Vecchia Città
Sto iniziando ad amare Orvieto, non quanto Roma, ma la giusta misura.
Ho notato che sto scrivendo qui sempre più di rado, e lo vedo come un fattore positivo. Lo usavo come sfogo, ed oggettivamente, ho poco da sfogarmi ora.
Ma, ci sono altri motivi dietro a questa latenza: il primo, e più importante, è che se devo dire qualcosa ai miei amici, quelli che contano davvero, ora lo dico a voce, o per altri canali. Poi, e che uno dei top lettori del mio blog è una persona che, oggettivamente, non dovrebbe saper più nulla di me. Il terzo, e che ho scoperto, e non sono il solo, che molti hanno strumentalizzato dei miei post. E’ pur vero che amo riferirmi per metafore, ma è pur vero che qualcuno fa finta che non sia vero. E lo fa con consapevolezza. O lo aveva fatto, a me non importa.
Importa, che, turisti a parte, Orvieto sa di legna bruciata, di edera che cresce nella pioggia, di pietra bagnata e di selce bruciata dal sole. Sa di tempo, e di altro tempo che ci sarà.
E fuori dalla finestra, il cielo si oscura. E la vecchia città si illumina.
