Gets Me Through
Una volta abbozzai un principio di soggetto. Nemmeno sceneggiatura o canovaccio: proprio un soggetto, rimasto embrionale e buttato via.
Avevamo stabilito che avrebbe avuto forma di un albo, con uno stile vagamente Klimtiano, impostazione in apparenza piatta con campiture che dovevano gravare.
Io possedevo persino il titolo, ma non ebbi mai modo di comunicarlo: Elas I a VI.
Uno dei punti stabiliti era il seguente. Uno dei protagonisti, Elas, appunto, poteva, sapeva, riusciva, era condannato, gli capitava di astrarsi da questa realtà e di affrontarne altre, senza sapere quale fosse quella reale.
Il bello, o se preferite, il brutto, è che per poter “cambiare di dimensione”, avrebbe dovuto affrontare una situazione. Guardacaso innescata da un alter Elas generato da una sua scelta, un suo difetto, o una sua frase, o da uno dei suoi amici. Seppur erano altri alter dimensionali o roba del genere.
La novità consisteva nel mancato incontro di Elas con il se stesso o con il conoscente, poichè lui era se stesso in quel piano. Alla fine, l’alter Ego era l’Ego stesso. Quindi, niente scontri tra doppi malvagi, o proiezioni mentali. Nulla di ciò.
Solo una sana dose di responsabilità scevre da colpe.
Le tavole si sarebbero chiuse con un interrogativo. Quale piano dimensionale era quello corretto?
Ogni salto, era chiuso da questo motto:
Gli Dei ci puniscono esaudendo i nostri desideri.
