Addicted
Certe volte, solo appannando gli schermi, si riesce a percerpire, e non ad osservare.
Me ne sono reso conto stanotte, in macchina con la Pros. Lei guidava, imbardava, parlava. Io, nel frattempo, quando non rispondevo, scrutavo nel biancore dei vetri appannati.
Il riscaldamento era rotto, la macchina era fredda. Come le mie mani.
(Adesso il mio computer batte 12 rintocchi)
In quel parabrezza appannato, sotto una pioggia aruspice, ho visto allontanarsi un mio vecchio professore.
Il mio passato è tornato, stasera a farmi visita. Così come la paura, che quello che avrei desiderato essere il mio futuro, divenga ancora passato.
(stupido, lo sai che per la tua stirpe è così)
E, ancora, mentre la Pros cambiava marcia, ho sognato, abbiamo sognato, di spegnere il motore della mia Fiesta al Pincio, e di guardare Trinità dei Monti all’alba.
Se ci fosse stata una persona, di bruciare, al comparire del sole, non me ne sarebbe importato nulla.
Così, era un sogno, una fuga. Ho preso, però poi, una staffilata al cuore.
Non m’ha ucciso, non può, ma mi ha fatto maledettamente male.
Adesso sento spuntare qualcosa dai miei occhi. Lacrime? Forse.
Di certo sono rossastre, di certo appanneranno i miei occhi, li veleranno.
Diamine, non voglio: potrò vedere qualcosa…non voglio!
