Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Lunedì 29.11.2004

The sound of Silence.

Archiviato in: The Host of Seraphim — Artois @ 0:58

Adesso sta dormendo, rintucciata sotto le coperte, la testa appoggiata sul cuscino, la mente chissà dove, in quale posto, in quale fantasia o sogno. E come dalle prime volte in camera sua, io appoggiato alla finestra, veglio sul suo sonno, non per scelta, ma per i miei maledetti ma solito ritmi vitali.

Sono stranamente inquieto e un po’ triste, stanotte, mentre ascolto che rumore abbia il silenzio, quando non posso ascoltare il suo respiro, che ha lo stesso suono.

Chiudendo un volumetto di Alita Collection, ho metabolizzato il perchè, e un po’ mi fa male. Ora ho quello che volevo, con due battaglie da chiudere, e persone che farò uscire dalla mia vita appena potrò, un clan che è lì, un ponte da condurre per due persone, e delle tavole che vedrò presto. Molto presto. Mi stropiccio gli occhi, tolgo l’ultimo sorso dalla bottiglia, e guardo le stelle che disputano con la luna il mio sguardo.

Ma la tristezza c’è. Percepisco un suo mezzo sospiro, nel silenzio della camera. Sospiro nel sonno, mentre la testa è lì, e il cielo ruota su di noi, per farsi osservare meglio.

Ma, io un po’ sono triste.

Che valore ha per noi il tempo? Le notti sembrano tutte simili tra di loro, ma la luna è diversa, così come l’aria. Diverse ma simili. Queste notti.

Ma, io sono un po’ triste.

Due anni. Due anni, quasi duecento secoli.

Chi mai potrà restituirceli? Dove saremmo adesso, se non fossero stati bruciati invano?

Lei riposerebbe comunque in quel letto. Io comunque scriverei sul mio portatile.

Ma qualcosa intorno a noi sarebbe stato diverso.

Due anni.

Ma Simon e Garfunkle ci spiegano che le persone si inchinano al Dio Neon che hanno essi stessi creato, e che per loro due anni non contanto nulla.

Io invece so, che in questi due anni delle lacrime sono cadute per terra, senza che esse siano mai state asciugate dalle guance.

Però adesso dorme, nella stanza. E io sento il suo respiro.

Mentre le stelle ruotano su di noi. Mentre il tempo trascorre. E adesso che scorresse pure. Sulla mia testa rivolta alla finestra, verso sud. Sul suo capo abbandonato, ma custodito,, sul cuscino.

Sui nostri sogni.

Domenica 28.11.2004

Quando udrai un fragor a mille Decibel…

Archiviato in: La carta che non c' e', Like the Humans do — Artois @ 19:19

http://pc.watch.impress.co.jp/docs/2003/0203/mov013.wmv

Le dimensioni non sono proprio quelle, ma almeno è qualcosa….

Se la notte è giovane, spero che l’età della pensione arrivi subito.

Tempo fa scrissi, e dato che la connessione UMTS costicchia e non mi va di ricercare il link, che i gruppi neofolk si assomigliano tutti. Ora aggiungerei alla lista anche i locali, pub, ritrovi, genere goth/medioevale. Ossia, suppongo che siano i MacDonald delle subculture: puoi andare a Roma, Orvieto, Milano, Londra, Los Angeles, Rangoon, Tokio, ed, esattamente come il panino con la polpetta di carne tritata e condimenti vari, trovare un locale esattemente identico, con gli stessi gusti, sapori, musica, odori, arredamento, avventori e tappezzeria di avventori, ripeto, esattemente identica in qualsiasi parte del mondo.

Se non avete ancora compreso, ripeto “Esattamente”.

Iniziamo dunque ad esporre le componenti comuni, non sia mai che non ne possa scaturire un eccellente catena in franchising.

Locale: se possibile mattoni in vista. Se non possibile, bugnato a buccia d’arancia, con mancanza di finestre: lo scopo è di lasciare una spiacevole temperatura interna stile ventre della balena, con tasso d’umidità intonato. Se possibile, seminterrato, costa di meno affittarlo.

Arredamento: Arte Povera. Povera di fantasia, ovviamente.

Zanzara: sia d’autunno, che d’estate che d’inverno, in questi locali c’è sempre una zanzara insistente.

DJ: Immancabilmente pettinato come Luke Skywalker, non mancherà di allietare la serata con delle scelte discutibili, come miscelare Barbarossa stonato dai Sex Gang Children, per poi passare ai The Robots dei Kraftwerk, passando per i Joy Division, piuttosto scontatamente Decades e sbattendoci su Saltarello, subito sfumato per l’orchesco grugnito del solito Signor Warner, e ancora mi chiedo cosa abbia fatto di male Brendan Perry per vedersi scalvalcato da una cover malcantata di Personal Jesus.

Poi il resto ho rimosso, ma la tentazione di saltare al microfono e declamare “Ed adesso ingraniamo la quarta e bando alle ciance: ecco a voi “Piero ed i Simpatici!”

Bevande: Se chiedi Idromele ti danno un succo di frutta alla mela con dentro alcool denaturato, o Shell V-Power, per quello che costa. Ma naturalmente se andate in un Pub che si suppone medioevale, non ci andate certo per bere? In compenso, la Heineken o la Budweiser c’è sempre.

Avventori: Ecco qui, the beautiful people. In attesa che l’assordante “Wake UP - Wake UP - Wake UP” si abbassasse, e io potessi maledire chi mi ha trascinato in questi posti (citazione: chi la coglie vince un premio), ecco appoggiarsi con la grazia di un rinoceronte obeso, il fratello adiposo di Mastro Lindo, oppure un cosplay di Ginoska, lascio a voi decidere. Io già m’aspettavo un “Como se spieka” o “Tu Gino e fa comunella co’ Mario. Io dà una botta in testa a te e te more”, invece lui ci prova con lei.

“Io so’ Legione”

“Eh?”

“Mi chiamano legione”

“Piacere…ma…”

Ancor prima di farle dire il nome, intervengo:

“Credo di sapere come mai: per quello che mangi e bevi, consumi il rancio di una legione e ingombri come una legione: ehi, andiamocene”

Non ho idea di come mai abbia avuto questa reazione, però Legione non m’ha polverizzato con un rutto come avrei supposto.

Certo, avevo pensato: “E puzzi come una legione”, ma il “basta chiacchiere mo’ botte, io mena te e te more” sarebbe scappato.

Credete che sia il solo elemento? Sbagliato.

Esiste anche il “modello Daria”, così classificato dal nome di un personaggio di un cartoon satirico.

Mettete che Ginoska, dopo aver cercato di abbordare la “donna” del Dj, ovverio Carrie Fisher con 20 anni di più, ma vestita fetish per nascondere la cellulite, viene trascinato via a forza dai buttafuori, si abbarbica al tavolo del bar, e si produce in una mossa da Smackdown: ovvero più patetico di Chavo Guerrero (chiedere alla Pros per spiegazioni), viene staccato insieme alla sbarra e portato a spalle fuori.

Indi per cui, Daria parte con un pontificale solenne sulla bestialità della natura umana. Non sazia, inizia a citare l’intero corpus Riciano, poi Le Fanu, poi ancora Rice, poi Le Fanu, poi Rice, poi Le Fanu, poi Rice.

“Molto dell’estetismo delle Rice è mutuato dai primi vagiti del romanticismo: ma non solo, ci sono echi di Fickte (lo scrittore inglese d’inizio secolo)”

Ma Daria è in circolo, ruota sui suoi concetti. Pare che addirittura non abbia letto nemmeno i libri della Rice. Però in compenso non ha riso quando Ginoska si è trascinato via la barra mentre veniva trascinato via, facendo cadere la cameriera in falso abito prerinascimentale in vero panno lenci. E con problemi di traspirazione, nonostante un simpatico decolletee.

La potenza del metallo: “Che c’hai da accendere?”

Veramente io ho pensato “T’accenderei quella maglietta dei Deicide, almeno t’asciugo i capelli”, ma non l’ho detto. Però porgendo l’accendino l’ho pensato.

“Che siete nuovi?”

“No, lavati con Perlana Black Magic”

E stavolta l’ho detto e pensato.

“E’ di spirito tuo fratello”

“Non è mio fratello”

“Ah, il tuo amico”

“Non è mio amico”

“Allora stai con me?”

“Sto con lui”.

“Si dai, però andiamo in un altro posto, qui è una lagna”

Mi riaccendo una sigaretta

“Non capisco come mai tu ci sia qui, però”

“Cioè è per vedere gente..mi chiamo XXXX”

Delirio puro (intanto Luke Skywalker ci martella con la sountrack dell’esorcista) sui testi dei gruppi metallari. In 20 minuti, ha espresso tre concetti: che forza, va alla grande, andiamo per le strade spacchiamo tutto quanto.

Qualcosa l’ha spaccata, a dire il vero: e non lo dico per rispetto dei lettori, ma lascio intendere che se metaforicamente l’ha spaccate due persone, fisicamente poteva farlo solo con me.

“Credo di avere capito perchè ti piace il metal”

“Perchè vuoi sentire la potenza del metallo?” (E qui sembrava Ratman)

“Perchè sei pesante come il metallo” (e qui ERA RatMan)

Ci alziamo, e mi congratulo con lei. Risposta davvero bella.

Per fortuna si è evitato l’attacco del “Lamento vivente nella stanza buia e oscura”.

In compenso, il fratello brufoloso di Austin Powers si piazza davanti noi: “Lo sapete che io sono un Real Vampire?”

“Io invece sono un Real Fighter: cioè ho provato a partecipare alla trasmissione, però quando ho visto il conduttore scodinzolare per una biondina me ne sono scappato”

Ma ahimè l’ennesima ri ri ri edizione di Totus Floreo venifa messa in crossfading con Amerika. Rammstein, per la precisione.

E al grido di “Und vor Paris steht Micky Maus” e “Coca Cola unde strasse”, usciamo dal medieval pub con un angoscioso dubbio:

“Ma che ci faceva un Dj lì dentro”?

E intanto eccoci alla macchina. Apertura centralizzata, sportelli spalancati, messa in moto, chiusura sportelli, tipo che bussa al vetro e:

“Dai cellulare e soldi”

“Eh?”

“Qui cellulare e soldi subito”

Lo fisso. Lui, barba di 4 giorni, lineamenti duri ripete “Dai ora soldi e cellulare”, in mano un pezzo di ferro.

Di colpo mi viene dal basso del cuore un “Ma Vaffanculo, va!” Il che lo spiazza.

E faccio partire di scatto la macchina. E lui fa una capriola che sembra l’uomo ragno.

Eh, no. Non sono tipo da Gothic Pub.

E la Fiesta va, per le stradine medioevali (almeno quelle). E lascio la playlist di “Latte e i suoi Derivati” con qualche protesta da parte di lei, per Caparezza:

‘Sti quindicenni c’hanno la malaria, la faccia pigra, fanno già uso di Viagra, nella sagra degli stolti gli stolti sono molti, folti stormi di gotici morti stateve accuorti! Predicano morte, vogliono morte, morte a palate, se vi piace la morte spiegate… pecché nun v’ammazzate?”

Si lo so. Sono cinico, stronzo e snob.

Ma che ci volete fare. Purtroppo, siamo rimasti in pochi.

Sono indiscutibilmente dark/goth. E senza che abbia dovuto atteggiarmi mai.

E tra un po’ dovrei dormire. Metto su Sting.

Buon giorno. Ci risentiamo.

Sabato 27.11.2004

Vecchia Città

Archiviato in: La carta che non c' e', Musica, Riflessioni — Artois @ 17:50

Sto iniziando ad amare Orvieto, non quanto Roma, ma la giusta misura.

Ho notato che sto scrivendo qui sempre più di rado, e lo vedo come un fattore positivo. Lo usavo come sfogo, ed oggettivamente, ho poco da sfogarmi ora.

Ma, ci sono altri motivi dietro a questa latenza: il primo, e più importante, è che se devo dire qualcosa ai miei amici, quelli che contano davvero, ora lo dico a voce, o per altri canali. Poi, e che uno dei top lettori del mio blog è una persona che, oggettivamente, non dovrebbe saper più nulla di me. Il terzo, e che ho scoperto, e non sono il solo, che molti hanno strumentalizzato dei miei post. E’ pur vero che amo riferirmi per metafore, ma è pur vero che qualcuno fa finta che non sia vero. E lo fa con consapevolezza. O lo aveva fatto, a me non importa.

Importa, che, turisti a parte, Orvieto sa di legna bruciata, di edera che cresce nella pioggia, di pietra bagnata e di selce bruciata dal sole. Sa di tempo, e di altro tempo che ci sarà.

E fuori dalla finestra, il cielo si oscura. E la vecchia città si illumina.

Giovedì 25.11.2004

Portraits of you.

Archiviato in: Non catalogato, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 3:47

- Mi piacerebbe vedere delle foto di Elk da cucciolo.

Non ho potuto far altro che sorridere ai racconti più che nomali, alle pose plastiche, davanti ad un bicchiere di buon vino, un po’ di pasta al forno, e quegli amici che se capiscono che sei preoccupato per una telefonata cattiva, e non vuoi rispondere, non insistono più di tanto. E sei costretto, a rivelare cosa è avvenuto, per poi riderci su, guardando quelle foto che parlano di un tempo che non è trascorso, ma che c’è stato. E, nella carrellata del batuffolo lupesco, poi, in un paio di foto ci sei anche tu.

Il tempo di prendere un sorso, accendere una sigaretta e viaggiare indietro nel tempo.

Passi che s’incontrarono tempo fa.

Passi che ora percorrono la stessa strada.

Martedì 23.11.2004

Due marce.

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 12:43

L’impianto di condizionamento della mia vettura contempla solo due livelli: Respiro del Drago, e Valle del Pinguino.

Tratene le debite conclusioni.

Lunedì 22.11.2004

Ho bisogno di pillole…

Archiviato in: Non catalogato, Riflessioni — Artois @ 22:13

…che facciano passare il mio mal di testa.

E comunque, Alien Vs Predator potrebbe scontentare molti: sia per la mancanza di Governator, sia per la trasformazione dei Pretator in Klingon ipervitaminici (ma come li infili nell’Enterprise?), sia per l’intreccio.

Purtroppo, la fazione da tifare, per colpa di legami di sangue, era scontata.

Resta tuttavia una duplice consolazione: in quell’incubo Gigeriano che era la piramide, intricata come il Registry di Windows, un baby-alien ha avuto la meglio, sia come interpretazione, che come espressività, che nella lotta, rispetto a Raul Bova.

Si, è vero. Vado a vedere dei film “easy shot”. Tanto, alla stupidità umana non c’è limite.

Comcludendo: in quanto socio e membro della LAV, non posso fare altro che lanciare una nuova compagna:

“No alla caccia”.

Anche loro hanno il diritto di vivere.

Giovedì 18.11.2004

E a Sanvean s’alza sempre la nebbia.

Archiviato in: Chi Sei?, The Host of Seraphim — Artois @ 5:09

Con oggi sono (otto ed) un quarto di secolo.

Ho cancellato un post perchè ormai l’ho raccontato a voce, e basta così. Qui era inutile, voglio mantenere il più possibile una delle tracce della scelta migliore che abbia mai fatto.

E adesso…so che stai dormendo, mentre il cielo è il trionfo delle stelle che stringendo e socchiudendo gli occhi divengono pozzi di luce. Riposi, comprendo le ragioni della tua stanchezza, e posso augurarti solo un sonno rinfrancatore, a te, a Brizio, a Max e Emiliano. Per me, invece, mi basta questa notte, l’aria così fredda che respirare, anche se non si dovrebbe, diventa così piacevole da rendere le sigarette solo un sapore e non una dipendenza.

Andare oltre. Non è facile, ma si può farlo. Ho lasciato dei sorsi da bere, io ho lasciato quella dipendenza, mi sa. Li ho lasciati per brindare ad un trionfo futuro che ci sarà, lo sento. Li ho lasciati, perchè, ad un certo punto, parlando di una vecchia amicizia, molto vecchia, ho nettamente avvertito quella che sarebbe una sensazione familiare. Per ora non posso confidarlo a nessuno, perchè non so ancora di cosa si tratti esattamente, ma piano piano qualcosa riemerge, dal passato. Qualcosa che…chiede al vento di posarsi, di non scuotere, qualcosa che vorrebbe comandare al tempo di stabilizzarsi, alla notte di non spezzare il sonno, ma lasciare che s’avvolga come un piumone, qualcosa che trasformi le preoccupazioni in legna da ardere per riscaldare una stanza.

Quanto vorrei che quei bicchieri colmati stasera non si svuotassero mai: oggi, un piccolo risultato, che li ha fatti riempire. E ancora domani, e ancora domani. Voglio che ti preoccupi ancora perchè temi che il tuo personaggio nel gioco di ruolo abbia condizionato gli altri partecipanti, così che tre persone ti tranquillizzino che è normale. Voglio che siano queste le uniche preoccupazioni che v’affliggano, perchè sono le uniche che meritate. Perchè appena risolte portino la contentezza di essere più sollevati. Sogna, sogna anche il tempo del ritorno, o semplicemente, chiacchiera nel sonno e chiedile pure quello che vuoi.

Sai, il tempo sta scorrendo via, giorni si sussieguono a notti, le case cambiano, i modi anche. Ma se tendi la mano, puoi afferrare altre mani tese.

Non mi sembra una frase fatta o un dono inutile.

Anzi.

PIano, piano. Lentamente. Oltre la memoria di tempi trascorsi, oltre le speranze di un futuro che sembra già vissuto, oltre il presente illuminato dalle stelle che vincono il buio. Oltre le lacrime imposte, oltre i sorrisi di circostanza.

Oltre tutto questo. Lì, davanti.

Davanti a tutti. Davanti.

Altri mille di questi anni. Altri mille di questi anni per tutti noi, per tutti quelli che se tendono la mano ne incontrano altre.

Anche per chi sembra allontanarsi, ma che tornerà.

Fate conto che le coperte siano state rimboccate.

Perchè io lo so. C’è sempre qualcuno che veglia su di noi.

Sabato 13.11.2004

Giornata del c…o

Archiviato in: Like the Humans do, Non catalogato, Riflessioni — Artois @ 20:11

E’ iniziata con un bisticcio. Ascoltate un consiglio, non dite mai ad un vigile urbano “Io non concilio, questa è un multa del c…o”. Ma ho 60 gg per ricorrere. Sigh.

Iniziamo la carrellata con degli orrori: ho perso il black box…si, non so come, ma l’ho perso da qualche parte. Ieri lo avevo portato per convertirlo in AAC, e stamattina non l’ho ritrovato più. Maledizione a me a quando ho fatto partire la rivalutazione di Ozzy Osbourne.

Ora, non ho idea di cosa abbia infagato il mio karma, oppure da un sommario Auspex cosa ne venga fuori. E’ toccata alla chiave del portoncino spezzarsi nella toppa. E due.

Arrivo al parcheggio, dove per incastrare la macchina ho dovuto fare salti mortali perchè un salto mortale dalla rupe al proprietario della Ibiza vecchio tipo non m’era concesso, e devo fronteggiare lui: L’Ausiliario del Traffico.

Questo triste omino ha una missione da sbarcare: rendere la vita impossibile al pedone e all’automobilista: capirete, lui ha le sue motivazioni, ed anche io, e collimano: “Mors tua vita mea”.

La sfida: “Mi scusi, ma questa è una multa?”
“Si”
“A che e di per grazia, scusi, qui leggo “Violazione della segnaletica verticale”
“Hai parcheggiato dove non devi parcheggiare”
“Ah, e sentiamo: come mai”
“Solo residenti”
“Mi tolga IMMEDIATAMENTE LA MULTA”
“Che hai da lamentarti”

Indico il lunotto posteriore.

“Questa è l’autorizzazione a posteggiare poichè io RISIEDO QUI”

“Documenti”
“Eccoli, non sono tenuto a darli, ma è soddisfatto?”

L’omino guarda la targa della mia macchina, la targa della macchina accanto parcheggiata di traverso, la mia targa, e strappa la multa. E poi segna su un blocchetto qualcosa. Già mi prefiguravo “annullato”, quando lo stesso solleva in malo modo il tergilunotto e affibbia un nuovo foglietto verde.

Corro come un pazzo verso la macchina, e sollevo la minaccia verde tra le mani: “Violazione della segnaletica ORIZZONTALE”

“Scusi? E questa come me la spiega?”
“Hai la macchina che sta con due ruote fuori dalle strisce bianche”, con perfetto sadismo e sorrisetto “Ora ti sistemo io, satanista di [beeep] con la macchina targata Bari”
“… … …”
“Che vuoi adesso?”
“MI DIA DEL LEI; DIAMINE!, IO QUESTA MULTA NON LA PAGO”
“Non sono c***i che mi riguardano”
“La riguardano si, perchè la mia si e quella no? Io questa non la pago: è una multa del c***o”

Salgo in macchina nervoso, e mi fiondo sulla flaminia: in 40 minuti ero a Roma. Il tempo di farmi passare l’arrabbiatura seminandola dietro di me: ormai so fare solo una cosa, far oscillare l’ago del tachimetro intorno ai 120km/h…

Tralascio il cliente insolvente, che dopo essersi fatto fare persino la slideshow per il pannello luminoso, accampa scuse per non saldare la fattura, che io ho già emesso…anche perchè, mi è crashato Safari mentre stavo scrivendo. E via.

Dunque, mi reco a Ponte Milvio. Obiettivo, caricare il telefonino e salutare una amica. Non vuoi che mi dimentico il telefonino li e me ne rendo conto solo a 3 km da Nepi? E via, torna indietro, 140km buttati.

Ma, una volta recuperato il T630 cosa scopro? Che, mrs “Non me freganulladeteoddiomochec’haiissoldimeimportaabbastache - nunmefaifabruttafiguraooddiiolacausacontroalladittavecchia, cheaveviunpostod’oromamegliochettenestaviacasatua” ha ricevuto una raccomandata con ricevuta di ritorno a nome mio. E si è fatta prendere dalle paranoie, avviso di garanzia, citazione in giudizio, ingiunzione di pagamento, sacrificio rituale, e giù di lì.
Peccato che sull’intestazione c’era scritto SOE, Sony Online Entertaiment….era l’invoice, aka fattura della mia copia di Everquest 2. Che non è arrivata a casa. Però prima di aprire la busta, ha ritenuto opportuno:
1) Chiamare il cellulare di casa, spento. Chiamare il cellulare del lavoro, lasciato a Ponte Milvio.
2)Andare in frency appena udito il nome della mia ex ditta
3) Chiamare casa e lasciare 3 messaggi. Richiamare il cellulare di casa e lasciare due sms, idem per quello di lavoro
4) Ripetere dal punto 1)
5) Chiamare in ufficio alla mia ex ditta
6) Chiamare al vecchio numero di casa
7) Ripetere dal punto 1).
8) Andare in frenesia e chiamare il 412 facendosi dare nell’ordine:
a) Il numero di casa di tutti i D.G. di Bracciano
b) Il numero di casa di tutti i M. di Vitinia
c) Il numero di casa di casa mia (credo).

E questo? Per una fattura di un videogioco che nemmeno mi è arrivato.

Ma…ma…ATTENZIONE!
Brizio al telefono mi dice che a Bracciano c’è l’Everquest 2 Collector Edition! ATTENZIONE!

E visto che per affari dovevo andarci, deviazione. Bella, bella la scatola, bella come il sole. Il mio tesssoroooo….Sfodero la “Lucente”, la mia carta di credito/bancomat e strisciata. Tiiii tttiiiitiii…errore lettura. Come? Errore lettura?
Tiii tiiii tiii…scusi signor commerciante, corro al bancomat.

Hop hop. Monte dei Paschi, inserisci carta: “Inserisci Pin: ” Attendere…attendere…attendere…mancato collegamento con la sua filiare.”. Espelle la carta, ma essa rimane per un po’ inghiottita. La tiro fuori con le unghie, e track…segno longitudinale sulla bandella magnetica. Sigh….

Lascio 20 euro per fermare il gioco. Non puoi. E le banche sono chiuse. E il bancomat è graffiato. Perso. Ma io non mi rassegno. Affatto. Corro in un altro sportello, banca di Roma, innesto il bancomat, e per la seconda volta in due mesi….buco nero. La macchinetta me lo ingoia. E non lo sputa più. “Carta non valida/danneggiata, contattare la sua filiare”.

FACCHiU’.

Ma non finisce qui…non finisce. E’ Hellraiser: imbocco la Sutrina, e guidato da “Supercar scassam****ia”, arrivo a Nepi. All’altezza dell’acquedotto il padre e la madre di Bruce Lee, armati di Fiat 127 “Fiorino” iniziano la frenata all’incirca a 100 metri di distanza. Il Fiorino sferragliante arriva quasi sotto alla mia povera Fiesta, e solo il mio pronto gettarmi a sinistra e sterzare a destra da parte loro evita il peggio. Ma non graffi da muro sul mio paraurti anteriore, lato destro e un graffio profondo sul paraurti e ammaccatura tipo “Minibollo” bianca appena sotto il faro, non rotto per miracolo.

Scendo, ormai più nero della mia maglia e più livido di Bela Lugosi in “Ai em Drecchiula” (cite).

Il nonno di Brandon Lee guarda con quel fare zen che solo gli orientali possiedono il faro spezzato del suo 127 Fiorino targato Cesena, mentre io guardo il minibollo bianco sotto il mio faro intonso della mia Ford targata Bari, e lascio fare quando con fare confuciano s’umetta il dito per soffregarlo sul minibollo.

“Pasta abrasa passa tutto”
“Pastra abrasa non passa…ehm, no, qui è profondo…ma il casino è qui, sul paraurti vede?”

La madre di Bruce Lee mi guarda, e commossa sta per abbracciarmi al grido di “Brendon nipoto mio, aqquanto me sei mancato!”, mentre il nonno di Brendon Lee, con fare Tao, mi fa notare.

“Faro piccolo rotto, graffio piccolo davanti il danno è di due”
“Veramente lei…mi è venuto addosso…io l’ho vista arrivare e ho sterzato bruscamente”
“Non capisco”
“Chiamiamo i vigili!”
“Meglio senza vigili”
“Ascoltare vigile saggio è”
“Non capisco”
“Aspettiamo i vigili”.

Il vigile arrivò: dopo mezz’ora. 80% la coppia zen sul 127, Fiorino. 20% io perchè mi ero fermato un po’ strano…

E ora…sono a casa. Sperando che non succeda null’altro. Ah, si, dimenticavo. L’utente Nimue_82 su DeviantArt non c’è più.
Se devi copiarmi qualcosa, copia le poche cose buone che ho fatto.

E adesso…aspetto domani. Tanto peggio di così non andrà mai.

E sono contento che i miei problemi siano solo questi, e che debba fare questioni solo per non far entrare una persona alla festa del mio compleanno.

Non aprite quella porta

Insonne.

Una nottata che avrei trascorso in questo modo: infilato sotto le coperte, a cercare di evitare gli incubi, ma cercando di cadere lo stesso in torpore o seduto sulla poltroncina, con un bicchiere in mano e The Serpent’s Egg nel lettore cd, in cerca di un conforto in uno dei tanti modi possibili. Forse le avrei telefonato, forse avrei diretto il muso della macchina, o le ruote della moto lì.

Quando credi che da certi umani hai ricevuto tutto quello che nel male potevano darti avviene sempre qualcosa che ti fa cambiare idea, in peggio. Il bicchiere rimane sul bancone, e i passi corrono verso la porta. Ti fai rincorrere, ma in mente ha solo il rumore dei tuoi passi per cancellare certi pensieri. E pensi solo a quando potrai tornare a casa, chiuderti nella tua stanza e ascoltare i Dead Can Dance a tutto volume, cercando di non curarti di nulla.

Ma Stanotte no. Reazione differente. 51 km graffiati via, via, via, con la sigaretta sulle labbra, lei accanto ed un imbarazzante silenzio che entrambi avevamo scelto di non rompere. Il tempo di arrivare a casa, e rendersi conto di non avere le chiavi. Abbandonate, lasciate lì sulla scrivania. E di tornare indietro non se ne parla. Indietro si torna solo se è importante.

Mi sovviene che ho chiuso la porta di casa e non ho dato alcuna mandata.

"Appoggiati alla porta: e fai pressione con tutti i tui 48 chili scarsi"

"Che vuoi fare?"

Mi tolgo lo spolverino, colpo di tosse, e apro il portafoglio: bancomat no, postamat nemmeno, biglietto da visita laminato, scelgo te come mia arma.

Incastro la lamina sulla base della porta e la faccio scattare verso l’alto, fino a trovare resistenza. Pressione, sulla borchia, finchè con uno scatto la porta si apre.

Entro prima di lei, accendo la luce elettrica, e ritrovo le chiavi di casa appese al portachiavi.

Non finisce…apro il powerbook, e sono ancora senza adsl. Ancora arrabbiato, afferro la cornetta, e chiamo il 187. Lei mi guarda, mezza stupita dalla mia reazione, mezza preoccupata o forse innervosita.

"Salve, **** ***** da ******, ho un problema con la vostra linea ADSL: ho aperto una chiamata due giorni fa, e ancora non ho risoluzione, ho la portante ma non riesco a navigare, l’errore che ho è 128-network unreachable"

"Ha provato a staccare e riattaccare il modem usb?"

"Ho un Macintosh."

"Ha installato alice aiuta?"

"Ho un f*****o Macintosh" (ok, il fottuto non l’ho detto"

"Si, ma deve installare Alice aiuta"

"Non gira, ho un macintosh, e se non mi collego, come ho già detto ad una sua collega ieri pomeriggio, come faccio a scaricarlo, ammesso che giri sul mio Macintosh?"

"Si, ha ragione: mi dà la sua email?"

" ******@tin.it"

"Le sto mandando Alice Aiuta in email. Deve…."

"Come ho già spiegato alla sua collega ieri, il problema non è MIO. Voi avete un Mux non allineato, ho il carrier ma non l’accesso alla vostra rete perchè il MUX DEVE ESSERE RESETTATO! SE LEI MI MANDA ALICE AIUTA IO LE MANDO HULK SPACCA!" (battuta usata già ieri ma d’effetto).

"Le passo il reparto tecnico".

"Buonasera, **** ***** (cut su enormi spiegazioni tecniche e sul calvario)."

"Stiamo resettando la linea. Lei spenga e riaccenda il modem."

Cosa era avvenuto? Tre giorni fa un fulmine aveva colpito la centralina del paesino medioevale nella splendida campagna Romana/Viterbese. La centralina è stata cambiata ieri, ma qualcuno non aveva comunicato ai tecnici, o meglio, Omini Telecom, che l’utenza 0761xxxxxx era abilitata all’adsl…

Alle ore 01.12, esattamente 23 minuti dopo la mia telefonata infuriata, rispondevo ad una email, con il seguente indirizzo IP 80.116.x.x.x

E ora…chiudo il messaggio. Non importa se si è assopita oppure sta attendendo che io rompa il silenzio.

Se vuoi delle risposte da me, adesso è il tempo. Fai le tue domande. Ti risponderò.

AGGIORNAMENTO DELL 5.29

In pieni cazzi miei, squilla il telefonino. A quanto pare, uno degli aborti di racconto che scrivo quando non ho niente da fare, ovvero quasi mai, è finito dove non doveva finire. Domani levataccia e giro di telefonate.

Snort…

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