Scoprirò un falso amico e lo chiamerò “Falso Amico”
Il desiderio di scrivere non va quantificato.
Non deve essere nemmeno definito.
Non è nella quantità di parole, o nella qualità delle stesse che si deve cercare l’origine dell’atto creativo.
Siamo di fronte ad una storia che deve essere raccontata. Che sia vera o falsa è indifferente, nella genesi creativa essa è esistita per una frazione di secondo, quindi corrisponde a verità:
Non si maneggia altro che il presente, questa frazione. E lo scrittore è chi ha manipolato quella frazione, l’ha congelata in una particella, e l’ha riformata secondo i sui bisogni.
Quindi, chi scrive, almeno nel mio caso, ha bisogno di rendere tangibili le sue storie, dare una materialità che altrimenti mancherebbe. Le vuole rendere manipolabili, per evitare che esse vadano perdute.
Di solito pensiamo miriadi di scenari, di eventi, di fantasie. Ma svaniscono, o non hanno forma. Perchè manca il fissante.
Lo scrittore è una persona normale. Che ha trovato solo il collante per le sue intuizioni, per le sue visioni. E cerca di trascenderle nel piano reale.
E’ dunque un sognatore lucido.
