La solitudine di chi protegge il mondo
Ho messo in ordine i CD nello studio, disponendoli nel tipico disordine da libreria realmente consultata: per tematiche.
Capitano accostamenti del tutto casuali, ed insperati. Ai quali dare un senso, se non tassonomico è impossibile.
Ho tra le mani un biglietto, alcune parole d’un ottobre lontano nel tempo, vicino nella memoria. Me lo ha scritto chi m’incise quel cd.
Alcune frasi, alcuni stralci: "Espieremo prima o poi la nostra colpa". Se e quando avrà un termine. Certe volte mi fermo a pensare, come e se, le frasi che rivolgiamo agli altri, siano o no applicabili a noi. Non voler essere migliore. Bisogna impararlo, credo. Non ho paura, più. Ma, certe volte le lacrime scendono da sole. Forse è davvero la solitudine di chi protegge il mondo, il mondo piccolo, custodito nel cuore, formato da qualche raro sorriso, da un messaggio buffo sul freddo preso sul motorino, conseguenza
d’una serie di e-mail nate dallo strazio per il soffrire d’una amica di
sempre, sul chiedere "me lo hai già dato il tuo numero di telefono?", l’avere udito "nahhh! Un
dark! Assurdo! Io sono Fabio e tu?", aver visto presentarmi Fabio, appunto, i viaggi con migliaia di dubbi e risate all’arrivo, la raccolta di pc e vecchi ruderi informatici, le battute e le lettere con una disegnatrice che sogna qualcosa
che, incredibilmente abbiamo in comune…e tutti coloro che sono entrati, e che hanno vissuto, e che non posso citare. Un mondo, che con qualche differenza sulle circostanze che l’hanno formato, pulsa e vive in ciascuno di noi. Piango, quando penso a questo.
Sono lacrime di quasi gratitudine, e di dolore. Di rimpianti se ne hanno troppi, ma anche di reazioni inconsulte. Non vorrei mai che il clan si sciogliesse, mai. Ciascuno con i suoi difetti, chi irascibile e facilmente infiammabile, chi perennemente in lotta tra entusiasmi e disillusioni, chi gelido e scostante, chi altezzoso ed incerto, chi monotematico ed disordinato, e chi teme di fare fare del male. Difetti che in fondo ci appartengono. Difetti che, infine, ci uniscono. Tanto da cercare il silenzio e dolerci per il silenzio degli altri. Vedere le stesse cose, sotto ottiche differenti. Vedere lo stesso mondo. E questo ci porta a difenderlo. Bloccare ogni ingresso non consentito, filtrare le perle più preziose, e scartare il carbone. Finchè la realtà, non impatta. Non sgretola.
E finisce così. Non so neppure io cosa volessi scrivere. Forse volevo fare ordine. Improvvisamente, ancor prima di aprire il browser, molto prima, la tristezza s’è manifestata. E non è timore per la visita che il mio cagnolino dovrà tenere domani. Ho udito qualcosa scricchiolare.
Strano. Davvero. Il cinico, freddo, gelido vampiro, colui che si nascondeva dietro un’apparenza pacifical/menefreghistadimestessomanondite, che solo un anno fa sembrava parlare per frasi fatte, spaventato dalle possibili reazioni alle sue azioni e parole, si è ritrovato a dover affrontare altri cedimenti, altri scricchiolii. "mi piace come parli, sei dolce, pacato, ispiri fiducia". "Ho paura di deluderti, ferirti".
Ho solo sabbia tra le mani, adesso. Se ho pronunciato quelle parole…aprile. E’ passato tempo. Altri cambiamenti, rapporti che hanno mutato del tutto indirizzo. E sicurezze consolidate, colonne, si sgretolano.
O, semplicemente, cambiano forma. Tutto quello che vorrei, adesso è un vento. Sottile, quasi come una carezza. Lo vorrei per tutti noi, ed anche per me.
Più che altro, per escludere, solo per qualche momento, la solitudine. Solo
per qualche istante. Per udire qualche parola, anche un rumore distinto Andrò a dormire. Spleen and Ideal, un sospiro, una tazza di latte caldo tra le mani. Per sentirne e fiutarne il calore.
Macchiato.
Del mio sangue.
Caduto dai miei occhi.
