Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Mercoledì 30.06.2004

Desiderio.

Archiviato in: Chi Sei?, Riflessioni — Artois @ 1:21

Ne ho uno adesso.

Mi piacerebbe che ricevessero la buona notte. E che l’indomani, potessero avere quella serenità e felicità, che a differenza di molti umani, spetta loro di diritto.

Clickate sulla gif animata. E’ l’unica in movimento su questo sito. E’ l’unica con dei colori luminosi.

Non si tratta di banale copia e incolla.

Un link basta. Ma…portano con se raggi di luce e movimenti di gioia.

Buonanotte da parte mia.

Sta a voi, ora.


Martedì 29.06.2004

Gets Me Through

Archiviato in: Non catalogato, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 2:56

Una volta abbozzai un principio di soggetto. Nemmeno sceneggiatura o canovaccio: proprio un soggetto, rimasto embrionale e buttato via.

Avevamo stabilito che avrebbe avuto forma di un albo, con uno stile vagamente Klimtiano, impostazione in apparenza piatta con campiture che dovevano gravare.

Io possedevo persino il titolo, ma non ebbi mai modo di comunicarlo: Elas I a VI.

Uno dei punti stabiliti era il seguente. Uno dei protagonisti, Elas, appunto, poteva, sapeva, riusciva, era condannato, gli capitava di astrarsi da questa realtà e di affrontarne altre, senza sapere quale fosse quella reale.

Il bello, o se preferite, il brutto, è che per poter “cambiare di dimensione”, avrebbe dovuto affrontare una situazione. Guardacaso innescata da un alter Elas generato da una sua scelta, un suo difetto, o una sua frase, o da uno dei suoi amici. Seppur erano altri alter dimensionali o roba del genere.

La novità consisteva nel mancato incontro di Elas con il se stesso o con il conoscente, poichè lui era se stesso in quel piano. Alla fine, l’alter Ego era l’Ego stesso. Quindi, niente scontri tra doppi malvagi, o proiezioni mentali. Nulla di ciò.

Solo una sana dose di responsabilità scevre da colpe.

Le tavole si sarebbero chiuse con un interrogativo. Quale piano dimensionale era quello corretto?

Ogni salto, era chiuso da questo motto:

Gli Dei ci puniscono esaudendo i nostri desideri.

Lunedì 28.06.2004

L’uomo internazionale del mistero

Archiviato in: Chi Sei?, Non catalogato — Artois @ 2:53

Sto lavorando per voi, ed anche per me.

Entro breve i risultati.

Domenica 27.06.2004

Domani è lunedì: mi preparo adeguatamente.

Archiviato in: Musica — Artois @ 23:37

CapaRezza, Verità Supposte

Stanco e Sbronzo

Cameriere, portami da bere ancora un bicchiere di Franciacorta che ho da mettere alla porta, un’altra storia andata storta, stavolta l’amata è morta, sepolta e dannata, brindo a momenti piangenti come salici in calici d’annata, mica con uva annacquata. Bacco, guida tu questo insano caduto per mano di femmina, insisto, giacchè il meteo ha previsto banchi di nebbia sulla mia retina. Qui si brinda e non si lesina anche se si da un’immagine pessima di se stessi dopo l’ennesima sorsata assimilata per te. Eeeeh ubriaca è la mia vista la la laa. Eeeeh ubriaco sono io… Tant’è vero, che vedo gente che apprezza e gente che no perchè avvezza a tirare di scherno, nella rete di un teleschermo appeso alla parete, come il padre eterno. In questo inferno c’è chi tenta di riunire la famiglia e invece si mette in bella vista vestita da uno stilista, nel programma in cui ci si accapiglia. Garcon! Altra bottiglia, che sta roba piglia ad acido, ora vedo sulla mia epidermide vermi che non vedrei se fossi lucido, politici che giocano agli attori, ragazzi, che per lavoro c’hanno i genitori… uè, sono diventati tutti pazzi, li han convinti che saranno tutti imprenditoriii… Eeeeh ubriaca è la mia vista la la laa. Eeeeh ubriaco sono io… Ecco, arriva l’orco cattivo giulivo e suadente, un fiero menzognero che sa dire solo ciò che vuol sentire la gente, io non lo tocco il suo saio sono un sorcio sordo al pifferaio, oltretutto non sono più sveglio e poi, più tracanno coppe più m’inguaio. Il vino fa brutti scherzi ma lo bevo per conto terzi e subisco, è già mattina, e la puntina è vicina alla fine del disco, me ne infischio, un altro fiasco e mi addormenterò tranquillo, e al mio risveglio so che non vedrò ciò che ho veduto essendo brillo, per te. Eeeeh ubriaca è la mia vista la la laa. Eeeeh ubriaco sono io…

Statue spezzate.

Archiviato in: Chi Sei? — Artois @ 1:30

Spiega perchè tenga a Roma.

Spiega perchè sappia muovermi a Roma.

Spiega perchè abbia paura di certi luoghi a Roma.

I miei ricordi, su questi perchè, sono come le parti mutile delle statue. C’erano. Ora non ci sono più. Non sappiamo che forma avevano. Possiamo solo ipotizzarla.

Scoprirò un falso amico e lo chiamerò “Falso Amico”

Archiviato in: Non catalogato, Riflessioni — Artois @ 0:53

Il desiderio di scrivere non va quantificato.

Non deve essere nemmeno definito.

Non è nella quantità di parole, o nella qualità delle stesse che si deve cercare l’origine dell’atto creativo.

Siamo di fronte ad una storia che deve essere raccontata. Che sia vera o falsa è indifferente, nella genesi creativa essa è esistita per una frazione di secondo, quindi corrisponde a verità:

Non si maneggia altro che il presente, questa frazione. E lo scrittore è chi ha manipolato quella frazione, l’ha congelata in una particella, e l’ha riformata secondo i sui bisogni.

Quindi, chi scrive, almeno nel mio caso, ha bisogno di rendere tangibili le sue storie, dare una materialità che altrimenti mancherebbe. Le vuole rendere manipolabili, per evitare che esse vadano perdute.

Di solito pensiamo miriadi di scenari, di eventi, di fantasie. Ma svaniscono, o non hanno forma. Perchè manca il fissante.

Lo scrittore è una persona normale. Che ha trovato solo il collante per le sue intuizioni, per le sue visioni. E cerca di trascenderle nel piano reale.

E’ dunque un sognatore lucido.

Venerdì 25.06.2004

Tasso di Sincronia Zero.

Archiviato in: Chi Sei?, Non catalogato, Riflessioni — Artois @ 15:09

Mancata risposta ai comandi. Assenza di funzionalità. Blocco operativo.

Rifiuto, assenza, mancanza di motivazioni plausibili. Mucchi di ferro con fili, mancanza di funzionalità.

Non piloto più, non ci riesco. Fili e fogli che penzolano. Grovigli nei quali pulsa una corrente elettrica che non riesco a domare.

Muoviti,

Muoviti,

Muoviti,

MUOVITIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

Rigetto, mancanza, ansia, rabbia,valgo, fuga, contatto. Dipendenza, vuoto.

Collasso Mentale.

Fermati, rabbia, ostilità, FERMATI.

Collasso Mentale.

FERMATI. FERMATI. Rabbia, negazione, contatto, ostilità. Fermati. FERMATIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII.

Non entrare, non ti permettere. Barriera, autodifesa, negazione. Autoaffermazione, immagine di se, negazione. Proiezione mentali.

Dubbi, ansia. Vuoto. NON VIOLARE IL MIO SPAZIO.

Collaborazione, contatto stima rispetto.

Essere il migliore, apparire il migliore. Rigetto, ansia, anaffettività, orgoglio, negazione, disgregazione dell’io, apatia, morte.

FUORI, FUORI DA QUI.

VI ODDDDDDDDDDDDDDDDDIIIIIIIIIIIIIIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Reasons

Archiviato in: Chi Sei?, Riflessioni — Artois @ 0:37

Non credo di stare molto bene.
Questa non è una constatazione, è un dato di fatto. E si tratta di salute psicologica.

Gli scoppi d’ira paiono non avere origine, ma ci sono. Non riesco a tollerare alcune situazioni, che forse ho contribuito a generare. Ma è così. E devo trovare una motivazione accettabile.

La situazione richiede qualcosa di più che non il desiderio di sorseggiare da un bicchiere. Richiede un impegno che non posso e non riesco a dare.

O meglio, senza punti di riferimento, non posso appoggiarmi.

Questo mi conduce a cercare di dare delle definizioni e categorie su tutto, a cercare disperatamente conferme e rifuggire da situazioni d’indeterminatezza. L’autocontrollo sugli attacchi d’ansia alla fine ha reso paranoico il mio modo d’agire.

Non mi fido di nessuno, e cerco conferme. Voglio concedere fiducia, la ripongo per un attimo, ma poi la ritiro subito dopo. Non mi viene facile credere di primo acchito a quanto mi dicono. Però poi cerco di insistere e peggioro la situazione. Nutro dubbi e confido in parte. Per poi rinfacciare, e confutare la mia tesi.

E’ così da sei/sette anni, e credevo d’essermene liberato.

Ma non è una sconfitta. Adesso, in questo momento, consegnerei l’arma che può uccidermi definitivamente, e forse già la possiede, a chi ormai non deve darmi più conferme, perchè…di lei mi fido incondizionatamente. Ed è una verità assoluta, incontrovertibile. E non avrei mai voluto dirlo, perchè non voglio che sia un peso.

Ci sono solo tre persone in questa categoria. E tutte e tre lo sanno. Non c’è bisogno di fare nomi. Sapete che io vi credo, razionalmente ed emotivamente.

Ed è con voi, che appaio meno rigido e sorrido…ed avvicinandomi ad una di esse mi sono allontanato fisicamente dall’altra. Ma va bene così. Perchè spiritualmente è vicina. Questa persona.

Sia se guardo a Nord, che se guardo a Sud.

E’ questo il punto, che non mi fa disperare. Questa certezza. Una sicurezza enorme, quella che ci saranno momenti meravigliosi da affrontare insieme, battaglie da confrontare spalla a spalla, spada a spada, penna a matita, tastiera a tastiera, elettroni a giornali, libri ad albi. Mentre la terza persona, partisce con me la mia reale essenza, ed il rumore dei passi sotto il baldacchino che protegge Roma. E’ così.

Ci sarà qualcuno che al negarsi risponderà con “mi vedo costretto a prendere le distanze”. Posso prenderne atto. E lasciare le chiavi della porta sulla scrivania, se non mi troverà potrà lasciarmi un messaggio, o riferire a chì poi parlerà con me attendendo i mezzi nella nottata di Roma.

Io lo so, non faccio nomi. Per voi è facile riconoscervi.

Così come è facile per chi ho un sentimento forte di amicizia e stima leale.

Giusto, devo dirvelo. Le tre persone di sopra sono più che semplici amicizie, ma c’è qualcosa in più, diverso per loro. Natura, per esempio, condivido una natura, siamo sullo stesso piano, ma con un fenotipo diverso, c’è un patto che ci lega.

Tutti e tre vediamo le stesse cose ed abbiamo qualcosa in comune tra di noi.

Non abbiatene a male, chi è mio amico. La sorgente del legame è diversa, ma la forza è simile. Si, sia che anche a distanza, anche mediato da un mezzo che pare la rinascita delle corrispondenze. Anche se con te ci litigo quasi quotidianamente per questioni lavorative e con la mia rigidità ti creo problemi, come tu con il tuo atteggiamento per me inincasellabile rispondi a tono. Sia che il legame di stima professionale per le mie capacità di nuovo “alchimista” ti hanno portato a cercare di comprendermi.

E per chi, dal semplice “Professore”, il saccente perennemente imbronciato ha saputo vedere oltre, e più volte, ha aspettato che scendessi di casa.

E chi ha diviso un pezzo di Novembre, chi mi ha conosciuto come amico di un amico ed lo è diventato per me. Chi mi ha sopportato, chi non mi sopporta ma tiene segretamente a me. Chi sa che nonostante i miei difetti c’è sempre una mano. Chi crede che sia interessato, ma vuole illudersi che forse…e non s’illude.

Chi mi odia perchè l’ho deluso, chiunque non sia indifferente o falso nei miei confronti, ed io lo consideri amico. E chi vuole che io gli sia amico, ma io non lo permetto.

Ed infine…a chi chiedevo in fondo al cuore, anzi, pregavo “don’t fade away”, ed è svanita, senza darmi il tempo di dire “goodnight”.

Ed estendo l’invito anche a chi si ferma a leggere questo blog.

DO YOU LOVE ME?

Giovedì 24.06.2004

Accettazione?

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 3:02

E’ uno stato d’animo strano. Sono stanco, ma allo stesso tempo non spossato, o assonnato.

Semplicemente sono sprofondato sulla poltroncina, mentre la finestra decide di alitarmi sul volto la notte di Roma.

Ho la porta di camera mia socchiusa, come se stessi aspettando. E nel lettore Cd uno dei più bei bootleg della Gerrard e di Perry, una delle tracce che non hanno mai scelto, ma che suona meravigliosamente, Mourner Rose, successiva alla prima versione di Gloridean.

E’ più forte di me, li metto sempre quando sono in uno stato d’animo intenso. E così, mi adagio sulla poltroncina, stringendo una coppa di cristallo, e sorseggiandone a poco a poco il contenuto.

E così, serenamente, rivivo molte cose piacevoli che mi sono capitate. Molte, non tutte, ma le ripasso in rassegna. E se chiudo gli occhi, ho tutto qui, a portata di mano.

Come se non fosse successo assolutamente nulla, o meglio, come se fossero solo paure. C’è tutto, il fumo delle sigarette nei vicoli di Castellana, le corse notture in macchina cercando chissà cosa, le dita consumate sulla tastiera, i cartoni della pizza ammassati alle 3 di mattina mentre ancora si dovevano richiudere dei computer, le decisioni inconsulte di fughe e ritorni, i continui squilli ed SMS, e il soffitto bianco da scrutare sdraiato sul letto mentre l’anta della porta di casa sbatteva.

Tutto qui. E poi volti, parole, frasi, strette di mano, urti, maleparole, biglietti dei treni e CD con musica che ascolto.

E poi…ma lo sapete.

Qui, tutto nel vento. Boccioli che dovrebbero essere fioriti ed appassiti, ma sono ancora lì. Così vicini, da tendere la mano per toccarli.

Sarà solo una questione di una notte, domani ritornerò il solito, ma ora, strano a dirsi, non sono ricordi dolorosi, come lo erano anche fino ad oggi pomeriggio.

Sono sereno, li ho qui. Li rivivo, risento quelle sensazioni che ho provato all’epoca.

Schegge, foto con un drago, trenini. La piazza che si spopola e noi ancora lì. La notte che cala arrossando il cielo. Il vento di Ostia.

Spirit di Brendan Perry, le origini della nostra fame. Foto di notte, verso una chiesa rupestre.

La Torre e le sue occhiaie vuote. Il sibilo del Gossamer, il sussulto delle ruote sulle buche.

Persino lo strappo muscolare dietro alla schiena sollevandola per il concerto.

E le cataste dei libri. E le luci viola, blu e rosse.
Il cigolio ticchettante di una tastiera IBM.
Il muoversi delle molle sul letto. Il mio sospiro sforzato.

E tanti, milioni di frammenti come questi. Insieme, sul muro della mia memoria. Sul quale mi appoggio stasera. Aspettando…

E sono sereno. Felice quasi, nel riaverli con me.

Qui.

E la conquista più grande è nel riviverli e non piangere perchè mancano, ma semplicemente riviverli. E sorridere.

Mi lascio accarezzare dalla notte di Roma. E aspetto che quella porta si muova.

Si, stanotte c’è tempo. Prima di un nuovo giorno.

Prima di chiudere gli occhi e immergersi nel sonno.

Sperando, che esso, a differenza degli altri, porti bei sogni.

Si, forse è così. Quello che avviene dopo l’alba, è un sogno.

Adesso, chiudo gli occhi.
Ed è come se non fosse successo nulla, se non qualche sogno agitato.

Un sorso. Riapro gli occhi e prendo dei fogli di carta cuciti assieme.

Che i miei occhi leggano, allora. E’ come tenerli chiusi, ma è per non fargli vedere i sogni prima del tempo.

C’è tempo. Stanotte.

“The Mourner Rose” di Brendan Perry

The roses in their arbour
Delights us with their show
They have such lovely flowers
Repaying our hourly hoe
After the summer showers
Happier those with gardens now
They have such lovely flowers…
When winter winter winds are freezing
As through the woods they blow
Our homes are warm and pleasing
We’ve fixed the thatch above it
The storm must weave havoc it
Happier those with shelter now
When winter winds are freezing…
We have allowance
in your life for a child
In the changing song
of the dawn

Mercoledì 23.06.2004

Day of shit

Archiviato in: Non catalogato, Riflessioni — Artois @ 1:19

Giornata davvero pesante.

Ho preso due decisioni sbagliate, la base Airport continua a malfunzionare, ho trasformato un entourage in un “unentourage”, guarda caso rinfacciandogli quello che un falso che inizia con la M ma finisce con la O, con in mezzo una r ed una c, senza dimenticare la a, ha rinfacciato a me.

Dopotutto, erano partiti con uno spazio su Libero nel 2000, e con le foto del concerto dei The Cure fatte con una vecchia Epson/Seiko 2Mpixel.

Va bene, tanto manco m’interessavo più. Dopotutto, io e le mie i miei abiti *neri* ma classici che a momenti mi costano il triplo degli stracci in microfibra del Bacilladro ™.

So che non è vero, ma in quel gruppo mi sentivo estraneo, da sempre, questo è il bello.

Forse…perchè non mi vesto di scuro solo per “fare gruppo”. A me piace così.

Ah, già: la batteria del Titanium dura con la macchina a pieno sforzo un’ora e mezzo, contro le tre previste. Un brutto colpo.

Poi, torno a casa e trovo l’Italia eliminata (e stikazzi), 5 chiamate del fratello del padrone di casa (e stikazzi al quadrato), e una bolletta del gas, alla quale, però, stikazzi, in segno di “stacosanunmetoccapennienteparlaparlachenuntesentolalalalalalac’haidettoquarcosanunhosentitonulla!”
non lo posso dire. E mi tocca pagarla.

Ah, per concludere, lavando i piatti mi è caduto lo “Svelto”(r) nel lavabo facendo strage di due bicchieri da vino in simicristallo, a giudicare sul come non si siano sbriciolati.

Che dire?

Una giornata dimmerdadimmerda.

Ma mi consolo con un buon bicchiere e Speak and Spell.

Tanto domani sarà CERTAMENTE un giorno migliore.


Oui, le Capitan Scazzok c'est moi!

(e fatemelo credere su…)

Nuovi articoli »

Powered by WordPress