Parole
Parole
-Forse domani sera ti farò conoscere una mia amica
-Uh?
-Il discorso è che, fino ad un certo punto io posso tenere ancora questa doppia vita, ma non so dirti fino a che punto.
-Non ti capisco…davvvero.
-Sai perchè ho litigato con lei? Perchè alla fine, aveva cercato di psicanalizzarmi, di vedere doppi fini nei miei comportamenti.
-Avete litigato, e il tuo carattere è tutto meno che facile,
-Un po’ come il tuo.
-No, come il mio no.
-Allora, ti dicevo, ha cercato di dare un senso che non sia quello che mi sono prefisso.
-Spiegati, non ti capisco.
-Ovvero, il mio attaccarmi ad una musica, o il mio vestirmi di nero, non erano scelte mie, ma una sorta d’imposizione, prima, qualcosa di costruito poi.
-Mi dicevi che era comparso un post strano sul tuo sito
-Si.
-Non ci pensare. Se ci pensi e ci rimurgini su, fai quello che lui vuole. E, poi…che ti ha detto questa tua amica?
-Scegli, o il presente, o vivi per sempre nel passato.
-Io ti dico questo. Che, dolore o no, devi tenere come preziosissima la felicità che hai avuto in quei giorni. Sei stato felice, basta, va bene così. La felicità non è eterna, ma il ricordo d’essa si.
-Ma…
-Potevi prevedere d’essere felice con lei? No. Ma è successo. Potevi prevedere di tornare a Roma e ricordare chi sei davvero? No. Ma è successo, come dici tu, visto che ami ripetere.
-Hai ragione, forse. Lo sai che una mia collega ha detto leggendo una lettera di O. che ha quasi il mio stesso stile?
-Si, ma che c’entra?
-C’entra…
-Però tu sei tu. E se si potrà, il clan si riunirà, altrimenti, chiudi gli occhi, e ricorda di quel clan. Poi riaprili, e dimostra che anche se esso non esiste più, lo spirito che l’animava è ancora in te.
-Dici?
-Me lo prometti?
-Fa parte del patto?
-Non fa parte del patto, ma se vuoi posso aggiungerlo. Guarda il Tevere. Guarda come fa scorrere via lo sporco. Fai lo stesso anche tu.
-Entrerà nel patto?
-No. Dipende da te.
-Non ne sono convinto.
-Suvvia, non ti vorrai ridurre come me, che ho paura ad affrontare parte di me, no?
-Ma…
-Tu mi sei superiore, ricorda solo chi sei tu e chi sono io. E capirai.
-Smettila.
-Smettila tu. Ti posso fregare le cuffie? Ho voglia di sentire The Host of Seraphim.
-Che hai?
-Niente…ti prendo la mano. E un po’ della tua tristezza.
