Scrivere qui.
Scrivere qui.
Ho volontà di scrivere, ma vengono a mancare due fattori, tranquillità, e resistenza. Davanti alla tastiera ho problemi ad articolare i miei pensieri, che ci sono, ma non cadono dalle dita.
Solamente piccole frasi, a spizzichi e bocconi, gettate lì.
La verità fondamentale è che la mia stima verso le persone, alcune ed in generale è in caduta libera, quando tutto sembra tornare in nulla.
Tra Qui e Parigi val bene una messa, ce ne era uno. Cancellato via da splinder, o forse ho chiuso il browser prima di salvare, chissà.
In poche parole la conclusione, era che se per qualcuno (nella fattispecie qualcuna, ma è un sentimento comune per tutti coloro che si stimano razionali), a volte i ricordi possono rappresentare una consolazione nei momenti difficili, per altri (tra i quali me), il solo transitare in un posto, o ascoltare un rumore, musica, voce, o riconoscere qualcosa, basta per disorientarmi. Ed è un eufemismo.
E di certo, starci male solo per qualcosa che in teoria dovrebbe darti la forza di andare avanti, o essere qualcosa di prezioso da raccontare o tenere per se, di certo non è normale. Non lo è affatto.
Se smetto di sperare, vorrà dire che mi dovrò adagiare in una logica che non mi si confà affatto.
Ho lottato per sfuggire a quelle situazioni, per non esser obbligato a piegarmi in ambiti piccoli, dove l’interesse della comunità è sovrano.
Non avrei mai voluto dovermi fronteggiare nuovamente con la paura di dover stare attento a chi rivolgo la parola.
Perchè far chiudere una persona NON IN SE STESSA, MA SULLA PROPRIA LOGICA, sia che sia individuale che corporativa, è il miglior modo per togliersi ogni fastidio.
Sia che quella persona sappia sciogliere nodi di gordia senza spada, sia che spezzi raggi di ruote.
PERCHE’ DI QUELLO CHE SI E’ SCIOLTO O SPEZZATO DENTRO NESSUNO SE NE FREGHERA’ MAI A MENO CHE NON NE ABBIA TORNACONTO PERSONALE.
