Muyoukai
Mi sporgo dalla scrivania, la luce in camera mia è ancora accesa.
Certe volte credo, che la vita (il tempo che trascorri lucido), sia fin troppo simile ad un nastro di Moebius.
Ti fermi, vuoi cercare il lato opposto, pretendi di tingerlo con i tuoi colori, ma l’unico modo per farlo, è andare avanti, non fermarsi.
Ma non te ne rendi mai conto.
Oppure sotto forma d’una strada tortuosa, e resa viscida da neve sciolta. Devi avanzare, ma per coprire un kilometro in linea d’aria, devi fartene tre di curve e tornati.
Oppure, sotto forma d’un romanzo, senza un titolo, privo d’inizio e di fine.
Solo i personaggi, in svolgimento.
Ho fatto una telefonata, dopo aver riacceso il mio Nokia (come quello della Pros).
Più che la voglia d’essere raggiungibile m’ha spaventato il display spento, vuoto, come se non avesse volto.
Non lo avevo mai visto così, era un demone fatto di nulla.
Fatta la telefonata, ho persino trovato il modo di biascicare qualcosa di stupido.
Mi sa che dovrò tirare un dado. Per stabilire, in quale dei tre casi, corrisponda ciò che è avvenuto oggi.
E, forse, prima o poi, ci riuscirò. So io in cosa.
