Un Cielo Provvisorio

Si voi la pace, preparate a menà (Caio Giulio Cesare)

Domenica 23.12.2001

Tempesta

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 18:25

Ascolto Cantara, a tutto volume, nelle cuffie. Insieme alle ciglia fonosensibili nelle mie orecchie, la musica va strappandomi via gli ultimi sttrati di vernice umana che ancora avevo indosso.
Non sono ancora partito. Non lo farò, almeno per stasera, almeno per stanotte. Ho simulato un malessere fisico, per dissimulare lo strappo interno, la malattia di quella che credevo d’avere perso.
La mia anima. Invece, è ancora al suo posto.
Ed è lei che mi sta rendendo rabbioso, incendiario.
La rabbia sale, verso Godot, verso gli uomini, verso il mondo. La tempesta va ammassandosi.

Continuo a pensare, e a ricordare. Ho voglia d’incontrare qualcuno di non del tutto umano.
Ho voglia di chiudere gli occhi, e riaprirli con il muso perplesso di Elk incombente su di me , come un mese fa.

Continuo ancora a chiedermi, a che serva arrendersi ai pensieri.
E chiudere, chiudere occhi.

Venerdì 21.12.2001

Pensieri che grondano sangue

Archiviato in: Riflessioni — Artois @ 17:46

Aggiunta doverosa…tra bere il sangue d’un individuo, e mangiargli l’anima, non c’è gran differenza.
Presso molte popolazioni, l’anima risiede appunto nel sangue.

E hanno ragione.

Sail on silver wings

Archiviato in: Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 17:45

Stavolta ho ammassato panni miei, in valigie mie, per una destinazione non
mia. Dovevo partire domani, domani è oggi, e sono ancora qui.

Alle 5 di pomeriggio, è già buio. Quella che è appena incominciata è la
notte più lunga dell’anno. Quella della notte scorsa, è stata una delle
notti più lunghe che ho trascorso. L’ansia è passata, ma dietro ogni mio
passo m’affiora sempre di più. A che serve parlare di sentimenti, se tirarne
fuori il senso, se farne tautologia è utile per mettere a fuoco quanto
rumore facciano non appena precipitano nel fango. Per questo, stamattina, il
sole che filtrava dalle imposte, m’è parso un impostore. Qualcosa che, non
aveva ragione d’essere, dopo il nevischio, dopo aghi di gelo, dopo lacrime
fredde piovute dal cielo. A cosa devo credere, dopotutto…a qualche mia
sensazione, a poche schegge di passati remoti, in comunicazione, attuali? O,
a qualcosa di splendente e abbagliante, che ammassa e rende tutto uguale?.

Sento il bisogno di fare ordine, ma non riesco a prendere la penna in mano.
Cerco di praticare su di me del mesmerismo, fissando una lanterna blu , ma con
risultati prossimi allo zero.
Anzi, no…ho voglia di scatenare una tempesta, di sconquassare cielo e
terra. E, che, oggettivamente, sono stanco. Sia come semi umano, e sia come
vampiro.
Del primo avverto l’importanza di provare emozioni ed essere empatico, avere
qualcosa che assomiglia ad una mera vita sociale, prendere caffè con amici,
ed altre azioni che paiono nella norma. Compreso dormire poco e nulla,
ascoltare musica "strana", vestire "strano", leggere libri e fumetti "strani".
L’altro lato, invece, è quanto di più veritiero s’assomigli a me. E’ quello
che mi spinge a incontrare chi so io per poter scandagliare nel mare dei
passati che non sono trascorsi, ammirare torri disadorne, provare rabbia e
odio verso gli uomini, che prima tanto accoratamente ho difeso, e difendo
ancora. Metterei la sua e-mail, ma essendo così vanitoso da cercarsi nei
motori di ricerca, ometto. Non capirebbe, Michele, non puoi capire.
E’ qualcosa che, fa precipitare in cerca d’un sussulto d’un pezzo di
pastica e vetro , come un ponte verso un punto lontano che non vorrei che si spezzasse mai.
Ma è solo un ponte.
E, divido con una lama tagliente ciò che sono, da quello che vorrei essere,
e da quello che non sono stato. Quando sono deciso, offendo. Quando sono
cedevole, qualcosa di me protesta. Quando sono rigido, caparbio, altero, ne
sono contento internamente. Sono gelido, taciturno. E negato per ogni minima
dimostrazione d’affetto. Forse sono ripiegato in me stesso, ma e’ il mio
modo per cercare di tenere unite le mie due nature. Credo d’essere l’unico
non morto ancora vivo, il che spiegherebbe l’estrema stranezza in me.
Ricercare chi voglio bene, ma atteggiarmi in modo da allontanarlo da me.
E sono bravissimo in questo. Molto bravo.

Perchè, le chiavi del mio cuore non le troveranno mai, non le troverai
mai…

Giovedì 20.12.2001

Un biglietto rosso.

Archiviato in: Chi Sei?, Like the Humans do, Riflessioni — Artois @ 13:49

Appena sveglio. Poche ore di sonno mattutino, ma sono bastate.

Nella posta, una busta rossa. C’è scritto Roma Fiumicino. Poste. 17.12.01-17

Al prossimo 17 mi sarebbe venuto da ridere. L’ho aperto, auguri di natale.
Io, che del natale, ormai, ho un concezione quasi fastidiosa, maturata dall’incapacità di capire cosa spinga le persone ad affannarsi.
Però, ho sorriso. E chi mi conosce sa che lo faccio dannatamente di rado.
Mi viene voglia di ringraziare Eugeal , per questo.

Sia per il biglietto, e sia per avermi fatto sorridere.

E, penso, come sia raro trovare chi sappia far sorridere.

Martedì 18.12.2001

Muyoukai

Archiviato in: Chi Sei?, Riflessioni, The Host of Seraphim — Artois @ 23:55

Mi sporgo dalla scrivania, la luce in camera mia è ancora accesa.
Certe volte credo, che la vita (il tempo che trascorri lucido), sia fin troppo simile ad un nastro di Moebius.
Ti fermi, vuoi cercare il lato opposto, pretendi di tingerlo con i tuoi colori, ma l’unico modo per farlo, è andare avanti, non fermarsi.

Ma non te ne rendi mai conto.

Oppure sotto forma d’una strada tortuosa, e resa viscida da neve sciolta. Devi avanzare, ma per coprire un kilometro in linea d’aria, devi fartene tre di curve e tornati.
Oppure, sotto forma d’un romanzo, senza un titolo, privo d’inizio e di fine.
Solo i personaggi, in svolgimento.

Ho fatto una telefonata, dopo aver riacceso il mio Nokia (come quello della Pros).
Più che la voglia d’essere raggiungibile m’ha spaventato il display spento, vuoto, come se non avesse volto.
Non lo avevo mai visto così, era un demone fatto di nulla.

Fatta la telefonata, ho persino trovato il modo di biascicare qualcosa di stupido.

Mi sa che dovrò tirare un dado. Per stabilire, in quale dei tre casi, corrisponda ciò che è avvenuto oggi.

E, forse, prima o poi, ci riuscirò. So io in cosa.

Lunedì 17.12.2001

Reset

Archiviato in: Chi Sei?, La carta che non c' e', The Host of Seraphim — Artois @ 12:49

Il mio Amiga, forse seguendo il vento che sbatte contro la porta-finestra
del balconcino, ha deciso di sua volontà, di dimenticare tutto. Via lettere,
via ricordi, via schizzi verbali, via la History di AWeb. Via anche il
giardino che avevo creato nel Workbench. Via tutto.
Adesso è un cantiere: piano piano sto ricostruendo tutto quello che avevo
fatto, disfacendo alcune cose, rifacendone altre. Mi ritrovo, a selezionare
cosa deve rientrare dentro Dati:, e cosa ne deve essere tagliato fuori.
Lì fuori mugghia neve e
vento. Vento, fammi un favore: porta la neve dove tu sai, e dove te l’ho
chiesto. E, dato che ci sei, portami lì.

Giovedì 13.12.2001

Al gusto di pioggia.

Archiviato in: Chi Sei?, Musica, The Host of Seraphim — Artois @ 16:57

Ieri notte, avevo utilizzato un lemma: pioggia aruspice. Stanotte ha piovuto, adesso sta piovendo.
Pioggia che ha previsto, cosa avrei fatto. E gli occhi sono appannati.
Anche se è passato un giorno, non riesco a rialzarmi ancora. Rialzarmi come un tempo.

Metto un cd…maybe, someday.

(Per la Pros: non ripetere che mi vuoi bene. Anche a costo di farmi levare la coposterizzazione)

PRESO BLU

Ma quanta arroganza si spreca,
per quali mediocri orizzonti,
il senso di vaga impotenza,
di un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in giorni di pioggia.

 Con quali blindate paure
confonde l’ amaro tra i denti,
l’insipido blu polizia,
di un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in giorni di pioggia.

 ma sai dirmi dove sei,
se ti chiedo dove sei,
ti nascondi dove sei.

 Il vuoto delle tue certezze tra le tue pareti che ora
inchiodano il silenzio tra noi due disordine interiore
ma ordine nel paese prigioni tribunali cellulari o
forse chiese, paura della morte, paura della vita
paura che la vita sfuggendo tra le dita,
paura che diversa sarebbe anche possibile,
paura del diverso paura del possibile.

 In quali silenzi riecheggia
la rabbia delle tue certezze,
perché non ci provi ad arrenderti
a un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in anni di pioggia

La dedico ad una giovane artista.

Disinsegnatemi ad affezionarmi alle persone, vi prego.

Mercoledì 5.12.2001

L’uomo della sabbia

Archiviato in: The Host of Seraphim — Artois @ 21:41

Tutto ha avuto inizio con un messaggio. Un giro, uno dei soliti, uno dei
tanti. Tutto ha avuto inizio con un messaggio, appunto. Più che altro, in macchina,
quelle che volavano erano parole abbastanza pesanti su, chi, per eccesso di
zelo, o eccesso di premura, o peggio, quieto vivere, non riesce, o non vuole
comprendere quando e quanto la misura può essere colma, e, che, le vicende
personali non creano una persona. L’indignazione è giusta, ma è meglio
soprassedere. Anche poichè, di certi errori, è meglio rendersene conto da
soli. Almeno, a 48 anni, è un’occasione per crescere. Voglio concedergliela,
mi spetta di diritto. (Avrei preferito non rinascere o se preferite non
risvegliarmi, ma, queste cose non le
decidi tu…).
Una notarella preziosa: per apprendere qualcosa, basta ascoltare. Tenetelo a
mente, banale quanto sia, è sempre dimenticato. Ve lo può dire chiunque, da
un collega annoiato, a una cara persona che traccia con nero inchiostro la
luce dei suoi sogni, ad una ironica crepesmaiden…basta guardarsi intorno e cercare
di comunicare.
Anche se non serve a nulla, poi…E poi, silenzioso, ritracciare la strada
per la solita, scialba città, tanto amata per lei, tanto detestata per chi
gli dà la vita.

Giusto il tempo per fermare un conoscente (niente e-mail..), e dargli un passaggio.
 Giusto il tempo per confrontare cosa sia il vero significato delle parole
amicizia, amore, affetto. I greci ne avevo tre: Agape, Filia ed Eros. Ma,
Agape, tutto sommato è anche Speranza, ed il suo rovescio, disperazione. E’
l’unica che conosco. Pensavo ad una frase che è apparsa qui, e la dedico ad
una cara persona, "Quando sarò più vicino, mi amerai di più" mentre la luna si rimpicciolisce sempre più. Così…so che
anche lei, qualche volta, la fissa. Vorrei che fosse uno specchio, ma
bisogna accontentarci. Intanto il motore si raffredda, come le mie mani.
A casa, poi, una sola buonanotte. E penso al tempio di Volta, chissà
perchè…e poi al Pantheon. E allo sferragliare d’un treno. La mente gioca
sporco certe volte. Non quanto faccia la vita.
Ho voglia di spegnere il computer, adesso, un giorno dopo. E di leggere.
Neil Gaimain, il suo Sandman, Preludi. Andrà più che bene. Insieme ad Avatar, nel
lettore CD.

Buona notte…anche a distanza, 7, 13, 537km, voglio vegliare sui sogni di
chi non vuole dormire, su chi la notte dorme aspettando di svegliarsi ed di vestirsi di buio, nonostante gli calzino
male, su chi la notte sogna di discutere su come sia diverso
il colore degli alberi con la sua sorella/specchio dell’anima, o di chi non vuole più sognare
di cedere e d’essere uccisa. E, soprattutto, vegliare su chi ritengo speciale, su chi, voglio
bene, maledettamente bene.
Guglie d’immagini, picchi ed archi d’armoni…riuscirà questa cattedrale
notturna a riempire la notte…e se si, chi sono quelle sagome che
s’affacciano alle finestre? Non devo dare una risposta.

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