Si, io Credo.
Grazie a Diego Cuoghi. E grazie ad Apple, per aver avuto il suo ruolo nel riunire quattro folli.

Grazie a Diego Cuoghi. E grazie ad Apple, per aver avuto il suo ruolo nel riunire quattro folli.

Luna, mostrami la strada e portami via con te, la via è dura e irta di dolori,
mostrami perché io son qui e non li con te, perché sempre a penare,
perché ci stò sempre a pensare?
Fammi finire! Non vedo perché…
Ho Luna…
Mostrami il percorso, in mezzo lande calde di deserti afosi,
attraverso boschi nebbiosi, mostrami il perché devo correre così,
come se non avessi una meta…
Ahi se non avessi almeno te che mi illumini il cammino, spiegami il perché…
Perché son qui e non li con te…
Spiegami il perché capisco sol ora che la strada è la mia via…
Spiegami il perché non mi importa piu’ nulla nemmeno di me.
Ulula o vento fraterno, che le mie lacrime trasporti lontano asciugando un viso ormai oscuro di pensieri, segnato di vita mai vissuta.
RedFoxy
Non ho intenzione di categorizzare questo post, e quantomeno di registrarlo. Spero solo che la connessione si blocchi, come è solita fare, durante l’invio.
Non credo di star bene, mi ha preso un disturbo spaventoso alla bocca dello stomaco, e non ho il coraggio di dire che sto male. Non male male, ma un po’ di fastidio ce l’ho.
E’ quasi tutto organico, stanchezza, un po’ ritardi e rimandi, e la voglia di essere altrove, ma era tassativo: dovevo fermarmi. E mi sono fermato per quella sosta ai box. Forse la dovevo ritardare.
O forse no.
Ci sono dubbi, e sono felice che riguardino solo mie scelte.
Intanto sto finendo di disinfettare la mia vita. Mi sono disiscritto da un paio di mailing list tecniche e ho ritirato la sottoscrizione da tre newsgroup, e domani passeggiata nella neve.
Appena starò meglio, chiamerò una persona cara. E spiegherò cosa mi è preso.
FIELDS OF GOLD
Sting
You’ll remember me when the west wind moves
Upon the fields of barley
You’ll forget the sun in his jealous sky
As we walk in fields of gold
So she took her love
For to gaze awhile
Upon the fields of barley
In his arms she fell as her hair came down
Among the fields of gold
Will you stay with me, will you be my love
Among the fields of barley
We’ll forget the sun in his jealous sky
As we lie in fields of gold
See the west wind move like a lover so
Upon the fields of barley
Feel her body rise when you kiss her mouth
Among the fields of gold
I never made promises lightly
And there have been some that I’ve broken
But I swear in the days still left
We’ll walk in fields of gold
We’ll walk in fields of gold
Many years have passed since those summer days
Among the fields of barley
See the children run as the sun goes down
Among the fields of gold
You’ll remember me when the west wind moves
Upon the fields of barley
You can tell the sun in his jealous sky
When we walked in fields of gold
When we walked in fields of gold
When we walked in fields of gold
Passatemi un fazzoletto. Bello grosso.
Wolf’s Rain è un capolavoro.
Sollevo il pedale dell’acceleratore per 15 giorni, fra un paio di giri, credo il 23 sera o il 24 mattina (dipende dal ritorno di un Emilievole dal distaccamento milanese di Ramallah).
Beh, mi sa che è giunto il tempo della prima sosta ai box, cambio gomme, rifornimento e piccola modifica ai flap.
Il comportamento della vettura per il mondiale 2005 è più che soddisfacente.
Ah, si. Me la tiro. E tantissimo.
E non me ne frega nulla di quello che potete pensare. Tanto chi ho vicino si è reso conto di quanto sappia essere metodico e meticoloso e scombinato e fuori dal mondo allo stesso tempo.
Un 2-1 che praticamente non serve.
Posso dire che ho eliminato il penultimo problema. La falsa amica, ex collega, ha dovuto incassare parte delle sue colpe, io ho qualche piccolo elemento di colpa in tutta la vicenda (la legge non ammette ignoranza, già), un peccato d’ingenuità, ma almeno così un grattacapo è terminato per sempre, così come “Sei simpatico”, “Siamo una grande famiglia”, “Blablabla”, “E’ divertentissimo”, è finito. Con tutte le parole di contorno, le sparate sull’aziendalismo e altri scempiaggini varie.
Ma mi sa, che si è trattata di una vittoria inutile. Davvero inutile.
Ora, aspetto l’altra attesa vittoria, non mia, ma di due cari amici. E adesso, strada spianata. Quando avrò il tempo e il modo di parlarti?
Ascoltami. E’ importante. Sennò sarà stata una vittoria inutile.
Te la voglio dedicare.
Quasi 400 chilometri in sequenza, 65 euro di benzina spesi, un paio d’occhiali rotti, tante foto sulla vecchia reflex e un po’ meno rabbia in corpo. E tanta stanchezza, mi sa che mi farò due orette di sonno in attesa di risalire sulla macchina e stare con dei veri amici.
Il senso di questa progressione notturna è lo stesso di un’esperienza similare che vissi 3 anni fa: una serata, io e la Pros, partimmo. Senza averlo deciso prima. Il giorno dopo rieravamo al punto di partenza. Non dopo aver disquisito con un barista di vita morte, miracoli ed uxoricidi, ah, queste suocere. E questi Fantasmi.
E avevo qualche dubbio, da un po’ di giorni, mentre il Thè alla vaniglia si sta raffreddando e mentre cerco di divinare il futuro dalle viscere dei biscottini al burro che devo consumare preferibilmente entro il 21/12/2004. Il dubbio che la mia rinnovata forza interna, il mio prendermi costantemente in giro, e soprattutto, il mio addormentarmi senza più piangere o sentire senso di mancanza, siano dovuti al perdermi o autosuggestione. L’ho pensato seriamente quando ho preso informazioni dettagliate sulla personcina che si è professata a parole una vera amica solo per un drink pagato, ma che dietro, straparla.
Ma non mi interessa, e addento un altro biscottino, un po’ meno morbido dell’altro, ma con la crema di cacao dentro. Sorseggio il thè e penso. a certe parole che sporcarono delle anime tempo fa. Cercavo i riferimenti al nostro viaggio, e mi sono fermato a: Artù, perchè non lo cerchi quel vero Graal? - 1.10.2001 - 23.03
C’è una frase, un exept, che estratto ora ha un senso che suona meravigliosamente:
“mentre gli dicevo, tranquilla (si riferisce a lei, la pros), che per tutto c’è un tempo
e presto arriverà anche quello per i suoi sogni.”
1.10.2001-19.11.2004. E’ pur vero che mancano ancore due tessere, ricondurre una persona su quel pavimento che sa di legno ed inchiostro, per avverare un sogno che non è solo mio, e finire quella casa che progettammo anni fa. Ma è meglio non forzare i tempi.
E rileggendo quelle parole, ho capito il senso del mio viaggio notturno. Capire se io ero lo stesso di 3 anni fa, appunto. E la risposta è indubbiamente si.
Sono solo cresciuto, ma è lo stesso. Non mi sento affatto morto.
” a fargli male e a decidere di invadere il suo mondo nel momento in cui non lo capiscono. hanno deciso di sfondare oltre e di colpire le persone a lui più care.”
“odia, se è necessario. ama, senza paura di farlo. lascia perdere il giudizio della gente,”
E’ risuccesso, ma tre anni fa, li lasciai correre via nella speranza di Roma. Invece, qualche mese fa, ho reagito quando è accaduto lo stesso. Ho odiato, ferocemente, ho amato, con tutte le mie forze (e cito un private message di una blogger che dovrebbe imparare a reagire, a graffiare e mordere “Il tuo blog è un atto d’amore verso di lei di una forza spaventosa”, peccato che è così retorica, questa blogger, da invalidare la forza dei suoi pensieri, e Tine, prendilo come un consiglio da chi ci è passato ), e alla fine, e lo dico a te Pros, so che il Graal è qui: Mi basta solo stendere la mano, prenderlo, scrivere una scheda con una matita e sorseggiare un altro thè, mentre il caminetto crepita e il legno del pavimento sa di inchiostro.
Il Graal non è la presenza di, ma la consapevolezza di.
E tutto.
Mercì.
Io una decisione l’ho presa. Spengo il telefonino, programmo il Tungsten per portarmi prima nel cuore di Roma, poi Firenze e macinerò chilometri nel buio della notte.
Il senso non lo so. Però voglio farlo. Andata, passeggiata, e ritorno.
E domani, tutto da scoprire. Aspettatemi.
Torniamo a cose più serie, suvvia.
La mia terza esperienza da sceneggiatore, o meglio, dato i risultati, “scemeggiatore”, ha come titolo: “Il Borsello da Viaggio”.
Tutto è nato da un quesito: cosa sarebbe accaduto se un neogrunge morbosamente dipendente dai Nirvana e un ragioniere morbosamente dipendente da Gigi D’Alessio avessero in comune solo un borsello da viaggio, la stessa marca di sigarette e lo stesso cellulare? E chi è davvero Cristobal, il filippino melomane che come un deus ex machinae incombe simboleggiando il destino?
Forse lo sapremo nella prima settimana di gennaio.
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