronger
Makes me work a little bit harder
Makes me that much wiser
So thanks for making me a fighter
Made me learn a little bit faster
Made my skin a little bit thicker
Makes me that much smarter
So thanks for making me a fighter
Thought I would forget but I
I remember
Yes, I remember
I’ll remember
Thought I would forget
I remember
Yes, I remember
I’ll remember
Makes me that much stronger
Makes me work a little bit harder
Makes me that much wiser
So thanks for making me a fighter
Made me learn a little bit faster
Made my skin a little bit thicker
Makes me that much smarter
So thanks for making me a fighter

(e la dedico al nostro clan, a Fenny, Pros e chiunque ne abbia bisogno, ma specialmente a voi due, Bren e Lisa)

Martedì 22.03.2005

Realpolitik parte seconda.

Archiviato in: Like the Humans do — Artois @ 16:50


(che se in puglia vince Fitto, io mi preparo a bombardarli con succo d’arancia congelato e benzina. Per il Lazio, sono fiducioso: è tra scegliere il meno peggio).

La storia si ripete: è una certezza!

Immaginate una lotta sulfurea, condotta a scintille e fuoco, macchine infernali che s’insinuano nella pelle e imprigionano come lacci di cavi elettrici. Una tremenda minaccia, in grado di correre sulle vie di un tranquillo paese giapponese con la velocità ed il fragore della McLaren Honda V12. Immaginate un tunnel del tempo, in grado di spiegare tutto e di chiarire un bel niente.

Una maestra d’armi custode di un sapere arcano. Una ragazza aggraziata esperta di scherma. Un timido ragazzo tiranneggiato da quattro bulli. Un palo della luce che illumina speranze che non sono buie.

Che rapporto può collegare quanto enunciato?

Cosi:

Perchè tutto quello che c’è, c’è già. Lui è il prescelto: il ragazzo con il palo, il Rod Boy. Un potere nascosto, quella lampada appesa al suo palo incendierà il mondo con il suo eroismo, contro i vampiri, contro la sua timidezza, contro le forze del male.

Prendete Buffy l’ammazzavampiri (il film), prendete i Power Rangers, prendete i vari sentai, moltiplicateli per 100 e aggiungete 10 volte dieci, e neanche vi avvicinerete alla portata visionaria che le avventure di Denchu Kozo imprime a quei canoni, trasfigurandoli, reinventandoli, innovandoli, parodiandoli e rendendoli….weird.

Quello è trash. Questa è sublimazione pura, arte del surreale visivo. Buchi che vengono scavati nella percezione della realtà

C’è solo una parola per definire The Adventure of Denchu Kozo: CULT. Assolutamente.

Non c’è una logica, è così assurdo che alla fine diventa plausibile. Viene facile da accettare che per ogni epoca compaia un ragazzo palo che lotti contro i vampiri. E’ plausibile che esso sia una persona normale con bollette da pagare, se crescerà. Non è un film che vuole essere compreso. No, lascia che i pensieri siano sparati lungo le strade a velocità vertiginose, che la realtà diventi un Anime variopinto, che Alien e Rocky facciano il filo a Megaloman, e che da un angolo della strada un ragazzino prenda a lampionate un vampiro. Si, signori, è così. Ancora più visionario di Tetsuo, senza toni industrial/goth. No. Qui è liquido nonsense, con il tempo che s’attorciglia su se stesso nel tempo che intercorre tra sconfiggere un demonio e finire testa in un cestino. Un videogioco intrapreso con i nostri sensi, effetti audio naif, recitazione naif, montaggio frenetico. E ridi, ridi ridi, finchè il tuo volto è deformato in una maschera di teatro.

Shinya Tsukamoto è un genio visionario. Questo non è Donnie Darko. E’ un vero Cult. Perchè la cultura giapponese dell’anime, manga e film deve molto a lui.

E ricordatevi: il passaggio di consegne avviene ciclicamente. La storia è stupida, si ripete.

E’ un fatto.

Veni veni venias

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 0:56

Soundtrack - Pathfinder, The Gathering

Tempo fa, un marzo di 4 anni fa, passai una notte su un letto tra scatoloni intorno, un computer acceso che aveva in loop questa canzone, odore di sigarette e candele.

Angelica stava giocando a The Incredible Machine, quando ancora Tim non era una sigla odiata, quando ancora bastava poco per perdersi nell’ordine di qualche idea e aprire l’ibook per versarcele dentro, tirando boccate d’aria. La casa polverosa di Castellana era l’ombra nel cielo arroventato dai vapori di sodio delle lampade, e in bocca il sapore del ferro. Nervoso, abbattuto e quasi senza forze. Quella sera stetti male, per un banale fraindendimento, e dopo aver parlato a lungo spezzai pochi attimi di riposo con altre di tensione, tensione che nemmeno un abbraccio riuscì a sciogliere.

Quello che ricordo nettamente è che, in treno, con gli occhiali da sole calati sugli occhi per nascondere gli occhi rossi, e la testa abbandonata accanto al finestrino, il telefono squillò più volte. Fu allora che ascoltai le scuse più strampalate della mia vita: prendere una persona mentre stava inseguendo un gatto ed alzare entrambi la voce aveva causato un "big mistake" di proporzioni colossali. Nessuno dei due aveva urlato all’altro, semplicemente avevamo aumentato entrambi il volume per due cause differenti (presunta caduta del telefono per lei, Englishman in New York sparato dalla casse per me), la seconda telefonata "Oddio scusascusa se te ne sei andato quando io stavo dormendo, sono rinc…persa: ma certo che a voi due v’hanno fatto con lo stampino" - "Ehm, scusa, stavi dormendo come un macigno, t’ho anche svegliata e mi sei ricaduta in letargo, e ti ho lasciato un bigliettino: ma l’hai letto?" - "Bigliettino dove?" - "Comodino" - "Questo? oddio, pensavo che l’avessi scritto io…c’è scritto che perdevi il treno…scusa!" (mezz’ora di risate)

Credo di avere riso come un pazzo per il resto del viaggio. Davvero come un pazzo.

Una volta lessi che con le persone con le quali si sta bene, si è felici anche quando c’è d’arrabbiarsi. In parte è vero.

Solo che, adesso, mi chiedo davvero se quanto sta avvenendo dall’altro lato del clan, ossia quello che non riguarda la cosiddetta "linea (di sangue) romana", sia inscrivibile a quanto sia successo anni fa. Un big mistake alla fine è la spiegazione più logica, entrambi abbiamo abitudini simili: orari assurdi, e la tendenza a sparire a lungo. Casistica nella quale si ricade, impegni pesanti e rapporti umani non proprio facili, i quali chiedono dei tempi di rimarginamento a volte lunghi.

E così mi ritrovo a pensare al fumo delle sigarette e delle candele, e al mio mondo. Agli intricati macchinari che spingono i nostri comportamenti, al come è facile aprire il telefonino e fare una chiamata, ma come è difficile decidere di farlo. Guardi davanti a te e vedi un po’ le stesse indecisioni, in fondo. Ma tutto ora va meglio, sai che se vuoi prima o poi ci riesci.

Che cosa so, davvero? Quello che sento davvero dentro di me, istinto. Se il mio istinto mi dice che ci vuole tempo, ce ne vorrà. Il mio istinto, quello che non mi ha fatto cancellare dalla memoria quella ragazza dagli occhi marroni che giocava a TIM, lo stesso istinto che mi ha detto "aggredisci ora", e che davanti ai biscotti, al passito e al fragolino ha fatto bruciare dei biglietti da visita in un novembre che ha ripetuto quel novembre.

So anche che non ne è stato facile. Ne porto i segni ancora addosso. Se si presenterà una nuova battaglia, non avrò paura di combatterla, sia per me, che per chi mi è amico/a, ma ammetto che sono stanco. Se c’è da combattere, che sia per ridere così demenzialmente, come Pirgopolinice, piuttosto che come Davide contro Golia, o Eric Draven assortiti, con guerre strenue e trionfi immensi.

Vivere è dannatamente complicato, anche se ha dei risvolti meravigliosi.

Sabato 19.03.2005

No regrets ’cause I got nothin to lose

Archiviato in: La nona Arte, Like the Humans do, Musica, Riflessioni — Artois @ 15:49

Una volta un mio conoscente mi regalò un cd di musica irlandese: un libretto e 22 tracce per quasi 65 minuti di musica.
Lo pagò anche una discreta sommetta, la confezione era molto ben curata ed elegante e le tracce interessanti; credo che abbia anche passato la prova ascolto, i primi dieci secondi di ogni traccia.

In effetti le prime due tracce sono orecchiabilissime e molto belle, entrambe dei Chieftains ed altre di autori più o meno conosciuti: un bel regalo direste, e invece il cd va man mano perdendosi, i pezzi divengono ripetitivi e già ascoltati altrove, tant’è che l’effetto in ascolto diventa sempre più simile a quelli delle raccolte pubblicate dalla Narada, ossia tutte uguali e tutte che di irlandese/celtico hanno solo il titolo, scadendo in voci più o meno falso eteree e arrangiamenti elettronici (d inoltre in un paio di pezzi l’arpa era campionata con un effetto riverbero fastidiosissimo), in pedissequa imitazione dei Clannad e di Enya della prima maniera.

Per stringere il cd alla fine si è rivelato un prodotto piuttosto presuntuoso, pretenzioso ed in fondo inutile. E’ molto bello con la sua forma a libretto, con il booklet interno in pergamino e losanghe e greche, ma solo bello a vedersi.

Un po’ come Wolf’s Rain.

Mi ero scomposto in passato, dicendo "datemi un fazzoletto, è un capolavoro". Lo è stato per due, tre puntate. Ma alla quarta, già il retrogusto iniziava a dissolversi. Strano, mi sono detto: ci sono serie che hanno avuto una partenza lenta, una su tutte la recente Last Exile, o anche il Conan di Miyazaki era sotto "effetto diesel". Wolf’s Rain invece dopo un avvio pulsante si è appiattito di colpo.

Non ho aspettato la fine del passaggio televisivo. Ho recuperato tutta la serie, e me la sono vista in un paio di notti. Sconvolgentemente la trama gira intorno a se stessa, apparentemente slegata. Non sarebbe un male, se i personaggi avessero delle psicologie non dico complesse, ma almeno plausibili, o se la lentezza fosse dovuta allo sviluppo degli stessi. In realtà, durante il viaggio verso il "giardino", o "paradiso" (reputo banale e sciocca la decisione di lasciare il termine in giapponese Rakuen scelta dall’adattamento italiano), vediamo scadere lentamente le psicologie abbozzate nei primi episodi in macchiette, in modo da ottenere il leader carismatico e taciturno (teoricamente un clone del comandante dell’aereonave Silvana, sia nell’aspetto fisico che nelle posture, ma senza il carisma che il buon Alex aveva in Last Exile), il controleader sbruffone e solitario, la/il sweetheart (passatemela, su) ed infine il classico ragazzino spavaldo e infantile che qui inoltre s’atteggia a donnaiolo. Il tutto condito da una "guerra" tra nobili e popolani, improbabili detective privati, scienziate dal notevole aspetto e ubriaconi cacciatori che divengono amiconi. Lo stesso comportamento dei Nobili è inspiegabile e fuori da ogni logica.

Dovrebbe la trama, a questo punto dipanare l’intrigo. Ma la trama latita, non c’è. Vengono aggiunte situazioni a situazioni, entrano in scena nuovi personaggi, al limite della citazione (c’è persino Jun, tirata a piena forza dal Grande Mazinga), scoppiano altre conflittualità perchè "il viaggio per Rakuen è lungo" come spiegazione, per poi…concludersi.

Per carità, nulla da dire sulle animazioni, sui disegni, sul character design e specie sulla musica: Yoko Kanno è la solita cambiale in bianco. Ma…il resto? Che fine ha fatto?

Nessuna fine, non c’è mai stato. Per esempio, durante l’inizio, la combriccola dei lupi viene attaccata da una macchina bellica. Splendido il combattimento, meraviglioso, dal punto di vista delle animazioni e della cura. Ma…da dove viene quella macchina? Chi l’ha attivata? Perchè era tarata per aggredire i lupi?

Tutto viene spiegato di striscio. Ma il sospetto è che quella sequenza c’è poichè è scenica.

E ci sono molti, molti casi del genere.

Ed, esattamente come Evangelion, anche Wolf’s Rain ha avuto due finali discordanti. E nel secondo, il tentativo di spiegare i troppi punti accennati e mai conclusi è affannante.

Affanno che si nota anche per la presenza di ben 4 episodi riassuntivi, affanno presente nell’uso di gag e duetti comici tra il cacciatore assetato di vendetta e il giovane in caccia della sposina scienzata dall’aspetto notevole, o di episodi inutili ai fini della storia (un esempio è "Lupi Decaduti", poteva essere un elemento folgorante e invece finisce in retorica).

Si è voluto fare troppo, e ci si è riusciti. Si è fatto troppo poco.

E concludo. A me, neanche Stray piace, con tutto che per la Kanno stravedo.

Mercoledì 16.03.2005

Hai

Archiviato in: Non catalogato — zoon @ 14:31

mai coinvolto la stringa del raccolto nei tuoi propositi di crescita? Se sì, lo hai fatto in un modo non quantistico, per cui i risultati saranno strettamente tridimensionali.

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