Punti di non ritorno.
No.
E’ inutile combattere guerre e battaglie quando dovresti lottare per una persona che sta rischiando di scivolarti via.
E lo sai bene. Però hai paura di telefonare, mandi messaggi, attendi email che sai già che non arriveranno. E sai spiegarti il perchè.
E ti rendi conto che quanto hai sacrificato in un anno alla fine ti ha portato a perdere quello per il quale hai sempre lottato. Il desiderio di sopravanzare, di avanzare per poter tornare tranquillo a casa ed averli ospiti, il legittimo desiderio di poter riabbracciare sempre e comunque chi era lontano, e di sederti, di notte, a quella finestra per sbarrare la strada a presenze moleste, mentre le matite corrono sulla tela.
Non è servito a nulla. A nulla. A NULLA.
Sono ad acquire una distanza, che sta diventando incolmabile. INCOLMABILE, contro ogni forza, sforzo, violenza, corsa, salto. Un fosso incolmabile, del quale non sai se sia colpa tua o non lo sia, o se lo sia non t’importa lo stesso perchè STAI MALE lo stesso esattamente come se fosse colpa tua.
E ti attacchi a problemi minori, cerchi soddisfazioni INUTILI dove non ce ne possono essere, quando basterebbe almeno un grazie. Solo per un attimo di traquillità che non puoi e non devi richiedere. Ma che ti serve, fino alla fine. Per poi riprendere a dubitare di quelle scempiaggini. Di un lavoro che doveva secondo i miei piani regalarmi ore insieme a lei e notti insieme a lei con una tastiera, con delle matite. E poi deviato in sigarette da spegnere, e nescafè da bere.
E poi sempre sulle lampade al sodio che illuminano quasi a giorno Roma di notte. Doveva, doveva doveva doveva e doveva servire a QUESTO. Doveva, doveva doveva doveva doveva darmi parole che non siano questa DA SCRIVERE.
Invece, caterva di problemi, anche creati da me, allo scopo, persa LA RAGIONE che mi aveva tenuto in vita dopo gli anni trascorsi lottando per sopravvivere giù, per servare la mia individualità ed il mio stile di vita residuato di un decennio fa, nel tentativo di immaginare un futuro, che seppur difficile appariva desiderabile.
Persa questa, ho avuto un secondo attaccamento. Stima, amicizia. Un porto, una sosta dove riposare mentalmente, e dove tracciare assonanze ed armonie. Un posto tranquillo, nel verde. Da visitare, con chi sentivi vicino.
Ma con il terrore che si sia trattata di una illusione. Ma non puoi dirlo, non devi. Sai che chi hai di fronte potrebbe rimanere ferita ingiustamente da una tua paranoia inutile, ma tu la provi lo stesso….e ci sono elementi che ti fanno propendere per questa ipotesi…decisamente, ma altri che la sovvertono di colpo. Con una scusa reale e sentita, vera..o con una vicenda soprendente. E sei contento di star male per aver dubitato di loro.
Ma dopo qualche giorno, i dubbi ricominciano. E allora, creati una soluzione di comodo. Lotta per il potere, per una posizione per essere IL RESPONSABILE, per non dipendere da nessuno, da nessuna direttiva, da nessun comando, da nessuna procedura.
E ti illudi di crearti nuove amicizie nell’ambito lavorativo. FALSO FALSO FALSO FALSOOOOOOOOO.
E alla fine, quando le tue mail, il tuo messaggio non ha risposta, e come risoluzione del problema lavorativo che hai gonfiato perchè in esso potevi trovare quel momentaneo sollievo parla di ingranaggi ed di un ad maiora che non sai ponderare, lasci perdere quella schifezze di palmari e i capricci che girano intorno a loro, perchè TU hai voluto usarli come mezzi per darti quello che ora non puoi ottenere.
Gli rispondi di si, di investiture, che adesso non hanno valore.
Anche se la risposta sarebbe stata “Bene, adesso sei il vicepresidente”. Io starei, proverei, piangerei, URLEREI le stesse identiche parole di adesso.
Perchè, ora, ho paura di affrontare quelle paure.
Ho paura di una non risposta. Ho paura di un “non sei più nostro amico”. O peggio.
Non lo sei mai stato.
Che potrebbe essere liberazione. Ma anche angoscia nell’appiattirsi alle norme che hai sempre osteggiato.
Ho paura.
Paura.