Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Giovedì 15.08.2002

Godot parlò ancora

Archiviato in: Non catalogato, Riflessioni — Artois @ 14:25

Buona notte, certezze. Sareste così gentili da farmi accomodare su questa
rugginosa panchina? Ah, su, sentite com’è scomoda. Saggiate le ruvide
stecche sulle vostre costole. Come dite? Aspettate che qualcuno, vi venga a
prendere? Interessante. Mi raccontate un po’ di chi si tratta? Forse aspetta
anche me. Ma, non mi voglio far trovare? Cosa? Lei è la sicurezza della mia
irreperibilità? Piacere signora certezza, anche lei m’onora con la sua
presenza. E, su, sentiamo: cosa dicono di me? Che sono ineffabile, gentile?
O crudele ed egoista? Cosa? Credo di non aver udito bene. Sa, la solitudine
rende sordi, ci si abitua al silenzio, e si tollera solo quello. E ti regala
tanta, ma tanta paura. Non è fracassona come voi, deliziose signorine.
Ammiro le vostre forme, posso? Ma certo che si, siete tirate a lucido,
chissà che bell’appuntamento galante: lieto di conoscerla, certezza d’essere
amata. Com’è gracilina, pallida, smunta! Si vede che ha sofferto tanto per
amore. Lei ama il signor Amor Che Cresce? Un galantuomo, non c’è che dire.
Di quelli che si fanno a lungo attendere, ma a differenza mia, arrivano.
Solo, che…sa? Io non riparto, ma lui si.

Accendo una sigaretta. Gradisce? Lei è…no, mi faccia indovinare,
su…Certo! Certezza delle proprie risorse.
Dio, com’è sospettosa, com’è ombrosa. E’ anche presuntuosa, però nei sui
lineamenti alteri intravedo una certa bellezza. Vuol combatter con me? Vuol
scacciarmi? Crudele…o come è crudele? Eppure va a braccetto con la sua
gracilina sorella? Certo! Che bella certezza che ho adesso! Lei accompagna
la sua sorellina poichè si sostiene al suo braccio! Ma, perdoni l’ardire: se
vi separassero, cosa accadrebbe?

Signora Certezza della fine. Adoro il suo manto nero, lo sa? Me ne faccia
dono, vorrei farne un buffo copricapo, o un soprabito da camera. Suvvia, non
sia così arcigna…dice che le sue sorelle la odiano? Ma ne è sicura? Che
crudele destino. Così bella, e così odiata. Mi parli della fine, via. Non ho
paura. Ah, tutto ha un termine? No…non lo trovo negativo. Sa, il suo
esempio sul termine dei momenti bui, o della sofferenza è illuminante.
Davvero, si. Finisce un viaggio e si arriva, finisce l’attesa, perchè
l’aspettato giunge? Allude a me? Allora, le restituisco la sua seta, non
m’aggrada più. E poi, così bardata, è più facile leggere in lei negatività
da incolpare. Mi sorride, che preziosa che è lei!

E tu? Sei la più piccolina, e ti nascondi dietro le gonne delle tue
sorelle…piccina come ti chiami? Certezza del dubbio? Del dubbio? Ho
sentito bene? Bada, bimba, non burlarti di me…sei troppo graziosa e
bellina per esser un mostro così efferato. Piangi? E perchè? Ho dubitato di
te? M’è venuto spontaneo, non volevo farlo.
Non piangere più, ti voglio fare un presente. Voglio far dubitare chi
m’aspetta della mia non venuta. Darle la sensazione che io sia dietro le sue
spalle, sul suo collo, farla girare e trasalire, convinta d’avermi
intravista.

Uh? Davvero? Non siete solo voi? Avete altre sorelle? Non sono qui con voi,
ma vorrebbero conoscermi?
Oh, che bello! Ditele d’aspettarmi. Verrò molto presto.

Su, cedetemi il posto, e proseguite il vostro cammino. La panchina è mia.
C’è gente che m’aspetta, nell’altro capo della città.

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