Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Domenica 27.01.2002

Ancora quel borbottio nelle orecchie

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 22:22

Stabilisci un appuntamento, poni un piano. Sovvertilo.
In condizioni normali, una decisione, un progetto per una serata che va a
monte, è motivo di tristezza.

In condizioni di normalità: ma se da commettere è una follia, il
prestabilito, il logico (che logico per noi pareva, ma ad altri occhi logico
non era), diviene istinto. E’ questione di pochi secondi, qualche goccia di
medicamento, un caffè, uno sguardo. Si va.

Ci si perde, per principio. Da una vettura a due, metto dietro a me il
passato che ha sembianza di fastidioso umano, abbandono sul parcheggio la
mia macchina, e la Proserpina si perde, fermandosi davanti alla bettola
dell’altra volta, che, chiuderà per sempre domani.
Troppo popolare per esser nazional-popolare.

E si va. Come dubbio, non l’arrivare: il viaggiare. E mentre i vetri si
liberavano dalla condensa, la Pros si liberava da una paura, quella
dell’impresa impossibile, ed, nello stesso tempo che il cristallo consumava
per divenire trasparente, la sicurezza della Pros diveniva adamantina.
Silenzi, frammenti di passati che diventeranno futuro, kilometri dipanati
come una matassa.
Piccola scenetta da Scarpetta, padre d’Eduardo De Filippo: caffè con
intrattenimento comico. Sicuramente saprete già, ma una simile richiesta
ventilata ad una coppia composta da un vampiro ed una strega non è solo un
motivo di risata. L’ipotesi d’uno scherzo del destino, costituiva una
metatrama irresistibile. "La vita è un teatro, signori". Si: concludete le
repliche, vi prego.

Ancora in moto, nuova sfida. Quello che accade è una tipica storia da grande
viabilità. Vuota come il bagagliaio. Lo sapete già.

Paolo. Un amico? Si, lo è. La miccia che ha dato innesco alla miscela
pirica, pacato e quieto come la neve sui monti. Un invito, non si può
rifiutare alla gioia nei suoi occhi. Pros, da quanto tempo. Ho sorriso in
silenzio. Ho pensato…Giuliano, Ombra, Lillo, Mau, Marco, Candido,
Giorgio, e infine, Angelica. Per alcuni di loro solo tre eterni mesi di distacco,
per altri molto di più. Ma, seppur distanti, seppur spesso ci sentiamo poco,
molto poco, nulla è in rovina tra di noi. E ciascuno attende, in cuor suo,
di pronunciare "Da quanto tempo", "Rimani qui a dormire". Ognuno di noi.

Ed alla fine, è questo il senso del viaggio. Così come, la fine delle parole
non è mai definitiva. Come un campo seminato. Debbon ricrescere.

E c’è qualcosa di più: Loreena McKennitt, Lisa Gerrard e Brendan Perry, infine
Nick Cave, vanno bene per la notte. E ci aggiungerei anche i BluVertigo.
Di giorno, i Pixies e Crawnberries.

Dormirò, stanotte. Dormirò non vegliando, ma guardando e sognando. Guardano
i sogni di chi è caro, sognando che essi sognino. Qualcuno veglia su di me.
Qualcuno veglia su di loro. Non è un estraneo. Anzi, ognuno veglia ed è
vegliato.

E, tra viaggio e viaggio c’è una sosta. Bisogna viverla, per dare forma al
viaggio.
Un ritorno è figlio d’una partenza. E non puoi attenderlo, il ritorno, se
non ci si è separati.

Buona notte, Good night, bonne nuit, guten nacht.

Buona notte, ai compagni di viaggio, sogni e di vita.
Good night, my brown eyed girl.
Bonne nuit, vecchio frac.
Guten nacht, Kafka.

1 Commento »

  1. [...] che feci, da solo o in compagnia, negli scorsi anni, come tirare Castella/Pescara di notte e ritornare il mattino seguente dopo poche ore di sonno, oppure perdersi a Bracciano e girare su una macchina in prestito come se niente fosse, o litigare [...]

    Pingback di Un Cielo Provvisorio » Hiatus — Sabato 12.01.2008 @ 23:28

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