E’ uno stato d’animo strano. Sono stanco, ma allo stesso tempo non spossato, o assonnato.
Semplicemente sono sprofondato sulla poltroncina, mentre la finestra decide di alitarmi sul volto la notte di Roma.
Ho la porta di camera mia socchiusa, come se stessi aspettando. E nel lettore Cd uno dei più bei bootleg della Gerrard e di Perry, una delle tracce che non hanno mai scelto, ma che suona meravigliosamente, Mourner Rose, successiva alla prima versione di Gloridean.
E’ più forte di me, li metto sempre quando sono in uno stato d’animo intenso. E così, mi adagio sulla poltroncina, stringendo una coppa di cristallo, e sorseggiandone a poco a poco il contenuto.
E così, serenamente, rivivo molte cose piacevoli che mi sono capitate. Molte, non tutte, ma le ripasso in rassegna. E se chiudo gli occhi, ho tutto qui, a portata di mano.
Come se non fosse successo assolutamente nulla, o meglio, come se fossero solo paure. C’è tutto, il fumo delle sigarette nei vicoli di Castellana, le corse notture in macchina cercando chissà cosa, le dita consumate sulla tastiera, i cartoni della pizza ammassati alle 3 di mattina mentre ancora si dovevano richiudere dei computer, le decisioni inconsulte di fughe e ritorni, i continui squilli ed SMS, e il soffitto bianco da scrutare sdraiato sul letto mentre l’anta della porta di casa sbatteva.
Tutto qui. E poi volti, parole, frasi, strette di mano, urti, maleparole, biglietti dei treni e CD con musica che ascolto.
E poi…ma lo sapete.
Qui, tutto nel vento. Boccioli che dovrebbero essere fioriti ed appassiti, ma sono ancora lì. Così vicini, da tendere la mano per toccarli.
Sarà solo una questione di una notte, domani ritornerò il solito, ma ora, strano a dirsi, non sono ricordi dolorosi, come lo erano anche fino ad oggi pomeriggio.
Sono sereno, li ho qui. Li rivivo, risento quelle sensazioni che ho provato all’epoca.
Schegge, foto con un drago, trenini. La piazza che si spopola e noi ancora lì. La notte che cala arrossando il cielo. Il vento di Ostia.
Spirit di Brendan Perry, le origini della nostra fame. Foto di notte, verso una chiesa rupestre.
La Torre e le sue occhiaie vuote. Il sibilo del Gossamer, il sussulto delle ruote sulle buche.
Persino lo strappo muscolare dietro alla schiena sollevandola per il concerto.
E le cataste dei libri. E le luci viola, blu e rosse.
Il cigolio ticchettante di una tastiera IBM.
Il muoversi delle molle sul letto. Il mio sospiro sforzato.
E tanti, milioni di frammenti come questi. Insieme, sul muro della mia memoria. Sul quale mi appoggio stasera. Aspettando…
E sono sereno. Felice quasi, nel riaverli con me.
Qui.
E la conquista più grande è nel riviverli e non piangere perchè mancano, ma semplicemente riviverli. E sorridere.
Mi lascio accarezzare dalla notte di Roma. E aspetto che quella porta si muova.
Si, stanotte c’è tempo. Prima di un nuovo giorno.
Prima di chiudere gli occhi e immergersi nel sonno.
Sperando, che esso, a differenza degli altri, porti bei sogni.
Si, forse è così. Quello che avviene dopo l’alba, è un sogno.
Adesso, chiudo gli occhi.
Ed è come se non fosse successo nulla, se non qualche sogno agitato.
Un sorso. Riapro gli occhi e prendo dei fogli di carta cuciti assieme.
Che i miei occhi leggano, allora. E’ come tenerli chiusi, ma è per non fargli vedere i sogni prima del tempo.
C’è tempo. Stanotte.
“The Mourner Rose” di Brendan Perry
The roses in their arbour
Delights us with their show
They have such lovely flowers
Repaying our hourly hoe
After the summer showers
Happier those with gardens now
They have such lovely flowers…
When winter winter winds are freezing
As through the woods they blow
Our homes are warm and pleasing
We’ve fixed the thatch above it
The storm must weave havoc it
Happier those with shelter now
When winter winds are freezing…
We have allowance
in your life for a child
In the changing song
of the dawn