Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Giovedì 31.01.2002

La solitudine di chi protegge il mondo

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, Riflessioni — Artois @ 0:04

Ho messo in ordine i CD nello studio, disponendoli nel tipico disordine da libreria realmente consultata: per tematiche.
Capitano accostamenti del tutto casuali, ed insperati. Ai quali dare un senso, se non tassonomico è impossibile.

Ho tra le mani un biglietto, alcune parole d’un ottobre lontano nel tempo, vicino nella memoria. Me lo ha scritto chi m’incise quel cd.

Alcune frasi, alcuni stralci: "Espieremo prima o poi la nostra colpa". Se e quando avrà un termine. Certe volte mi fermo a pensare, come e se, le frasi che rivolgiamo agli altri, siano o no applicabili a noi. Non voler essere migliore. Bisogna impararlo, credo. Non ho paura, più. Ma, certe volte le lacrime scendono da sole. Forse è davvero la solitudine di chi protegge il mondo, il mondo piccolo, custodito nel cuore, formato da qualche raro sorriso, da un messaggio buffo sul freddo preso sul motorino, conseguenza
d’una serie di e-mail nate dallo strazio per il soffrire d’una amica di
sempre, sul chiedere "me lo hai già dato il tuo numero di telefono?", l’avere udito "nahhh! Un
dark! Assurdo! Io sono Fabio e tu?", aver visto presentarmi Fabio, appunto, i viaggi con migliaia di dubbi e risate all’arrivo, la raccolta di pc e vecchi ruderi informatici, le battute e le lettere con una disegnatrice che sogna qualcosa
che, incredibilmente abbiamo in comune…e tutti coloro che sono entrati, e che hanno vissuto, e che non posso citare. Un mondo, che con qualche differenza sulle circostanze che l’hanno formato, pulsa e vive in ciascuno di noi. Piango, quando penso a questo.
Sono lacrime di quasi gratitudine, e di dolore. Di rimpianti se ne hanno troppi, ma anche di reazioni inconsulte. Non vorrei mai che il clan si sciogliesse, mai. Ciascuno con i suoi difetti, chi irascibile e facilmente infiammabile, chi perennemente in lotta tra entusiasmi e disillusioni, chi gelido e scostante, chi altezzoso ed incerto, chi monotematico ed disordinato, e chi teme di fare fare del male. Difetti che in fondo ci appartengono. Difetti che, infine, ci uniscono. Tanto da cercare il silenzio e dolerci per il silenzio degli altri. Vedere le stesse cose, sotto ottiche differenti. Vedere lo stesso mondo. E questo ci porta a difenderlo. Bloccare ogni ingresso non consentito, filtrare le perle più preziose, e scartare il carbone. Finchè la realtà, non impatta. Non sgretola.

E finisce così. Non so neppure io cosa volessi scrivere. Forse volevo fare ordine. Improvvisamente, ancor prima di aprire il browser, molto prima, la tristezza s’è manifestata. E non è timore per la visita che il mio cagnolino dovrà tenere domani. Ho udito qualcosa scricchiolare.

Strano. Davvero. Il cinico, freddo, gelido vampiro, colui che si nascondeva dietro un’apparenza pacifical/menefreghistadimestessomanondite, che solo un anno fa sembrava parlare per frasi fatte, spaventato dalle possibili reazioni alle sue azioni e parole, si è ritrovato a dover affrontare altri cedimenti, altri scricchiolii. "mi piace come parli, sei dolce, pacato, ispiri fiducia". "Ho paura di deluderti, ferirti".
Ho solo sabbia tra le mani, adesso. Se ho pronunciato quelle parole…aprile. E’ passato tempo. Altri cambiamenti, rapporti che hanno mutato del tutto indirizzo. E sicurezze consolidate, colonne, si sgretolano.
O, semplicemente, cambiano forma. Tutto quello che vorrei, adesso è un vento. Sottile, quasi come una carezza. Lo vorrei per tutti noi, ed anche per me.
Più che altro, per escludere, solo per qualche momento, la solitudine. Solo
per qualche istante. Per udire qualche parola, anche un rumore distinto Andrò a dormire. Spleen and Ideal, un sospiro, una tazza di latte caldo tra le mani. Per sentirne e fiutarne il calore.

Macchiato.

Del mio sangue.

Caduto dai miei occhi.

Domenica 27.01.2002

Ancora quel borbottio nelle orecchie

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 22:22

Stabilisci un appuntamento, poni un piano. Sovvertilo.
In condizioni normali, una decisione, un progetto per una serata che va a
monte, è motivo di tristezza.

In condizioni di normalità: ma se da commettere è una follia, il
prestabilito, il logico (che logico per noi pareva, ma ad altri occhi logico
non era), diviene istinto. E’ questione di pochi secondi, qualche goccia di
medicamento, un caffè, uno sguardo. Si va.

Ci si perde, per principio. Da una vettura a due, metto dietro a me il
passato che ha sembianza di fastidioso umano, abbandono sul parcheggio la
mia macchina, e la Proserpina si perde, fermandosi davanti alla bettola
dell’altra volta, che, chiuderà per sempre domani.
Troppo popolare per esser nazional-popolare.

E si va. Come dubbio, non l’arrivare: il viaggiare. E mentre i vetri si
liberavano dalla condensa, la Pros si liberava da una paura, quella
dell’impresa impossibile, ed, nello stesso tempo che il cristallo consumava
per divenire trasparente, la sicurezza della Pros diveniva adamantina.
Silenzi, frammenti di passati che diventeranno futuro, kilometri dipanati
come una matassa.
Piccola scenetta da Scarpetta, padre d’Eduardo De Filippo: caffè con
intrattenimento comico. Sicuramente saprete già, ma una simile richiesta
ventilata ad una coppia composta da un vampiro ed una strega non è solo un
motivo di risata. L’ipotesi d’uno scherzo del destino, costituiva una
metatrama irresistibile. "La vita è un teatro, signori". Si: concludete le
repliche, vi prego.

Ancora in moto, nuova sfida. Quello che accade è una tipica storia da grande
viabilità. Vuota come il bagagliaio. Lo sapete già.

Paolo. Un amico? Si, lo è. La miccia che ha dato innesco alla miscela
pirica, pacato e quieto come la neve sui monti. Un invito, non si può
rifiutare alla gioia nei suoi occhi. Pros, da quanto tempo. Ho sorriso in
silenzio. Ho pensato…Giuliano, Ombra, Lillo, Mau, Marco, Candido,
Giorgio, e infine, Angelica. Per alcuni di loro solo tre eterni mesi di distacco,
per altri molto di più. Ma, seppur distanti, seppur spesso ci sentiamo poco,
molto poco, nulla è in rovina tra di noi. E ciascuno attende, in cuor suo,
di pronunciare "Da quanto tempo", "Rimani qui a dormire". Ognuno di noi.

Ed alla fine, è questo il senso del viaggio. Così come, la fine delle parole
non è mai definitiva. Come un campo seminato. Debbon ricrescere.

E c’è qualcosa di più: Loreena McKennitt, Lisa Gerrard e Brendan Perry, infine
Nick Cave, vanno bene per la notte. E ci aggiungerei anche i BluVertigo.
Di giorno, i Pixies e Crawnberries.

Dormirò, stanotte. Dormirò non vegliando, ma guardando e sognando. Guardano
i sogni di chi è caro, sognando che essi sognino. Qualcuno veglia su di me.
Qualcuno veglia su di loro. Non è un estraneo. Anzi, ognuno veglia ed è
vegliato.

E, tra viaggio e viaggio c’è una sosta. Bisogna viverla, per dare forma al
viaggio.
Un ritorno è figlio d’una partenza. E non puoi attenderlo, il ritorno, se
non ci si è separati.

Buona notte, Good night, bonne nuit, guten nacht.

Buona notte, ai compagni di viaggio, sogni e di vita.
Good night, my brown eyed girl.
Bonne nuit, vecchio frac.
Guten nacht, Kafka.

Venerdì 25.01.2002

Cervantes, Cervantes…

Archiviato in: Riflessioni — Artois @ 23:48

Don Quixote, ovvero "Il cavaliere dalla triste figura".
Triste non è il personaggio più citato a monito di chi combatte battaglie, triste è il finale, avvelenato da una scherzosa frase:
"Le letture e la mancanza di sonno gl’inaridirono il cervello".
Falsa battuta bonaria, scherzo per incalliti bibliofili, probabilmente una burla da veder rovesciata.

E, il finale, è amaro come una coppa di liquido che si sa veleno.

Rinsavisce si, basta coi vagheggiamenti nei riguardi di Dulcinea del Toboso, niente più celate di cartone irrobustite con stecche d’acciaio e di fantasia, nulla più in duelli perduti in partenza, ma intrapresi.

Città che ridivengono casupole, Briareo che macina farina con crusca per pagnotte nere consumate guardando l’esercito delle pecore, persino Sancho, che governator di stile era divenuto, ritorna stalliere.

E, il Cavaliere della Luna, oltre a tagliar barbe, recide sogni.

E, senza sogni, rinsavito, Cavaliere dalla Triste Figura, rieccoto Ricco Possediente che trascorre le sue giornate sulla poltrona, a dolerti d’aver sognato, d’aver vissuto avventure.

Non ti resta altro, che, morire. Però in pace con tutti quei valenti amici che ti volevan bene.
In pace con la società dei capitali che decapitava la società cavalleresca.
In pace col tuo tempo.

In pace col conformisco.

Cervantes, vorrei solo saper da te: hai o no dileggiato l’esser concreto degli umani, o lo hai esaltato?

Non capisco…

Giovedì 24.01.2002

Taglia quel filo, se ne hai coraggio

Archiviato in: Chi Sei?, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 13:31

Invece no. Quando credi di comprendere una persona, in realtà hai compreso ben poco.

Alla fine dei conti, sono le vicende che indicano la strada.
Sono allegro, stranamente normale. Perchè i fili spezzati, tranciati, tagliati, si sono ricongiunti.
Quando avevi smesso di crederci, di fissarli.
E sono state mani a riannodarli, guidate da pensieri.

Vorrei avere una delle notti di otto mesi fa, in giro, per poi rientrare alle 4.
Come una notte di novembre d’appena due mesi fa…

Fra un po’, sarà il nuovo giardino della brezza. Fra un po’.

Domenica 20.01.2002

How Fortunate man with none

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, The Host of Seraphim — Artois @ 23:00

Qualche volta i sentimenti sono talmente forti, da stordire.
Sono ali ingannevoli, che ti librano, ma al battito più pronunciato, si spezzano come se fossero di cristallo.
E la caduta, pare eterna. L’impatto, non avviene mai.
Le ali ricrescono, prima che l’urto col terreno ti liberi. E, in aria, nuovamente, fino alla prossima rovina.

Ad ogni caduta il suolo si fa più prossimo, e la risalita più incerta.
Tutti i tuoi pensieri, vertono sullo schianto, e sul picco che non potrai raggiungere.

E, non ti rendi conto, che, maledettamente, sotto di te, hai il mare, hai la neve.
E le ali, ti rispunteranno anche se i tuoi piedi toccano terra.
E, che, oltre a precipitare, puoi fare qualcosa: atterrare prima che si spezzino.
Ma, il volo è affascinante. E non hai deciso tu quando toccare terra.

Stasera, ho parlato con una strega e vampira , come quasi ogni sera. Una piccola compagnia di folli. Mi ha passato questo link, e vorrei che fosse uno scherzo , ma è come se fossi ringiovanito di 800 anni…

Sabato 19.01.2002

Si sceglie

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 1:24

E’ la norma. I buoni soffrono, piangono, si disperano, ma la speranza e la sicurezza d’esser nel giusto li porta a felicitarsi, congratularsi, e morire, in pace con se e con il mondo.
I cattivi no. Vedono i loro piani fallire, ma non vanno oltre l’urletto canonico, per gratificare il pubblico. Muoiono, oppure minacciano vendetta, tremenda vendetta.
Ma, non si dispiaccion mai. Beati loro.

La terza categoria, ha folte rappresentanze. C’è chi tra essi,ha come pace il poter addormentarsi, seppur tra le lacrime, e chi, invece inglobato in una lacrima rossa sulla superfice della terra, cerca di farla scorrere via il più velocemente possibile.

E’ una categoria bastarda, che ride per un panino, per una reazione inconsulta di chi vuole che ci sia capo e coda, e macchia in modo diverso il lavandino.

Una categoria molto strana, in grado di consumarsi per qualcuno,e ridere della razza umana.

Categoria che parteggia per le ombre, dato che perdono sempre.

E’ bello poter vedere la categoria, che, quando vince il bene, sorride.

Particolare la categoria, che di notte vive, si collega a internet e dorme.

Pensieri d’una categoria, che in sincrono respira, ed intellege pensieri ancor prima di formarsi.

Strana categoria.

More human that humans…

Ma, tra essere buoni o cattivi, c’è una scelta. Essere di questa categoria no.

E, i clan, possono sgretolarsi,
(censura imposta da me stesso. NON SONO UN CONSOLATORE)

Aggiunta. Non volevo alzarmi si. Fantasy o no, irreale quanto sia, volevo respirare ancora quell’aria di minaccia e decadenza.
Tanto, poi, tutto si rassenerà.
Peccato che l’autore del libro dei destini non sia rispettoso dei canoni.

Venerdì 18.01.2002

Getting tired

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 0:00

Qualche accordo, una voce. Brendan Perry, come al solito, strappa l’angoscia, e la trasforma in malinconia, come una coperta, come una tazza di thè fumante fra le mani.

Ci sono poche luci intorno a me, alcune fredde, altre che si dimenano, altre che vanno spegnendosi.
Stasera sono taciturno, molto.

Piango, e cerco di non pensare ad abbracci o simili. Riempio uno zaino, per un ritorno a quella che credevo casa mia.
Senza sapere se tornerò o no.

Compio azioni.Finirà la musica, finirà il tempo di battere sulla tastiera
Finirà la malinconia, e sarà un nuovo inizio.
Così come domattina.

Non riesco a pensare.

Mercoledì 16.01.2002

Buonanotte

Archiviato in: Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 1:03

Artù: Buonanotte, [16.1.2002; 1:03]

Don’t Fade Away

My brown-eyed girl
Come walk with me
I’ll fill your heart with joy
And we’ll dance through our isolation
Seeking solace in the wisdom we bestow
Turning thoughts to the here and everafter
Consuming fears in our fiery halos

Say what you mean
Mean what you say
I’ve heard that innocence
Has led us all astray

But don’t let them make you and break you
The world is filled with their broken empty
dreams
Silence is their only virtue
Locked away inside their silent screams

But for now
Let us dance away
This starry night
Filled with the glow of fiery stars
And with the dawn
Our sun will rise
Bringing a symphony of bird cries

Don’t bring me down now
Let me stay here for awhile
You know life’s too short
Let me bathe here in your smile
I’m transcending
The fall from the garden

Goodnight

Lunedì 14.01.2002

Non è luna nuova

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 23:07

Non sto un granchè bene. Questo sito, ha visto le mie lamentazioni, e credo
che proseguirà a vederne, frammisti a recuperdi, descrizioni, notizie, punti
di contatto, ma non so fino a quando.

Ho lo stomaco compresso su se stesso, qualcosa nel vuoto che ho al posto
dell’anima sta andando in pezzi, con i brandelli, schegge che dirompono
all’interno del mio corpo, straziandolo, ma tenendolo insieme.

Ho una gran voglia di vomitare, è un istinto feroce. Espellere la causa del
mio malessere, il dolore che va intossicandomi, insieme alla voglia
d’ascoltare voci amiche, ma con l’incubo ossessivo, latente, scrutatore, di
tediare, infastidire. Un no non pronunciato è casua e principio primo.

Rifletto, sulla sensazione d’essere un corpo estraeo, come espulso, come mai
integrato, sabbia negli occhi. I nostri atti creano la realtà, la realtà
crea gli atti che compiamo. Noi creiamo oggetti, case, libri, città,
computer. Creati da noi.
Essi ci suggeriscono idee, confrontano pensieri, saperi, teorie, atti.
Questo ci influenza.
Viviamo sulla terra, la modifichiamo, ma non l’abbiamo creata. Gli uomini si
sono evoluti, ma non si sono creati. Crescono palazzi, muoiono persone,
nascono bisogni, periscono sentimenti.
Finisce un bicchiere, finisce la bottiglia. Il lime, creato da noi.
L’ebbrezza, creata dal lime.
La speranza, creata dai sogni. I sogni, creati dalla negazione della realtà.
La negazione, creata dalla rivolta.
La rivolta, creata dalla realtà.
La realtà, creata dagli uomini.
Umanità, creata dagli uomini.
Negazione, creata dagli uomini.
Inumanità, creata agli uomini. (non è un errore agli)
Inumanità, portata agli uomini.

L’anima, non può essere stata creata da Dio. Non direttamente.
Cosa ha creato Dio? Principio primo e assoluto.
Il principio assoluto può essere negato. Al costo dell’inesistenza.
Negazione, data agli uomini.

Spasmo dello stomaco.

E’ ANGOSCIA.

Se ricevessi un abbraccio, o una carezza, o un messaggio, o una telefonata,
scoppierei in lacrime.

O la rifiuterei.

E’ ANGOSCIA.

Domenica 13.01.2002

Dieci Sephiroth, principio di determinazione

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 2:15

Nonostante tutto, ho solo un pensiero. Discutere ancora con Don Angelo, sulla cabala, sui libri nascosti, sul sapere negato all’esistenza stessa.
Stanotte ho parlato con un amico di tre argomenti cari: Roma, libri, e sapere.
Stanotte ho reincontrato amici, siamo andati in un locale che voleva esser metafisico.
Stanotte ho ingerito alcol, ma rispondo ancora delle mie risorse.
Stanotte ho avuto il naso chiuso, adesso è libero.
Stanotte ho vissuto un sabbah indiretto, con la Pros che contrabbandava scampoli d’inumanità nell’umanità.
Stanotte ho visto un umano giocare ad non esserlo.
Stanotte ho appreso il senso d’una risata.
Stanotte ho ascoltato frasi d’un primo impatto.
Stanotte ho voluto mandare un messaggo.
Stanotte ho parlato da pari.

Continuerà…

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