Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Domenica 22.02.2004

Delicatessen

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Delicatessen

Redazionale della D/Visual, società molto attiva (parrebbe) nella distribuzione dei cosidetti “cartoni animati giapponesi”

“Da parte nostra, ripetiamo, continuiamo la linea decisa nel 1995: raschiare tutta la merda che si e’ incrostata in quel cesso che e’ l’”anime business” europeo e offrire finalmente un prodotto che renda felici sia gli autori che il pubblico. Armatevi anche voi di spazzoloni, raschie e pulitori per WC.”

Il link completo lo trovate clickando qui.

Credo, che la forma con il quale il concetto “Da parte nostra è fondamentale liberare il mercato degli “Anime” dalle concrezioni lasciate da commerciali non propriamente onesti”.

Sarebbe bastato così poco.

Si vede che son demodè.

 

 

 

 

Presto Argonauti! Mancano solo 6 giorni alla fine della Terra!

Show must go on.

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 16:05

Show must go on.

Ok. Casa sgombra, pensieri sgombri, danni sgombri.

Sembra tutto regolare, ma domani si prepara una nuova battaglia.

E c’è anche la spesa, la prima del 2004 da fare.

E gli Argonauti sono già partiti.

Da dove vogliamo incominciare?

 

 

 

 

 

Presto Argonauti! Mancano solo 6 giorni alla fine della Terra!

Mi piace lavorare

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 3:51

Mi piace lavorare

 DSM IV *
 Disturbo Borderline di Personalità
A. Una modalità pervasive di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da 5 (o più) dei seguenti elementi:
1- sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono (NOTA: non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati dal criterio 5);
2- un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;
3- alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;
4- impulsività in almeno due aree potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate (NOTA: non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati dal criterio 5);
5- ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamento automutilante;
6- instabilità affettiva dovuta ad una marcata reattività dell’umore (per esempio episodica ed intensa disforia, irritabilità o ansia, che di solito durano poche ore, e soltanto raramente più di pochi giorni);
7- sentimenti cronici di vuoto;
8- rabbia immotivata e intensa difficoltà a controllare la rabbia (per esempio, frequenti eccessi d’ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici);
9- ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

Avrà influito l’essere ex pilota di kart?

Oppure la rottura dell’hard disk esterno da 20GB?

Oppure aver dovuto affrontare una persona scorretta in casa?

Oppure i troppi caffè?

Oppure è solo un banale effetto da giornata lavorativa?

 

 

 

 

Presto Argonauti! Mancano solo 6 giorni alla fine della Terra!

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 2:25

Storie di Terre lontane.
Non è farina del mio sacco, anche se vorrei cuocerci davvero del pane, con quel grano macinato.
L’ho preso da questo sito, www.portagrande.it, l’unica porta di Castellana dotata di battenti di ferro.
Perchè mi piace vedere che l’uomo, in fondo, materiale del quale anch’io derivo, da sempre instilla strategie per ottenere quello che vuole.
Il loro segreto è che possono morire. Così sono motivati a compiere quanto vogliono PRIMA per poterne godere più a lungo.
Il guaio è temerla, la morte. O, peggio, temere di non poter compiere quell’azione, o spaventarsi per i cambiamenti.
Vedete quella corona sul portale della chiesa di San Leone Magno? Io ho dimorato un anno lì di fronte.
In una casa dove una vita s’arrampicava su d’una colonna, incastrata tra due chiese.
Io, ateo.
E lì è nato il sogno…lì.

UnaStradaUnaStoria
di Pino Pace

Via Leoni di fortezza e via Ottavio da Castellana
All’assedio di Taranto

La proverbiale astuzia dei castellanesi ha radici lontane: secoli.
Ne è esempio un avvenimento storico del 1407, del quale furono protagonisti trecento giovani castellanesi.
In quell’anno re Ladislao di Durazzo era impegnato nell’assedio di Taranto, di cui era signora Maria d’Enghien, sorella dell’allora badessa di Conversano.
I castellanesi, soggetti al pagamento delle decime al monastero di Conversano, dopo aver evidentemente valutato l’evolversi delle vicende belliche, pensarono bene di schierarsi con re Ladislao sperando così di liberarsi dai pesanti tributi.

Trecento coraggiosi, capitanati dalla leggendaria figura di Ottavio da Castellana, l’uomo più forte di tutta la zona, dotato di una forza mostruosa, come scriveva nel 1649 in Historiarum Cupersanensium Paolo Antonio Tarsia primo storico di Conversano, si mossero così alla volta di Taranto accompagnati dalle benedizioni dei concittadini che, durante la loro assenza, provvidero a sprangare tutte le porte del paese, Porta Grande, l’unica munita di battenti di ferro, Porta della Gabella, Porta delle Olive e Porta Pentimi, e a raddoppiare il servizio di vigilanza fino al loro ritorno.
E Leoni di fortezza fu l’appellativo che si guadagnarono per essersi eroicamente comportati durante l’assedio, che si era concluso in maniera inattesa grazie all’offerta di matrimonio, accettata, fatta pervenire dall’assediante alla bella assediata.
Comunque, in cambio del loro valore Ottavio da Castellana e i suoi compagni, probabilmente profittando dell’euforia generale, ottenero da re Ladislao un attestato, privilegio venne da allora chiamato, che liberava finalmente Castellana dai tributi versati alla badessa di Conversano.
Al loro ritorno i concittadini li portarono in trionfo e, dopo una solenne cerimonia di ringraziamento nella chiesa di San Leone Magno, si fece gran festa e a ricordo dell’evento si provvide a sostituire il vecchio olmo di Porta Grande con uno più giovane (portagrande del 16 gennaio 2004).
Ma le lamentele della badessa di Conversano si levarono alte e il monastero, per dimostrare la sua sopravvenuta povertà, arrivò al punto di negare i consueti aiuti riservati ai poveri di Castellana, facendo riferire che in caso di bisogno il grano lo avrebbe mandato direttamente il re.
Ladislao però, nonostante le pressioni ricevute, non venne meno alla parola data e così i castellanesi riuscirono a conservare per circa un trentennio il proprio privilegio, finché nel 1435 esso non venne revocato dal nuovo regnante Alfonso d’Aragona.

Ottavio, i Leoni e il privilegio
porta del tempo 253.jpg
Il 27 aprile 1407 Castellana ottenne, grazie a Ottavio da Castellana e ai Leoni di Fortezza, di passare direttamente sotto il regio demanio e di affrancarsi, quindi, dai gravosi pagamenti dovuti al monastero di Conversano.
Inoltre i castellanesi acquisirono la libertà di pascolo nelle selve vicine, oltre alla possibilità di far legna e di raccogliere erbe e funghi.
All’indomani della concessione del privilegio si festeggiò con canti, balli e gare di destrezza fino a tarda sera quando, alla luce di numerose fiaccole, cibo e vino, per una volta, girarono in abbondanza.
I festeggiamenti, avvenuti nell’ultima domenica di aprile, sarebbero all’origine, secondo Michele Viterbo, della Festa d’aprile, che divenne in seguito, dopo la liberazione dalla peste del 1691 per intercessione della Madonna della Vetrana, il nostro maggiore evento religioso, come scriveva Nicola De Bellis in un suo articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 aprile 1976.

 

 

 

 

Presto Argonauti! Mancano solo 6 giorni alla fine della Terra!

A past and futu…

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 1:49

A past and future secret.

Entro poche ore la mia dimora sarà deserta. Ossia, vi risiederò solo io, il che è un sinonimo di deserto.

Non mi resta che smontare il catenaccio alla porta di camera mia, e riaffidarne la tutela ai guardiani ciechi che non ho avuto più la forza d’evocare.

Ormai è un anno che ho dato corpo al mio sogno, quello di riprendere a seguire le strade di Roma, e fiutare l’odore di polvere pungente dei sanpietrini, quei cubetti di porfido dove è facile inciampare e scivolare quando piove.

Se mi riguardo indietro so che ho lasciato molto, ma non ho voglia di girare la testa. E nemmeno di guardare al futuro. Faccio piani abbastanza brevi, da ricondursi in pochi giorni, una settimana al massimo. Perchè il corpo che ha ricevuto il mio sogno dalle alchimie, dalle parole, dalle lacrime, dal sangue ed dal danaro versato in realtà ha mostrato di potersi ammalare.

Esattamente come un umano ha iniziato a soffrire il freddo e la fame, infreddarsi e bruciare di febbre, avere sete, diversa dalla Sete che aveva prima. Questa era voglia d’acqua, da prendere in qualsiasi modo.

Ha iniziato a scottarsi e vedere i segni non rimarginarsi subito. Ha scoperto che Roma sotto il sole è splendida, ma che lo stesso sole poteva arrossarne la pelle fino ad ustionarla, quel tanto che basta per rendere insopportabile anche le lenzuola.

Per farla breve, persino un pugno, che prima attraversava il sogno che, indenne si ricomponeva alle spalle di chi aveva tentato di colpirlo, ora lascia un livido ed un dolore.

E non è una situazione facile, anche per me, che devo condurre la via esistenza come un aquilone, reggendo con due mani i fili per dirigerla. Con una regoli l’altezza, l’altra mano comanda le evoluzioni.

Quindi, scegli. O regoli l’altezza, o traccia nel cielo le parole che hai sempre voluto dire.

Finchè stasera, stanotte, di comune accordo con chi è ha trascorso la medesima situazione, ho deciso di darmi una meta ambiziosa. Sembre a breve termine, ma ambiziosa.

Una scommessa come quella che fu un biglietto per un Eurostar preso di venerdì mattina senza ancora una dimora, e con solo 700 euro in tasca.

Una scommessa che riguarda un post che è qui sotto, alimentata anche da una settimana.

Spero vivamente che, questo viaggio ad Iscandar mi restituisca un Cosmo Cleaner in grado, riducendomi in cenere se sarà opportuno, di liberare il mio sogno da quanto accaduto.

 

Presto Argonauti! Mancano solo 6 giorni alla fine della Terra!

 

 

 

 

 

Presto Argonauti! Mancano solo 6 giorni alla fine della Terra!

Venerdì 20.02.2004

Pausa Pranzo

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 15:11

Pausa Pranzo

Salve!

Siamo lieto che lei abbia deciso di leggere “Un cielo provvisorio”, il nuovo prodotto delle Artois mindstorming industries.

Riteniamo che la sua scelta ci onori, e per rendere ancora più piacevole l’esperienza di lettura che “Un cielo provvisorio” vi offre, abbiamo deciso di stilare questo breve manuale d’istruzioni ed uso che le consentirà di poter usufruire al meglio delle caratteristiche ed delle funzionalità del nostro prodotto.

[Cut sulle modalità di disimballaggio, impiego, uso e controindicazioni]

In talune condizioni, potrebbero verificarsi alcune condizioni d’errore, sotto forma di commenti offensivi, od inappropriati, o semplicemente stupidi.

A tal proposito, a parte una continua ed assidua manutenzione che permetterà di eliminare ogni condizione poco piacevole, le Artois mindistorming industries vi invitano ad ignorare e compiatire gli elementi che hanno imgenerato questa condizione d’errore.

Difatti riteniamo che chiunque dedichi parte del proprio tempo nel denigrare un prodotto a loro avviso scadente, in realtà si pongano in una condizione di debolezza nei nostri ed nei vostri riguardi, dato che, per antonomasia, ciò che non è gradevole viene evitato.

Consci del gradimento tributato da oltre 1195 impieghi del nostro prodotto in poco meno di sei mesi, porgiamo a voi utenti un distinto e caloroso saluto, oltre a ringraziarla ancora della preferenza accordataci.

Cordialmente,

Artois, Vicepresidente ed amministratore delegato della Artois mindstorming industries

 

Giovedì 19.02.2004

Punti di non ritorno…

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 20:09

Punti di non ritorno.

No.

E’ inutile combattere guerre e battaglie quando dovresti lottare per una persona che sta rischiando di scivolarti via.

E lo sai bene. Però hai paura di telefonare, mandi messaggi, attendi email che sai già che non arriveranno. E sai spiegarti il perchè.

E ti rendi conto che quanto hai sacrificato in un anno alla fine ti ha portato a perdere quello per il quale hai sempre lottato. Il desiderio di sopravanzare, di avanzare per poter tornare tranquillo a casa ed averli ospiti, il legittimo desiderio di poter riabbracciare sempre e comunque chi era lontano, e di sederti, di notte, a quella finestra per sbarrare la strada a presenze moleste, mentre le matite corrono sulla tela.

Non è servito a nulla. A nulla. A NULLA.

Sono ad acquire una distanza, che sta diventando incolmabile. INCOLMABILE, contro ogni forza, sforzo, violenza, corsa, salto. Un fosso incolmabile, del quale non sai se sia colpa tua o non lo sia, o se lo sia non t’importa lo stesso perchè STAI MALE lo stesso esattamente come se fosse colpa tua.

E ti attacchi a problemi minori, cerchi soddisfazioni INUTILI dove non ce ne possono essere, quando basterebbe almeno un grazie. Solo per un attimo di traquillità che non puoi e non devi richiedere. Ma che ti serve, fino alla fine. Per poi riprendere a dubitare di quelle scempiaggini. Di un lavoro che doveva secondo i miei piani regalarmi ore insieme a lei e notti insieme a lei con una tastiera, con delle matite. E poi deviato in sigarette da spegnere, e nescafè da bere.

E poi sempre sulle lampade al sodio che illuminano quasi a giorno Roma di notte. Doveva, doveva doveva doveva e doveva servire a QUESTO. Doveva, doveva doveva doveva doveva darmi parole che non siano questa DA SCRIVERE.

Invece, caterva di problemi, anche creati da me, allo scopo, persa LA RAGIONE che mi aveva tenuto in vita dopo gli anni trascorsi lottando per sopravvivere giù, per servare la mia individualità ed il mio stile di vita residuato di un decennio fa, nel tentativo di immaginare un futuro, che seppur difficile appariva desiderabile.

Persa questa, ho avuto un secondo attaccamento. Stima, amicizia. Un porto, una sosta dove riposare mentalmente, e dove tracciare assonanze ed armonie. Un posto tranquillo, nel verde. Da visitare, con chi sentivi vicino.

Ma con il terrore che si sia trattata di una illusione. Ma non puoi dirlo, non devi. Sai che chi hai di fronte potrebbe rimanere ferita ingiustamente da una tua paranoia inutile, ma tu la provi lo stesso….e ci sono elementi che ti fanno propendere per questa ipotesi…decisamente, ma altri che la sovvertono di colpo. Con una scusa reale e sentita, vera..o con una vicenda soprendente. E sei contento di star male per aver dubitato di loro.

Ma dopo qualche giorno, i dubbi ricominciano. E allora, creati una soluzione di comodo. Lotta per il potere, per una posizione per essere IL RESPONSABILE, per non dipendere da nessuno, da nessuna direttiva, da nessun comando, da nessuna procedura.

E ti illudi di crearti nuove amicizie nell’ambito lavorativo. FALSO FALSO FALSO FALSOOOOOOOOO.

E alla fine, quando le tue mail, il tuo messaggio non ha risposta, e come risoluzione del problema lavorativo che hai gonfiato perchè in esso potevi trovare quel momentaneo sollievo parla di ingranaggi ed di un ad maiora che non sai ponderare, lasci perdere quella schifezze di palmari e i capricci che girano intorno a loro, perchè TU hai voluto usarli come mezzi per darti quello che ora non puoi ottenere.

Gli rispondi di si, di investiture, che adesso non hanno valore.

Anche se la risposta sarebbe stata “Bene, adesso sei il vicepresidente”. Io starei, proverei, piangerei, URLEREI le stesse identiche parole di adesso.

Perchè, ora, ho paura di affrontare quelle paure.

Ho paura di una non risposta. Ho paura di un “non sei più nostro amico”. O peggio.

Non lo sei mai stato.

Che potrebbe essere liberazione. Ma anche angoscia nell’appiattirsi alle norme che hai sempre osteggiato.

Ho paura.

Paura.

Verità assolute.

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 2:20

Verità assolute.

 

Sono così stanco che l’unico concetto che riesco ad esprimere è questo qui che ho appena scritto.

 

Ed inoltre, che sto usando troppe volte la particella che.

Perchè se penso a cosa ho pensato durante la giornata…

Martedì 17.02.2004

Vedete questa Testa?…

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 22:28

Vedete questa Testa? Ebbene, è il mio secondo Guru.

Brendan Perry ha trovato un secondo di scuderia perfetto.

Come team manager della mia vita non potevo fare di meglio.

Adesso mi ci vuole solo la monoposto.

Lunedì 16.02.2004

Ritorni

Archiviato in: Non catalogato — Artois @ 3:11

Ritorni

(world without logos)

Mi ritrovo a sprangare un armadio, chiuderne le ante, occludere il passaggio ad una finestra con la mia presenza, e vegliare un sonno aiutato da una lampada da tavolo ed dal chiarore del display del computer.

Dopo tempo, tanto tempo. La stanza non guarda verso l’alba, non è ingombra di colori, tele, matite, e il computer non ha finestre inglesi che mostrano la luna e le stelle (quanto era bello Windows NT), e non riposa in un lettino piccolo dal bordo miracolato, con accanto un comodino di vimini. E nemmeno è crollata su d’una tastiera IBM consunta, mentre Pathfinder traccia con le sue note binari nei quali corrono angosce non ancora sopite, mentre il letto stesso è ingombro di scatoloni, e la scrivania è troppo stanca, ed il telefono ha urlato, dietro una porta lacerata.

Non è quella stanza. E’ un regno violato, questo, riconquistato con un colpo di pistola (è appena quello che ti meriti/come ti gira dopo un colpo di pistola/ti vedo un po’ a corto di numeri), che per una sera, per due notti, ritorna appena illuminato, con un respiro che s’intuisce dietro le palpebre chiuse, dal sollevarsi delle coltri, dietro un cielo che le luci rendono rosso e blu scuro.

Non e’ la stessa persona persona che vegliavo un tempo, e che rimane in questa stanza nei e come un ricordo che affiora da un armadio dalle ante chiuse e sprangate. Adesso, ora, una persona lontana è ritornata, Pros, appunto.

E’ ritornata sulle parole di tempi passati, di vicende recenti, di sorrisi e tranquillità da dividere come un pezzo di pane. Dalla diversità di chi sa di avere qualcosa che ad altri può non interessare. Qualcosa che lascia ben sperare, anche se i problemi ritorneranno.

Ma stanotte, dietro quella finestra, aspetto il fischio di chi ha stretto un patto con me. Di chi, sorriderà quando dirò “Sai, ho sentito chiamare Ponte Milvio Ponte Rotto. Erano davvero secoli che non sentivo quel nome”

In fondo…pero’ in fondo, avrei ben poco da dire. Che, quella presenza forse…vorrei che tornasse.

La Pros è tornata. E le tessere vanno ricomponendosi. Dormi, riposa. Te lo meriti. E che possa vedere nei sogni quello che vuoi.

E poi al risveglio, dimenticarlo. Così non lo rimpiangerai.

E, questo, Angelica, vale anche per te.

Ore 1.55. Si sta facendo aspettare. E troppo.

Forse è meglio che spenga la sigaretta.

Ore 2.06

Squillo soffocato in fretta e furia dal cuscino. Il suo fischio.

Altre parole da scrivere. E poi da inviare.

Perche’, un sonno senza sogni è come un mondo senza parole.

Sia che siano proferite, sia che siano scritte.

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